Come non scambiare un DSA per un serio Disturbo dell’Attenzione.

Se abbiamo un soggetto che mostra un quadro con gravi e molti errori ortografici, o lettura lenta o problemi nella grafia o calcolo, si avvia subito l’ipotesi di un DSA. Se però a questo quadro gli addizioniamo una scarsa attenzione a scuola con test per l’attenzione in cui va male, allora spesso si conclude anche con una diagnosi di Disturbo dell’Attenzione, mentre questo disturbo non c’è. Vediamo di spiegarne il perché.


Il primo errore rischia di incorrere nei test dell’attenzione, nei quali, come sappiamo (vedi test RAN ed RV) soggetti con DSA hanno spesso punteggi negativi nelle prove di attenzione, dovuti appunto al DSA e non ad un vero e proprio Disturbo dell’attenzione. In più il Disturbo dell’attenzione non si diagnostica con metodo statico, dunque non con i test, ma con metodo clinico, dunque con i criteri diagnostici del DSM-5. Dove i test non sono direttamente citati, ma li utilizziamo noi solo “dopo” che tutti i segni clinici sono presenti o per avvalorarne il peso clinico.


Il secondo errore alle volte è nel modo di considerare l’attenzione in anamnesi. Sempre in riferimento all’attenzione nei DSA, quest’ultima non funziona nell’ambito “compiti e scuola” mentre invece funziona correttamente nelle cose che a lui interessano e in tutti gli altri ambiti di vita che non siano “compiti e scuola”. Infatti molto spesso i genitori dichiarano durante l’inchiesta che “Nelle cose che li interessano è attentissimo!”.


Dunque in un caso con gravi errori nell’ortografia ed un lentissima abilità di lettura, ed una disattenzione relegata al setting “compiti e scuola” è sicuramente presente l’ipotesi di Disortografia e Dislessia, ma non quella di un vero Disturbo dell’attenzione. Infatti uno dei criteri diagnostici per la disattenzione, in termini funzionalmente negativi del soggetto, è che questa disattenzione deve essere presente in due o più contesti di vita. E non solo. Infatti dei 9 criteri diagnostici del DMS-5 per il Disturbo dell’Attenzione o ADHD di Tipo 1, in cui ne servirebbero almeno 6 per fare una diagnosi clinica, nel soggetto con DSA molto spesso ne possono essere presenti anche 2 o 3, forse anche 4, ma non 6. Ovvero quelli che appunto servirebbero per avere una diagnosi clinica. Dunque una cosa è avere una difficoltà dell’attenzione, spesso presente nei soggetti con DSA, ma una cosa totalmente diversa è avere un disturbo clinico dell’attenzione conclamata in ADHD di Tipo 1 (DSM 5).
Il mio invito è quello di essere sempre scrupolosi con le diagnosi, soprattutto con le diagnosi differenziali e non scambiare per Disturbo dell’attenzione un soggetto che invece è DSA. Perché ad ogni diagnosi corrisponde ad un intervento, ed una diagnosi errata porta un intervento errato. Ovvero a nessun miglioramento.

Con un cordiale saluto

Il Trattamento della lettura nella Dislessia

La “primary information”: valutare l’abilità generale di lettura.

La prima informazione, e forse la più importante sulla lettura del bambino con Dislessia la otteniamo con la prova di lettura di brano. Una prova che valuta la sua lettura naturale di fronte un testo. La prova cardine, anche se imprecisa e “sporca” dal punto di vista neuropsicologico, in quanto nella prova di lettura di un brano vi saranno parole lunghe e corte, frequenti e rare, dunque il soggetto leggerà il brano con inceppi e velocità differenti.

Allora a cosa ci serve? Per prima cosa per il parametro di velocità di lettura, ovvero sillabe/secondi, per una eventuale diagnosi e per il confronto prima/dopo. Ma soprattutto per la nostra osservazione clinica, attraverso l’ascolto, e farci la nostra idea/ipotesi sul tipo di lettura e qualità degli errori commessi. Questo sarà il primo passo per il finale progetto di intervento.

Valutazione e potenziamento della lettura nella Dislessia

Chi partecipa al nostro Webinar sulla Valutazione Potenziamento della Dislessia e Disortografia (QUI) sa che abbiamo 4 protocolli di intervento nella Dislessia. Ogni protocollo è composto da test e materiali di potenziamento. Se il soggetto cade nella fase 1 potenzieremo la fase 1, altrimenti andremo avanti nelle successive valutazioni.

Come abbiamo già approfondito precedentemente (QUI), il nostro compito è quello di trovare il modulo preciso su cui eseguire il nostro Trattamento. Ad esempio se un soggetto legge sillabando (lettura fonologica, livello 3) è ovvio che avrà anche difficoltà nei livelli superiori come quelli nella lettura di parole (lettura lessicale, livello 4). Il nostro dubbio sarà: sbaglia anche le lettere nella discriminazione visiva ad un livello inferiore (livello 2).
Se la risposta sarà SI potremo potenziare il livello 2, se la risposta sarà NO allora abbiamo trovato il punto su cui porre l’obiettivo del nostro trattamento, ovvero il livello 3, con relativi materiali sperimentati di trattamento.

Come eseguire gli esercizi di potenziamento della lettura nella Dislessia.

Per prima cosa stabiliamo i tempi e fasi, a seconda della classe frequentata.

Il cuore dell’intervento specialistico sono i materiali di potenziamento, è bene che siano sperimentati su efficacia ed efficienza, in modo tale da garantirci un reale miglioramento.

Dagli studi sappiamo che il soggetto con Dislessia, ovviamente intelligente, seppur di poco, ma migliora nella sua lettura. Se lavoriamo con materiali qualsiasi dunque osserveremo un miglioramento, ma sarà dovuto solo alla sua evoluzione spontanea e non all’effetto del trattamento.

