𝗦𝗽𝗲𝗰𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗹𝗶𝘃𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗚𝗿𝗮𝘃𝗶𝘁𝗮̀ 𝗗𝗦𝗔 𝘀𝗲𝗰𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗗𝗦𝗠-𝟱 (𝗔𝗣𝗔, 𝟮𝟬𝟭𝟯):

𝗦𝗽𝗲𝗰𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗹𝗶𝘃𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗚𝗿𝗮𝘃𝗶𝘁𝗮̀ 𝗗𝗦𝗔 𝘀𝗲𝗰𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗗𝗦𝗠-𝟱 (𝗔𝗣𝗔, 𝟮𝟬𝟭𝟯):

Lieve – Il disturbo comporta alcune difficoltà nelle abilità di apprendimento che coinvolgono uno o due discipline scolastiche, con difficoltà lievi che il soggetto è in grado di compensare e funzionarne adeguatamente con il semplice adattamento del metodo didattico e supporti compensativi durante la frequenza scolastica.

Moderato – Il disturbo comporta marcate difficoltà nelle abilità di apprendimento che coinvolgono uno o più discipline scolastiche. Il soggetto, in assenza di attività di recupero individualizzato, è in difficoltà con il sufficiente apprendimento durante le frequenza scolastica. Possono essere necessarie alcuni adattamenti e supporti compensativi, sia a scuola che a casa, o nelle attività lavorative, ciò al fine di completare le proprie attività in modo efficiente.

Grave – Il disturbo comporta evidenti difficoltà nell’apprendimento, queste interessano diverse discipline scolastiche, ciò comporta che il soggetto, senza attività intensive di insegnamento specifico e individualizzato, è in forte difficoltà con il sufficiente apprendimento durante le frequenza scolastica.

Nonostante l’uso di adattamenti e supporti compensativi, sia a scuola che a casa, o nelle attività lavorative, il soggetto non in grado di completare le proprie attività in modo efficiente.

Nell’immagine vi è la suddivisione in % delle diagnosi di DSA in livelli di gravità:Grave, Medio, Lieve in una casistica dal 2014 al 2020, secondo una nostra statistica descrittiva (Lo Presti, 2022).

𝘾𝙤𝙧𝙨𝙤 𝙊𝙣 𝙇𝙞𝙣𝙚 -> 𝙑𝙖𝙡𝙪𝙩𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙚 𝙏𝙧𝙖𝙩𝙩𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙘𝙤𝙣 𝙞 7 𝙋𝙧𝙤𝙩𝙤𝙘𝙤𝙡𝙡𝙞 𝙙𝙞 𝙄𝙣𝙩𝙚𝙧𝙫𝙚𝙣𝙩𝙤 𝘿𝙞𝙨𝙡𝙚𝙨𝙨𝙞𝙖 𝙚 𝘿𝙞𝙨𝙤𝙧𝙩𝙤𝙜𝙧𝙖𝙛𝙞𝙖

𝙄𝙣 𝙧𝙞𝙛𝙚𝙧𝙞𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙖𝙡𝙡𝙚 𝙇𝙞𝙣𝙚𝙚 𝙂𝙪𝙞𝙙𝙖 𝘿𝙎𝘼 𝙄𝙨𝙩𝙞𝙩𝙪𝙩𝙤 𝙎𝙪𝙥𝙚𝙧𝙞𝙤𝙧𝙚 𝙙𝙞 𝙎𝙖𝙣𝙞𝙩𝙖̀

Disortografia: interventi di scrittura per migliorare la qualità della produzione del testo scritto

Come riportato nella LG DSA (2022) (QUI) la revisione sistematica di Gillespie e Graham (2014) include 43 studi che valutano l’impatto di differenti interventi di scrittura per migliorare la qualità della produzione del testo scritto in 2210 bambini con Disturbo specifico di Apprendimento, identificati attraverso punteggi ai test, o inseriti in percorsi di educazione speciale SE (Special Education) dal 1° anno della scuola primaria al 4° della secondaria superiore.

