Molti genitori non conoscendo il lavoro dicono frasi come mio figlio una bassa memoria di lavoro, pensando che sia questa la base le difficoltà del proprio figlio. Vi farò vedere che non è così.
Ma questi genitori non lo dicono per un proprio pensiero ma perché o lo hanno letto, oppure gli viene detto dagli specialisti, quindi questo video è per mettere qualche “puntino sulle i” sul questo mito della memoria di lavoro con dei paletti ben precisi. Perché secondo me ci sta un po’ esagerando. Forse il caso di tornare a studiare sui libri e non solo sulle slide.
Ovviamente quello di cui parlerò qui è in modo divulgativo quindi molto generico ma mi fa capire come la memoria di lavoro è un indice generico non specifico e sta qui tutta differenza del mondo.
Vedremo: che cos’è; perché viene tirata in ballo ovunque, come interferisce nei disturbi evolutivi e nei DSA, E perché non dà informazioni specifiche nei DSA.
Iniziamo:
1. Che cos’è davvero la memoria di lavoro
La memoria di lavoro è una funzione neuropsicologica reale, importante e misurabile.
Serve a mantenere attive alcune informazioni per pochi secondi e a manipolarle mentre stiamo facendo qualcosa.
Ad esempio: Quando l’insegnante dice:
“Prendi il quaderno, apri a pagina 48, copia il titolo e fai gli esercizi 2 e 3”
il bambino deve mantenere e ordinare più istruzioni.
Dunque NON stiamo dicendo che la memoria di lavoro non esista. Esiste eccome.
Il problema nasce quando viene usata come spiegazione totale di tutto ciò che riguarda l’apprendimento.
Perché lì iniziano i guai.
2. Perché oggi viene tirata in ballo ovunque
Negli ultimi anni la memoria di lavoro è diventata una specie di parola magica. Venuta fuori in modo importante soprattutto negli anni 80 e 90 ci trasciniamo questo mito ancora oggi.
Il bambino legge male?
Memoria di lavoro.
Fa fatica in matematica?
Non ricorda le consegne? Sbaglia i passaggi?
Ancora memoria di lavoro.
Ecco, questo è il punto.
Quando una spiegazione viene usata per spiegare tutto, in realtà NON spiega nulla.
Dire a un genitore: “suo figlio ha difficoltà di memoria di lavoro” può sembrare una frase clinicamente molto bella, ma NON dice NULLA sul problema specifico.
3. Come interferisce nei disturbi evolutivi
La memoria di lavoro può essere fragile in moltissimi profili evolutivi.
Può risultare difficoltosa nei DSA, nell’ADHD, nei disturbi del linguaggio, nelle difficoltà attentive, nel funzionamento intellettivo limite, nei quadri complessi dello sviluppo. Questo significa una cosa FONDAMENTALE: se una difficoltà compare in TANTI disturbi diversi, non può essere considerata SPECIFICA di uno solo in particolare. Dunque, NON è spefifica dei DSA. E questo ha un impatto fondamentale sia sulla diagnosi che sull’intervento.
È una funzione trasversale NON specifica.
Può incidere sul funzionamento generale del bambino, può aumentare il carico del compito, può rendere più difficile organizzarsi, ricordare le istruzioni, mantenere il filo. COME ACCADE IL TUTTI i DISTURBI EVOLUTIVI. Soprattutto nell’ADHD, Dove invece la memoria di lavoro ha un impatto clinico funzionale molto più importante rispetto agli altri disturbi evolutivi.
Ma la Memoria di lavoro non identifica da sola il disturbo.
E soprattutto non ci dice, nulla di specifico su dove intervenire nei DSA. In tal caso basta consultare il cucito nove delle linee guida e se lo saprei sanità sui DSA in relazione al trattamento DSA. Su cosa è efficace e su cosa non lo è.
4. Perché non dà informazioni specifiche sul DSA
Dire “ha poca memoria di lavoro” non mi dice se il bambino ha una difficoltà nella decodifica.
Non mi dice se il problema è nell’accesso lessicale.
Non mi dice se fatica nella conversione grafema-fonema.
Non mi dice se l’errore ortografico dipende da una fragilità fonologica, da una difficoltà lessicale, da un problema nel recupero delle regole o da scarso controllo esecutivo.
Non mi dice se, in matematica, il problema riguarda il senso del numero, i fatti aritmetici, le procedure, la transcodifica numerica o il problem solving.
E quindi non mi dice neppure come intervenire.
Perché se io non so qual è il processo specifico che si inceppa, rischio di fare un intervento generico.
E nei DSA l’intervento generico spesso è elegante sulla carta, ma debole nella pratica.
E’ coinvolta ? Si, come in tutti i Disturbi evoluivi. Sì pacifica dei DSA? No.
Coinvolta si, specifica no. È questa la differenza.
5. Cosa importa davvero.
Tecnicamente il ”Locus funzionale deificitario” MILLE volte più importante che la memoria lavoro, ma 10.000 volte più sconosciuto.
Nei DSA bisogna capire dove si inceppa il processo.
Se il problema è nella lettura, devo capire se riguarda rapidità, accuratezza, decodifica, accesso lessicale o comprensione.
Se il problema è nella scrittura, devo capire se riguarda fonologia, ortografia lessicale, regole grammaticali, costruzione della frase o produzione del testo.
Se il problema è nel calcolo, devo capire se riguarda senso del numero, transcodifica, fatti aritmetici, procedure, calcolo scritto o problem solving.
Questo è il VERO lavoro clinico.
Non fermarsi alla parola generale. Ma individuare il punto preciso.
8. Per concludere
La memoria di lavoro è coinvolta. Ma è universale per i disturbi evolutivi, e NON è un elemento unico solo per i DSA. Che hanno una SPECIFICITA’ diversa, per questo si chiamano disturbi SPECIFICI di apprendimento. Che quella parolina SPECIFICO, non è la memoria di lavoro.
E dunque, commetto in apertura, forse, sarebbe meglio, Andre oltre le slide e gli articolati sul web, e ritornare a studiare sui grandi manuali di neuropsicologia clinica dello sviluppo, sugli articoli scientifici con Impact Factor.