Prendiamo come esempio il soggetto di cui sopra che si trovava in un tipo di lettura fonologica, questo significa che utilizzeremo materiali sperimentati che vadano a stimolare solo i processi fonologici di lettura.

Esempio di progetto di intervento nella Dislessia.

Possiamo impostare il trattamento nella sua progettualità in vari modo, questo è uno dei più efficaci.

Il quale va personalizzato con gli obiettivi, i materiali i tempi specifici da caso a caso. Se ti interessa approfondire questo argomento, allora dai uno sguardo qui di seguito.

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Valutazione e Trattamento Dislessia e Disortografia con Protocolli di Intervento
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Basi neuropsicologiche e obiettivi nell’intervento dei DSA

Le basi neuropsicologiche nell’intervento nei DSA riguardano il “cuore” del lavoro del trattamento delle abilità di lettura, scrittura, grafia e calcolo.

Per prima cosa è bene partire dalla Definizione scientifica di DSA, ovvero di Disturbo Specifico di Apprendimento, eccola:

Hammill nel 1990 definiva le caratteristiche generali del Disturbo di Apprendimento (“learning disability” è l’espressione corrispondente in lingua inglese) basandosi sull’ intesa a cui erano giunte numerose associazioni di ricerca ed intervento nel campo.

I punti salienti sono quelli che il DSA è su base neurobiologica, in soggetti intelligenti, e che il DSA non dipende da fattori o problematiche ambientali o esterni come gli aspetti culturale o educativi, ma quanto piuttosto che DSA si nasce.

La «specificità» nell’intervento modulare dei DSA è quello che fa la differenza nel piano di trattamento. Infatti sappiamo dalle ricerche in corso che un intervento è efficace se interveniamo sul “locus funzionale deficitario“. Ad esempio se abbiamo un Disturbo della lettura, il locus funzionale deficitario sarà la lettura. Se abbiamo un Disturbo del calcolo allora sarà il calcolo, e così via.

Come vediamo da questa immagine un Disturbo della lettura, porta con se delle difficoltà o cadute anche in altri ambiti. Ma solo l’intervento sul locus funzionale deficitario ci potrà garantire un Trattamento con i risultati migliori.

Sempre per il principio che interveniamo nel luogo (o modulo cognitivo) che è stato diagnosticato come “Disturbo“. Se avessimo un disturbo della memoria, allora interverremo sulla memoria. Ma nel caso del DSA non abbiamo “disturbi della memoria”, quanto piuttosto delle “difficoltà” della memoria, queste sono non sono diagnosticate come Disturbi veri e propri. Stesse difficoltà che abbiamo anche nell’attenzione, pur non avendo diagnosi di Disturbo dell’attenzione. Oppure ancora difficoltà anche negli aspetti emotivi, pur non avendo diagnosi di un reale disturbo emotivo. Appare poco efficace e dunque improduttivo intervenire sugli aspetti corollari, circostanziali, non specifici del DSA. Ma è necessario centrare il punto specifico, centrale e che causa il DSA, ovvero il locus funzionale deficitario, ed intervenire su esso. Disturbo della Lettura=Lettura; Disturbo del Calcolo=Calcolo; Disturbo Ortografico=Ortografia; Disturbo dell’espressione scritta=Grafia. Così da far coincidere, come da manuale, diagnosi effettuata con obiettivo di intervento.

Per alzare il livello di efficacia è bene attuare le Ricerche sui DSA in pratica: queste sono le basi scientifiche che ci guidano negli esercizi e nel progetto di intervento dei bambini con DSA.

In tal senso il progetto di intervento nella Dislessia Evolutiva e come applicarlo in pratica con il “Metodo” di Potenziamento della Lettura e dell’Ortografia che utilizziamo nel nostro lavoro è questo:

Tutto questo ad inclusione dei vari protocolli di intervento li approfondiamo nel Webinar:

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Il lavoro tecnico dello psicologo nei DSA – Materiale e Video

In questo articolo troverai indicazioni pratiche di come lavorare con i Disturbi Specifici di Apprendimento, in modo clinico e scientifico. I contenuti sono disponibili sia in PDF che, alcuni di essi, da seguire in formato video. Anche se si tratta di brevi indicazioni siamo certi della loro efficace utilità.

Consigli e suggerimenti basati sia sulle ricerche in corso che sul metodo di lavoro attuato sul campo dal Dr. G. Lo Presti con i soggetti con Dislessia e DSA.

Qui di seguito vi sono indicati gli argomenti contenuti nel PDF che puoi scaricare a fine pagina ed i relativi video. Se lo ritieni interessante ti invitiamo alla condivisione, magari potrebbe essere utile anche ad altri. Buona lettura.

Argomenti

Aspetti scientifici moderni nei DSA

Le interviste cliniche nei Disturbi Evolutivi e DSA

Screening DSA con il metodo del CENDì (Comitato Epidemiologico Nazionale sulla Dislessia)

Scienza: linee guida intervento specialistico DSA

Attività 1 – Gli esercizi efficaci nella Dislessia Guarda ORA (7:03)

Attività 2 – Esempio progetto trattamento DSA Guarda ORA (5:01)

Attività 3 – Quanto dura un trattamento nei DSA Guarda ORA (3:06)

Attività 4 – I “Cicli” di Trattamento nei DSA Guarda ORA (3:02)

Attività 5 – Trattamento in studio o a casa? Guarda ORA (2:06)

Lo sviluppo professionale dello Psicologo nei DSA


WEBINAR DSA con Dr. Lo Presti

Pratici – Efficaci – Puoi rivedere le lezioni

-> Webinar Valutazione/Potenziamento Dislessia-Disortografia (Info)

-> Webinar Valutazione/Potenziamento MemoriE Età Evolutiva (Info)


Test Disturbi Linguaggio: Elenco per Età

Per la valutazione del linguaggio esistono molteplici prove, le trovi qui elencate per età, in un comodo file da scaricare in PDF.