Gli interventi indicati con efficacia del trattamento nella disortografia, sono i seguenti:

  1. Uso di strategie: viene proposto un trattamento  basato sull’insegnamento di strategie di pianificazione, scrittura e revisione del testo, che prevede l’insegnamento esplicito e sistematico delle strategie per la pianificazione, la revisione e/o la modifica del testo. L’istruzione è progettata per insegnare agli studenti a usare queste strategie in modo indipendente. Le strategie di scrittura spaziano da processi, come il brainstorming (che può essere applicato a tutti i generi), a strategie progettate per tipi specifici di scrittura, come storie o saggi argomentativi, illustrare e sostenere in modo logico il proprio punto di vista.
  • Composizionedeltestotramitedettaturaalregistratore:inquestotipoditrattamentosievita la scrittura manuale, che viene sostituita dall’utilizzo del registratore o di altri supporti a cui lo studente detta il proprio componimento.
  • Goal Setting: questo tipo di intervento prevede una scelta a priori degli obiettivi che si vogliono perseguire preparando la stesura di un testo, come, ad esempio, decidere se tentare di produrre un testo più lungo oppure introdurre un certo numero di informazioni aggiuntive durante la revisione; includere argomentazioni; scegliere una tipologia di testo, ecc.
  • Istruzionisulprocessodiproduzionedeltestoscritto:inquestotipodiinterventoglistudenti apprendono come seguire le diverse fasi per la stesura di un testo diversificato secondo lo scopo. Gli studenti si impegnano in cicli di pianificazione (definizione degli obiettivi, generazione di idee, organizzazione delle idee), produzione (messa in atto di un piano di scrittura) e revisione (valutazione, modifica, revisione). Scrivono per degli scopi ed un pubblico reali, con alcuni dei loro progetti di scrittura che si estendono per un lungo periodo di tempo. Questo tipo di attività dovrebbe anche sostenere la motivazione, incoraggiando anche gli studenti in difficoltà a cimentarsi nel compito di scrittura.
  • Pianificazione del testo: in questo approccio gli studenti si impegnano in attività di scrittura con l’aiuto di organizzatori grafici (mappe concettuali), progettate per aiutarli a generare e organizzare le idee prima di passare alla composizione.
  • Facilitazione delle procedure di scrittura: approccio che comporta la fornitura di supporti esterni (come prompt, guide, suggerimenti o euristica) progettati per facilitare uno o più processi di scrittura, come la pianificazione o la revisione.

Fonte: Gillespie A, Graham S. (2014) A meta-analysis of writing interventions for students with learning disabilities. Exceptional Children. 2014;80(4):454-73.

Discalculia: che cos’è, diagnosi e cosa possiamo fare

La discalculia, nota come disturbo del calcolo, è un disturbo specifico dell’apprendimento nella comprensione dell’aritmetica, come la difficoltà nel comprendere i numeri, nell’apprendimento di come manipolare i numeri e l’apprendimento dei fatti in matematica. La diagnosi che si formula è indipendente dall’intelligenza della persona.

DISORTOGRAFIA: che cos’è, diagnosi, e cosa possiamo fare – VIDEO

La disortografia è il disturbo specifico che coinvolge la correttezza della scrittura, cioè l’ortografia come capacità di scrivere rappresentando correttamente i suoni e le parole della propria lingua.

DISLESSIA: che cos’è, diagnosi, e cosa possiamo fare – VIDEO

Le prove strumentali nella diagnostica dei DSA

Alcuni dei test per la diagnosi dei DSA sono: Prove MT 3 Clinica (Primaria-Secondaria I°); DDE 2, Batteria per la valutazione della dislessia e della disortografia evolutiva -2 (Sartori et al. 2007); BVSCO-3 (Cornoldi, Ferrara, Re, 2022); AC-MT-3 6-14 anni Prove per la clinica (Cornoldi, C., Mammarella, I. C., Caviola, S., 2020), etc.


Li trovi tutti spiegati QUI:

DIAGNOSI DEI DSA, di Vio, Lo Presti e Tressoldi.

Tecnica potenziamento DSA – VIDEO

Che cosa si intende con il termine potenziamento?

Per potenziamento si intende predisporre un intervento educativo in grado di favorire il normale sviluppo di un funzione che sta emergendo.

Chi può fare potenziamento DSA?

chi può essere utile il potenziamento? Spesso la parola “potenziamento” è associata ai DSA (disturbi specifici dell’apprendimento) e, più nello specifico, alla dislessia.

Come leggere una relazione per DSA – VIDEO

Quali sono i test per DSA?

test più utilizzati sono le prove MT, la BVSCO, le AC-MT. Per valutare i DSA, bisogna prima valutare attraverso un test multicomponenziale il livello intellettivo, in genere tramite il test WISC IV. Vengono somministrate una serie di prove per indagare diverse aeree: ragionamento visuo-spaziale, memoria lavoro, competenze di tipo scolastico, capacità attentive.

Quali sono gli errori per capire se si tratta di Disortografia?