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Clicca QUI per scaricare GRATUITAMENTE l’elenco dei Test 

PDF

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Dislessia: stiamo davvero facendo tutto il possibile? 3 cose da fare

Sono ormai molti gli studi che mostrano le evidenze scientifiche del potenziamento delle abilità di lettura, dunque con un incremento della velocità di lettura nei soggetti dislessici.
Ovviamente non si punta alla normalizzazione della velocità (vi è sempre presente un disturbo a carattere neurobiologico di fondo), quanto piuttosto ad acquisire una migliore abilità di lettura cercando di diminuire il più possibile il «gap» di distanza con gli altri normolettori.
Ripeto, non è importante puntare ad una impossibile normalizzazione di velocità di lettura, quanto piuttosto ad un miglioramento nello stesso soggetto.

Ciò è possibile seguendo queste indicazioni:

A- Valutare il livello.
_Purtroppo osservo con rarità valutazioni che indichino il livello effettivo del soggetto con#Dislessia. Come nella foto, vi sono 4 livelli (secondo l’accreditato Modello di sviluppo delle abilità di lettura, di Uta Frith), ovvero:
1- Consapevolezza fonologica;
2- Discriminazione visiva;
3- Abilità Fonologiche;
4- Abilità Lessicali.

B- Intervenire solo e solamente sul livello specifico del soggetto.
_Se non si sviluppa il livello “1”, sarà difficile accede al livello “2”.
E così via. Se il bambino si trova, ad esempio, ad un livello “2”, sarà qui necessario intervenire. Dunque, se dopo la valutazione, la sua difficoltà sarà concentrata nella Discriminazione visiva, la quale consiste nella difficoltà di distinguere lettere simili tra di loro dal punto di vista visivo, pur vedendoci benissimo, così da avere le classiche difficoltà come inversioni di lettere simili come B con la D, C o G, etc (qui un video in cui spiego cosa fare con queste specifiche difficoltà: https://www.facebook.com/blog.gianluca.lopresti/videos/vl.152245498523837/600969233402630/ )

C- Lavorare con costanza ogni giorno, anche per 20 minuti, prima dei compiti per casa ed una volta a settimana per 60 minuti.

Siamo proprio sicuri che stiamo lavorando sul livello giusto? Che ci abbiamo consigliato cosa fare? E come fare, per far migliorare il bambino con dislessia?

gl story 6→ INSEGNAMENTO ««Il potenziamento delle abilità, anche se scarsamente utilizzato, risulta essere molto efficace.
Per attuarlo servono 3 passi:
A- Valutazione che indichi il tipo di Dislessia (vedi foto);
B- Materiale che lavori solo ed esclusivamente su quello specifico livello (non utilizzare materiale generico, uguale per tutti, non sperimentato, o che non abbia un chiaro modello scientifico di fondo);
C- Lavorare con costanza (non basta una volta a settimana, anche se con poco impegno ma è importante lavorare anche a casa)»».

Bibliografia citata.
Frith, U. (1985) Beneath the surface of developmental dyslexia. In K. E. Patterson, J. C. Marshall & M

(Se utile, ricordati di condividere).
___________
Guide e Aiuti per Dislessia e DSA
Gianluca Lo Presti

Dislessia e DSA: Test Test Test

Sono importantissimi, ma non sono tutto.
Sono indispensabili, ma non sono la precisione assoluta.
Sono indicativi, ma non ci diranno mai chi è un soggetto, chi è «il» bambino.

gl story 5Sono molti i Test utilizzati per diagnosticare e valutare un bambino con‪ #‎Dislessia‬ e ‪#‎DSA‬.

Ogni test, dopo un semplicissimo calcolo statistico, indica un punteggio.

— Velocità —
Se parliamo di “velocità” il valore normale è con Z=”0″, come -0,3 oppure +0,5.
Eccellente da +1 in su, come +1,3 a salire.
Deficitario se -1 come -1,2 a scendere.

Nel caso in cui trovassimo un punteggio Z da -2 in giù, come ad esempio, -2,5; -3,1; etc. allora con ragionevole certezza, siamo di fronte ad una forte difficoltà in ciò che quel test misura.

Se misurando la “velocità” di lettura, otteniamo Z=-2,1 allora quel bambino legge come il 2,5% dei bambini che hanno letto peggio quella prova, ed abbiamo una certezza superiore al 95% che sia così.

— Errori —
Se parliamo di errori, il valore in caso di esito con prova deficitaria è indicata con <5°, ovvero “inferiore al quinto percentile”.

Ciò significa che quel bambino va male come il 5% dei bambini che hanno ottenuto la prestazione peggiore in quella prova.

Anche in questo caso, abbiamo una certezza al 95% che il test sia corretto.

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— Conclusioni —
Sia che si tratti di velocità, sia che si tratti di errori, ogni Test ha quello che si definisce “ESM”, ovvero Errore Standard di Misura, dunque ogni test ha un margine controllato di errore, ma sempre di errore si tratta.
Come bypassare questo errore?
Investendo molte più risorse nell’intervista anamnestica, discutendo con la famiglia del bambino per il bambino, osservando i quaderni, chiedendo come studia il pomeriggio, quanto tempo, quali sono le sue difficoltà nella vita quotidiana. Cose che i test, non rilevano.

Se volete approfondire la valutazione ed i test per Dislessia e DSA (anche per ADHD ed altro) ho scritto questi libri per voi, qui: http://bit.ly/29UoTe3 .

→ INSEGNAMENTO ««Meno test e più ascolto. Dedicate molto più tempo a chiedere ai genitori i dettagliati indici di sviluppo; le fasi concernenti il parto, lo sviluppo linguistico e psicomotorio, e poi ancora il metodo di studio, le autonomia, la stanchezza, l’osservazione dei quaderni con i tipi di errori.
E, sopra ogni cosa, come il bambino -vive- la sua difficoltà»».

(Se utile, ricordati di condividere).
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Guide e Aiuti per Dislessia e DSA
Gianluca Lo Presti

Dislessia: sono più maschi o femmine?

Sauver ed al (2001) indicano sull’America Journal of Epidemiology la prevalenza dei soggetti con ‪#‎Dislessia‬ se sono più ‪#‎Maschi‬ o più ‪#‎Femmine‬. Rispondo in questo video.
Per tutti gli altri video, che sono usciti e che usciranno sui ‪#‎DSA‬ li trovi nella Pagina Ufficiale qui:
-> https://www.facebook.com/blog.gianluca.lopresti/videos
Clicca “Mi piace” e segue gli aiuti pratici e le notizie scientifiche nei‪#‎DisturbiSpecificiApprendimento‬

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Ho scritto un libro per voi con tutti i miei consigli, si chiama “Nostro figlio è dislessico”, manuale di autoaiuto per genitori con figli con Dislessia e DSA, lo trovi QUI.

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E’ possibile avere diversi DSA nello stesso soggetto?

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Disortografia: errori fonologici e lessicali

Impariamo a riconoscere gli errori Fonologici e Lessicali nella #Disortografia

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Il libro “Diagnosi dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento Scolastico” lo trovate qui: http://www.erickson.it/Libri/Pagine/Scheda-Libro.aspx?ItemId=37394

Ecco il sito con guide ed aiuti per #Dislessia e #DSA http://gianlucalopresti.net/

Libri Diagnosi e Aiuto per Dislessia e DSA


Per promuovere le conoscenze per migliorare le Diagnosi e l’Aiuto per Dislessia e DSA.

Qui trovate tutti i nostri libri per la diagnosi SPECIALISTICA di Disturbi Specifici di Apprendimento, ADHD, Disturbi Specifici del linguaggio, Autismo, Disturbo della Coordinazione Motoria.

E l’ormai famoso manuale di autoaiuto per Dislessia e DSA.

Eccoli.

Nostro figlio è dislessico

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Manuale di autoaiuto per i genitori di bambini con DSA

Diagnosi dei disturbi evolutivi

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Modelli, criteri diagnostici e casi clinici – Aggiornato al DSM-5

Diagnosi dei disturbi specifici dell'apprendimento scolastico

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La richiesta di consulenza nei DSA

Dal momento in cui al clinico arriva la richiesta di consulenza, è opportuno raccogliere alcune informazioni e farsi un’idea sul motivo che ha spinto la scuola e/o la famiglia a richiedere un approfondimento diagnostico. In questa fase occorre ricordare che spesso la scuola o la famiglia hanno già cercato una possibile spiegazione e hanno attuato un intervento sul problema da loro rilevato; tuttavia, questi primi e naturali interventi non sono stati sufficienti a modificare la situazione di partenza e non hanno giovato ad allontanare le preoccupazioni sullo sviluppo del bambino.

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(Immagine tratta da Anteprima “Diagnosi dei disturbi specifici apprendimento scolastico”).

Questo primo momento è importante soprattutto per due ordini di motivi: la preparazione della visita del bambino e la prima scelta degli strumenti standardizzati attraverso i quali procedere alla verifica dell’apprendimento. Nel primo aspetto è importante tenere presente che se al bambino viene spiegato cosa va a fare dallo specialista, è più facile lavorare in un clima a lui favorevole e riceverne, qualora esistano le condizioni, la collaborazione. In ogni caso, è bene illustrare sempre al bambino il significato e il motivo dell’applicazione di uno strumento diagnostico. Durante la verifica, il clinico può osservare il comportamento del bambino, valutare le modalità con cui si adatta alla nuova situazione, come la affronta e quali strategie adotta in caso di difficoltà (l’Appendice 2a è una proposta di intervista semistrutturata per questo scopo).

Allo psicologo clinico o sperimentale è richiesto di utilizzare come meto- do privilegiato di studio l’osservazione. L’osservazione può essere utilizzata in molti modi, ad esempio in modo naturale o occasionale, in modo sistematico all’interno di un campo di osservazione definito, in modo controllato attra- verso strumenti di rilevazione, ecc. La variabile osservativa di una ricerca di laboratorio (nel caso si faccia riferimento allo psicologo sperimentale) viene misurata in particolari condizioni in cui le variabili dipendenti sono rigo- rosamente controllate e le variabili indipendenti sono sotto controllo dello sperimentatore nel determinare il valore della variabile osservativa attraverso la scelta del campione della ricerca e/o di procedimenti di randomizzazione nella presentazione degli stimoli. Pertanto, il punteggio raccolto non dovrebbe risentire di rilevanti margini d’errore, e l’errore casuale di misurazione do- vuto all’influsso di variabili indipendenti viene ipotizzato non determinante sulla variabile osservativa raccolta dai dati del campione della ricerca (stima dell’errore di misurazione uguale a zero).

Esistono certamente delle difficoltà, di natura diversa, che creano al clinico dei problemi di valutazione dell’osservazione e di comprensione del significato del dato preso in considerazione. Innanzitutto, le variabili indipendenti vengono assunte «aprioristicamente» come ininfluenti sul dato raccolto; ad esempio, il metodo di insegnamento rispetto a un problema di ritardo di apprendimento in lettura o in matematica, la presenza di una familiarità del disturbo, ecc.

La variabile osservativa (v.o.) per lo sperimentatore deve essere scelta con accuratezza, isolata da un vasto insieme di comportamenti e misurata sotto rigoroso controllo; per il clinico, la v.o. viene prodotta dalla patologia e non può essere «isolata» prima di un’analisi qualitativa dei comportamenti indi- cati come non adattivi. Tale analisi dovrà integrare indici qualitativi diversi (comportamento del bambino a casa, a scuola, modalità di funzionamento dei processi cognitivi di base, di apprendimenti specifici, anamnesi personale e familiare, ecc.) attraverso una completa descrizione dei sintomi.

L’integrazione dei dati raccolti dovrebbe consentire una possibile/plausibile interpretazione del fenomeno (uso del metodo induttivo nel procedimento diagnostico). In questa fase è fondamentale l’analisi qualitativa del comportamento di interesse, oltre che la valutazione quantitativa del comportamento sintomatico. A questo punto del procedimento diagnostico, il clinico ha affrontato solo una parte del suo percorso. Una corretta «diagnosi funzionale» richiede ulteriori approfondimenti basati su un’accurata scelta degli stimoli (variabili necessarie allo studio del fenomeno oggetto di indagine) e la definizione di prove «ad hoc» costruite in relazione alle ipotesi formulate sui processi valutati come deficitari.

Sopra, in tabella 2.1, vengono riportate alcune differenze metodologiche tra metodo sperimentale e metodo clinico.

La valutazione dei disturbi cognitivi e dell’apprendimento può essere paragonata a un «esperimento in natura», in quanto le particolari condizioni genetiche, ambientali ed evolutive del bambino sottoposto a indagine ci offrono l’occasione di approfondire le modalità attraverso le quali il soggetto apprende con risorse cognitive ridotte o parzialmente compromesse.

È opportuno, a questo punto, definire un protocollo in cui siano contenute quelle informazioni che la scuola ritiene importante confrontare con la propria valutazione, al fine di elaborare il Piano Didattico Personalizzato e, allo stesso tempo, far riferimento alle conoscenze acquisite dalla ricerca della psicologia cognitiva, della neuropsicologia o della psicopatologia che si ritengono impor- tanti per comprendere le modalità attraverso le quali quel soggetto apprende, si mette in relazione con le persone e si adatta all’ambiente.

Tratto da anteprima del testo Diagnosi dei disturbi specifici dell’apprendimento scolastico” di Vio, Lo Presti e Tressoldi.

Abbiamo scritto per voi un libro con tutte le procedure per la diagnosi altamente specialistica di DSA, lo trovate QUI.

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Genitori: vi siete mai trovati in questa situazione?

Lasciate che vi racconti una storia.

In seconda elementare G. si era fatto ancor più nervoso e irritabile, a tratti pieno di rabbia e permaloso, mentre i rapporti con i compagni peggioravano. La differenza con il resto della classe si era fatta evidente. Anche a casa la situazione non era allegra: la sua resistenza si era fatta più forte e usava tattiche di tutti i tipi per evitare di fare i compiti. Lasciava libri e quaderni a scuola o tornava senza penne, senza colori, senza astuccio. Glieli ricompravo, e li perdeva di nuovo. Una vera disperazione. Ogni tanto svolazzava qualche quaderno o scappava qualche urlo, insieme alla pazienza. Mi sarebbe servita una «mamma di sostegno», o almeno qualcuno che mi spiegasse come aiutarlo. Ero sola e un po’ sconfortata. Il papà, un po’ perché allergico alle attività scolastiche, un po’ per la preoccupazione di rivedere come in un piccolo specchio il riflesso di personali sofferenze tra i banchi, si teneva fuori. Non riuscivo a capire cosa gli impedisse di imparare a leggere e a scrivere come gli altri, cosa lo portasse ad avere un rapporto così faticoso con la scuola.

Il racconto è di Anna Di Lauro (2012), una mamma con un figlio con DSA. Vi siete mai trovati in questa situazione?

Sappiate che non siete i soli, perché sono molte le storie simili a queste che ascolto ogni giorno quando ho di fronte un genitore che elenca tutte le difficoltà che incontra con il proprio figlio, anche solo dall’iniziare a fargli eseguire i compiti a casa, sino ai problemi nell’apprendimento della lettura, scrittura o calcolo. Da qui nascono molti dubbi e domande, come, ad esempio: Perché accade questo?, Cosa ha mio figlio?, Come posso aiutarlo?

 

Così, ho scritto un libro per voi con tutti i miei consigli, si chiama “Nostro figlio è dislessico”, manuale di autoaiuto per genitori con figli con Dislessia e DSA, lo trovi QUI.

(tratto dall’anteprima pubblica del testo, qui)


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7 buoni libri sulla Dislessia

Oggi vorrei consigliarvi alcuni libri sula Dislessia, per capirla ed affrontarla al meglio, suddivisi per ciò che può esservi più utile.

 

GRAMMATICA

Analisi grammaticale e logica al volo.

Strumenti per l’apprendimento intuitivo con il metodo analogico.

 

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Esiste un segreto per insegnare a svolgere «al volo» l’analisi grammaticale e logica, evitando mesi di spiegazioni spesso infruttuose: è quello di presentare subito all’alunno tutte le conoscenze necessarie provviste di agganci emozionali, come le due strisce illustrate allegate a questo volume. Di Camillo Bortolato.

 

 

POSSIBILITA’

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Cos’hanno in comune Leonardo da Vinci, Steven Spielberg, Albert Einstein e George Clooney?
La loro dislessia o, per meglio dire, la tenacia con la quale sono
riusciti a superare le difficoltà legate a questo disturbo dell’apprendimento, facendo emergere le loro potenzialità creative. Di Rossella Grenci

 

TESTI SCRITTI

Comprensione e produzione del testo per alunni con DSA.

Schede e attività didattiche per facilitare il passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria.

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Il volume è pensato per guidare l’alunno con Disturbi Specifici di Apprendimento verso il consolidamento di strategie per migliorare le abilità di comprensione e produzione di un testo scritto. Di Cristina Gaggioli

 

ESPERIENZE

Pensami al contrario.

Storie e testimonianze sui DSA.

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Pensami al contrario è una raccolta di testimonianze che ci parla di disturbi di apprendimento. I numerosi racconti si avvicendano trasportandoci in un mondo complesso e al contempo semplice. Storie che si assomigliano, da cui trarre insegnamento. A cura di Daniela Conti e Anna Paris

 

STRATEGIE EFFICACI

Nostro figlio è dislessico.

Manuale di autoaiuto per i genitori di bambini con DSA.

COP_Nostro-figlio-e-dislessico_590-600-8

Frutto di anni di pratica professionale diretta, il volume nasce con lo scopo di rendere i genitori:
• informati sui cambiamenti normativi in materia di DSA;
• in grado di riconoscere i fattori di rischio e i sintomi;
• consapevoli delle risposte che lo specialista deve fornire alla conclusione del percorso diagnostico;
• condividere con gli insegnanti il Piano Didattico Personalizzato;
• gestire la delicata attività dello studio a casa;
• prevenire gli effetti secondari del disturbo sul piano emotivo, motivazionale e relazionale. Di Gianluca Lo Presti

 

SCUOLA

Dislessia e altri DSA a scuola

Strategie efficaci per gli insegnanti

COP_Dislessia-e-altri-DSA-a-scuola_590-0135-5

Questo libro fornisce agli insegnanti un quadro esauriente delle caratteristiche peculiari dei vari disturbi, fornendo poi numerose indicazioni e suggerimenti per lavorare in modo efficace sia nei casi in cui è necessario un recupero mirato a specifiche difficoltà. Con i contributi dei maggiori esperti dei DSA.

 

TECNICI

Diagnosi dei disturbi specifici dell’apprendimento scolastico

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I cosiddetti «disturbi dell’apprendimento scolastico », che colpiscono principalmente le abilità di lettura, di scrittura e di calcolo, richiedono attenzione e interventi particolarmente accurati. Questo libro fornisce agli psicologi e agli insegnanti gli strumenti e i materiali specialistici indispensabili per stendere insieme una diagnosi direttamente «funzionale» al recupero degli apprendimenti, articolata su concetti chiari e comprensibili. Di Claudio Vio, Patrizio Tressoldi e Gianluca Lo Presti

 


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DSA lieve, medio e grave entità, cosa sono e come distinguerli?

Ogni soggetto con DSA ha un LIVELLO di GRAVITA’ che viene esplicato nella Diagnosi specialistica. In basso metteremo dei consigli rispettivamente per genitori, insegnanti e specialisti. Vediamo di capirne di più.


 

Con la nuova pubblicazione del DSM 5 sono stati anche indicati i cosiddetti livelli di gravità dei Disturbi Specifici di Apprendimento. Abbiamo dunque 3 diversi livelli di gravità di un DSA. Vediamo quali sono e come distinguerli.

Il primo è quello di livello LIEVE, ovvero: <<Il disturbo comporta alcune difficoltà nelle abilità di apprendimento che coinvolgono uno o due discipline scolastiche, con difficoltà lievi che il soggetto è in grado di compensare e funzionarne adeguatamente con il semplice adattamento del metodo didattico e supporti compensativi durante la frequenza scolastica>>. (DSM-5©, APA).

Ciò significa che nel livello LIEVE il “semplice adattamento” della didattica garantisce un buon apprendimento. L’esempio potrebbe essere quello di uno studente con DSA con il quale viene applicato il Piano Didattico Personalizzato a scuola e, tramite l’applicazione di questo, lo studente ha un buon adattamento a scuola.

Il secondo livello è quello MODERATO, dunque: <<Il disturbo comporta marcate difficoltà nelle abilità di apprendimento che coinvolgono uno o più discipline scolastiche. Il soggetto, in assenza di attività di recupero individualizzato, è in difficoltà con il sufficiente apprendimento durante le frequenza scolastica. Possono essere necessari alcuni adattamenti e supporti compensativi, sia a scuola che a casa, o nelle attività lavorative; ciò al fine di completare le proprie attività in modo efficiente>>. (DSM-5©, APA).

Quella del livello MODERATO è, invece, la situazione più frequente. Ovvero che le difficoltà nell’apprendimento sono “marcate”.  Se non si pone nessun aiuto (come attività di potenziamento o percorsi di autonomia), quello che accade è che si hanno apprendimenti insufficienti. Le modalità dispensative/compensative sono una costante anche in questo livello di gravità.

Il terzo livello è, infine, quello GRAVE in cui <<Il disturbo comporta evidenti difficoltà nell’apprendimento, queste interessano diverse discipline scolastiche, ciò comporta che il soggetto, senza attività intensive di insegnamento specifico e individualizzato, è in forte difficoltà con il sufficiente apprendimento durante le frequenza scolastica. Nonostante l’uso di adattamenti e supporti compensativi, sia a scuola che a casa, o nelle attività lavorative, il soggetto non è in grado di completare le proprie attività in modo efficiente>>. (DSM-5©, APA).

La situazione peggiore si verifica nei casi di GRAVE entità, in cui non solo abbiamo evidenti difficoltà, ma l’apprendimento appare in forte difficoltà e, nonostante si attuino gli strumenti dispensativi/compensativi ,lo studente non è in grado di completare le proprie attività.

Consigli per genitori

Nelle diagnosi dei vostri figli dovreste ritrovarvi il livello di gravità nella parte relativa al tipo di disturbo, esempio “Dislessia di grado…”. Da li si può comprendere meglio come aiutare il proprio figlio a scuola, in tal senso consiglio il libro “Nostro figlio è dislessico”, manuale di autoaiuto per genitori di bambini con dislessia e DSA (qui)

Consigli per insegnanti

I vari livelli identificano le risorse e gli aiuti da attuare, esempio con livello GRAVE è possibile dispensare lo scritto delle lingue straniere (Dm 5669, 12/7/2011). Il libro consigliato è Dislessia ed altri DSA a scuola.

Consigli per specialisti

Tutti i nostri corsi On-line su Dislessia e Disturbi Specifici di Apprendimento, li trovi qui: https://gianlucalopresti.net/dsa-academy/

Inserire sempre il livello di gravità, ne abbiamo parlato in modo altamente specialistico nel libro Diagnosi dei Disturbi Evolutivi di Vio e Lo Presti.

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Cosa inserire nel PDP per DSA? Ecco i miei consigli

Come evitare di scambiare una difficoltà di apprendimento per un DSA

Salve a tutti, oggi vorrei discutere con voi dell’argomento:

“Diagnosi di DSA: sono tutti DSA oppure vi sono casi di “difficoltà” che però vengono diagnosticati come DSA?”

I DSA esistono, che sia chiaro, ma “quanto” una scuola poco efficace nella didattica (o negli stili relazionali) contribuisce a fare aumentare difficoltà anche ad alunni che non hanno un DSA, e che poi operatori poco esperti (aggiungo io) scambiano come DSA?

Stavolta facciamo il contrario. Parliamo di quali sono i rischi in cui si incorre quando un bambino con semplici difficoltà di apprendimento viene scambiato per un DSA, e come fare per evitarlo.

Da quando l’8 ottobre 2010 è stata approvata la Leg 170 sono stati garantiti a tutti i bambini con Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) il successo scolastico (Art 2, comma 1, punto b).

Insomma, quelli che prima erano considerati come bambini svogliati o con scarse abilità oggi possono essere segnalati come casi sospetti di DSA: ma sarà sempre e solo dopo una valutazione specialistica che potremo conoscere la diagnosi precisa.

Quello che oggi dunque avviene è che la scuola segnala gli studenti con difficoltà evidenti nell’apprendimento: di tutti questi casi individuati è molto probabile che alcuni poi siano diagnosticati come DSA, ovvero con un disturbo a carattere neurobiologico e che necessitano di una didattica personalizzata, uso di strumenti dispensativi/compensativi e attività di potenziamento (DM 5669/11, MIUR).

Tra i casi segnalati però, vi potranno anche essere i bambini con difficoltà di apprendimento, dunque senza nessun disturbo neurobiologico, ai quali ciò che serve è una migliore didattica, un metodo di studio più efficace, o con previ cicli di aiuto pomeridiano, infatti sono proprio coloro ai quali basta poco per ottenere notevoli miglioramenti che spesso rientrano nella “difficoltà” di apprendimento, piuttosto che di un “disturbo”.

E se dunque anche bambini con difficoltà di apprendimento venissero invece diagnosticati come DSA? Cosa cosa potrebbe succedere e come evitare che ciò accada?

Facciamo un esempio: se un bambino è Dislessico, quindi che la sua caratteristica neurobiologica gli rende difficoltoso apprendere dei concetti attraverso lo strumento della lettura, scrittura o calcolo, quello che posso fare, ad esempio, è di non farlo leggere come primo lettore (dispensazione) e di aiutarlo leggendo io il brano o tramite sintesi vocale (compensazione). Se invece un bambino ha una semplice difficoltà di apprendimento ma lo scambio per Dislessico e lo dispenso dalla lettura, accade che gli precludiamo un apprendimento in cui invece potrebbe riuscire autonomamente. La stessa situazione potrebbe accadere negli errori ortografici (disortografia), qualità della scrittura (disgrafia) ed errori ed abilità di calcolo (discalculia).

Tutti i nostri corsi On-line su Dislessia e Disturbi Specifici di Apprendimento, li trovi qui: https://gianlucalopresti.net/dsa-academy/

Per evitare che ciò accada

In Italia abbiamo delle linee guida per effettuare le diagnosi di DSA molto precise e dettagliate: CC, PARC e ISS CC (ecco i migliori testi per la diagnosi di DSA, qui)

Questi documenti indicano in modo preciso che servono alcuni criteri specifici per la diagnosi di DSA.

Nel dettaglio ne servono n°”X” di criteri di inclusione e n°”X” per quelli di esclusione. Se questi sono presenti allora ne serviranno altri n°”X” per la dislessia, n°”X” per disortgrafia, n°”X” per la disgrafia e n°”X” per discalculia (criteri tutti suddivisi e riportati nel testo “Diagnosi dei Disturbi Evolutivi” di Vio e Lo Presti, qui).

Insomma, i documenti ufficiali riportano di conseguenza che la diagnosi di DSA sia qualcosa di più di un elenco di prove e punteggi. Ma è fatta di un’anali accurata del caso in esame, al fine di individuare nel dettaglio non solo se è DSA o meno, ma anche che tipo di DSA e come esso funziona (diagnosi funzionale).

Accertarsi dunque con precisione se si tratta di DSA o meno è indispensabile per l’aiuto pertinente. Infatti se la diagnosi non è ben definita, rischiamo la mancata identificazione del problema, come quando troviamo nelle diagnosi la semplice sigla “trattasi di DSA Dislessia, etc.”, mentre in realtà ci interessa sapere di che tipo di Dislessia stiamo parlando, esempio se fonologica o lessicale. Da qui cambia tutto per l’aiuto per quel preciso soggetto.

Una diagnosi generica è spesso una delle causa di un aiuto inadeguato. Pertanto nello scambiare un bambino con difficoltà di studio per DSA , corriamo il rischio sia di non ottenere miglioramenti e sia di avere possibili ricadute sul piano sia emotivo e che motivazionale.

Per concludere qui questa parte possiamo soprattutto che servirebbe dedicare molto più tempo a parlare con le famiglie e molto meno tempo a somministrate test. Ma di questo preciso argomento ne parleremo nei prossimi giorni sempre qui nel nostro sito.

Alcuni errori lessicali nella Disortografia

Tutti i nostri corsi On-line su Dislessia e Disturbi Specifici di Apprendimento, li trovi qui: https://gianlucalopresti.net/dsa-academy/

Il libro presentato è:

DIAGNOSI DEI DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO SCOLASTICO

cap. 1 Introduzione
cap. 2 Approccio metodologico ai DSA e diagnosi funzionale
cap. 3 Disturbo specifico della lettura (Dislessia evolutiva)
cap. 4 Disturbo specifico della scrittura (Disortografia evolutiva)
cap. 5 Disgrafia
cap. 6 Disturbo specifico del numero e/o del calcolo (Discalculia evolutiva)
cap. 7 Diagnosi dei disturbi specifici della comprensione del testo
cap. 8 Il disturbo dell’apprendimento non verbale
cap. 9 I Disturbi Specifici dell’Apprendimento e la scuola

Appendice 1 Strumenti diagnostici
Appendice 2a Guida all’intervista per l’analisi dei motivi della richiesta di consulenza
Appendice 2b Indicazioni per la stesura di una relazione clinica per i DSA
Appendice 3 Risorse internet
Appendice 4 Criteri per la diagnosi di disgrafia: una proposta del gruppo di lavoro AIRIPA

Strumenti allegati:
Questionario di autostima
Questionario delle relazioni sociali negli adolescenti
A chi assomiglio?
Perché vado a scuola?
Il mio comportamento (Scala SDA)
Scala SDAI
Scala SDAG

Numero verde (solo per ordini)
800 844052 da lunedì a venerdì dalle 8 alle 19
il sabato dalle ore 8 alle 12

Alcuni indici di sviluppo della lettura nella diagnosi di Dislessia

Tutti i nostri corsi On-line su Dislessia e Disturbi Specifici di Apprendimento, li trovi qui: https://gianlucalopresti.net/dsa-academy/

Il libro indicato è DIAGNOSI DEI DISTURBI EVOLUTIVI, aggiornato al DSM 5.

I disturbi dello sviluppo vengono presentati singolarmente e per ciascuno di essi sono descritti:
– i modelli teorici di funzionamento,
– i criteri diagnostici ai fini dell’inquadramento nosografico — in linea con i principali sistemi di classificazione internazionale (ICD-10 e DSM 5) e con le Consensus Conference —
– casi clinici esemplificativi
– suggerimenti per un intervento efficace.
Viene affrontato, inoltre, il problema della comorbidità nella psicopatologia dello sviluppo.
In appendice vengono proposte pratiche interviste clinico/anamnestiche, specifiche per ogni singolo disturbo; queste sono finalizzate a raccogliere in modo rigoroso le informazioni importanti per procedere all’elaborazione di ipotesi diagnostiche.
Lo trovi qui
http://www.erickson.it/Libri/Pagine/Scheda-Libro.aspx?ItemId=40637

Numero verde (solo per ordini)
800 844052 da lunedì a venerdì dalle 8 alle 19
il sabato dalle ore 8 alle 12

Screening DSA: ecco un progetto in 4 Fasi

Progetto Screening DSA

Problema: Sono ancora molti i bambini, bambine e studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento, che pur faticando negli apprendimenti scolastici, non vengono segnalati come oggetto di attenzione. Così facendo si rischiano non solo i classici abbandoni scolastici ma anche un eventuale sviluppo di problematiche a carattere emotivo.

Obiettivo: identificazione precoce delle difficoltà e disturbi specifici di apprendimento nelle classi 3-4-5 della scuola primaria.

Le Fasi

Raccolta dati

 1- > Colloqui con insegnanti + Test collettivi (1° screening di 1° livello, su tutti i soggetti)

2- > Test individuali (2° livello di screening, solo su soggetti segnalati in precedenza)

Attività di recupero mirato

3- > Potenziamento abilità di lettura nei casi segnalati al 2° livello di screening

Segnalazione definitiva

4- > Si considera 3° livello di screening tutti qui soggetti che non hanno avuto un significativo miglioramento dalle attività di recupero.

Questi soggetti andranno segnalati come oggetto di attenzione specialistica, così come indicato dal comma 2, art.3 legge 170/10, il quale indica che: “Per gli studenti che, nonostante adeguate attività di recupero didattico mirato, presentano persistenti difficoltà, la scuola trasmette apposita comunicazione alla famiglia”.

Strumenti possibili

BVN 5-11 (consigliata nel rapporto prezzo qualità).

SPEED

PR-CR 2

Attenzione: si sconsiglia altamente l’uso delle prove MT.  Queste in quanto fondamentali in fase diagnostica ( sostituibili per lo screening con Le prove di valutazione della lettura sono state sviluppate nell’ambito dell’attività di ricerca dell’unità di Neuropsicologia dell’IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma , qui:http://www.hsantalucia.it/modules.php?name=content&pa=showpage&pid=1032

Importante: NON somministrate le prove di Lettura di Parole e Non-parole della DDE-2 nello screening! Sono prove essenziali ai fini diagnostici e NON di screening.

Per approfondire gli strumenti di potenziamento puoi consultare il libro “Nostro figlio è dislessico”  da pagina 125 a pag. 142, QUI

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