Per la diagnosi di Disortografia, serve una seria valutazione diagnostica. La diagnosi di DSA non può essere fatta dai docenti o da personale non qualificato. Se nei test si supera un certo cut-off (il 5° percentile ) allora il test risulta positivo per Disortografia. Ne servono almeno due affinché vi sia conferma per ipotesi di Disortografia. Sempre dopo un colloquio clinico-anamnestico in cui vi siano soddisfatti tutti i criteri di inclusione e di esclusione per DSA. Dunque solo i test, non bastano per la diagnosi di DSA. In questa immagine vediamo la suddivisione degli errori nella Disortografia.

I pre-requisiti dell’apprendimento VIDEO

In cosa consistono i prerequisiti dell’apprendimento?

All’interno dei prerequisiti di apprendimento della lettura e della scrittura troviamo le abilità comunicative e linguistiche, le abilità visuo – motorie, le abilità attentive e le funzioni esecutive.

Prerequisiti: quali sono?

  • Competenze metafonologiche;
  • Abilità logico-matematiche;
  • Abilità narrative;
  • Discriminazione uditiva-visiva;
  • Abilità grafo-motorie.

Come spiegare la dislessia ai propri figli

Il miglior modo di spiegare la dislessia ai propri figli è quello di parlare di “FATICA”, evitando così i termini tecnici ma andando alla base della difficoltà percepita da parte del bambino con Dislessia e DSA.

Discalculia. Esempio di un errore ricorrente VIDEO

Cosa si intende per discalculia evolutiva?

La discalculia è una difficoltà nel comprendere i fatti numerici (abilitò di far di conto, capire il significato dei numeri). Si tratta di uno dei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA).

La dislessia in breve VIDEO

Cos’è la dislessia in parole povere?

La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento, che emerge classicamente all’inizio della scolarizzazione e incide sulla capacità di leggere, e talvolta pure di scrivere, in modo corretto e fluente. Il dislessico, pertanto, è una persona con difficoltà di lettura e, talora, di scrittura.

Risultati immagini per dislessia

I “segni” della dislessia: come si manifestano

Abbiamo particolari difficoltà nel leggere ad alta voce; difficoltà nella comprensione del testo; difficoltà nel riconoscere parole con suoni simili; difficoltà nel distinguere i sostantivi dalle preposizioni.

Come funziona la mente di un dislessico?

La dislessia non è una malattia ma una “neurodiversità”. Secondo i ricercatori, il cervello dei dislessici è organizzato in modo un po’ diverso. Per questo, da una parte faticano a leggere, dall’altra, spesso, hanno un QI più alto della media. Ecco quello che la scienza ha scoperto fino a oggi.

DSA: Potenziare una o più abilità alla volta?

Iniziamo subito con il dire che sarebbe buona prassi potenziare una sola abilità per volta.
Vediamo insieme perché.

Quando seguiamo un bambino con Dislessia e DSA, per prima cosa eseguiamo una valutazione diagnostica, e sulla base dei risultati ottenuti realizziamo un progetto di trattamento (per approfondire, vai qui). All’interno di questo progetto inseriamo tempi, strumenti ed obiettivi.
In questo articolo ci focalizzeremo sul numero di obiettivi da raggiungere.

E’ fortemente consigliato puntare ad una sola abilità per ciclo di trattamento.
Facciamo un esempio.
Mettiamo caso che il nostro bambino abbia due o più difficoltà (lettura, scrittura, etc.), inizieremo per il primo ciclo (3-4 mesi) con UN solo obiettivo (ad esempio, “Obiettivo Lettura”), al termine del ciclo di trattamento (3-4 mesi), sceglieremo se continuare con quell’obiettivo (esempio lettura) oppure puntare su un altra abilità (esempio scrittura), e così via.

Perché è consigliabile fare così e non lavorare su più abilità contemporaneamente?
Vediamo di rispondere a questa domanda con qualche esempio pratico.

  1. Tempo limitato. Secondo vari lavori di ricerca (Scammacca N.K., Roberts G. Vaughn, S. and Stuebing K.K. (2013) A Meta-Analysis of Interventions for Struggling Readers in Grades 4-12: 1980-2011. Journal Learning Disabilities, published 3 October ) servono almeno 16 ore si trattamento affinché vi sia una modifica del trend di apprendimento in un soggetto con DSA. Questo vuol dire che un soggetto deve lavorare di “qualità” per almeno 1 volta a settimana per 4 mesi. Solo così arriva a 16 ore. Il tutto per una sola abilità. Per migliorare in due abilità dovrebbe lavorare due ore a settimana. Il tutto con gli impegni della scuola, i compiti per casa, le attività extrascolatiche ed il meritato riposto. Dunque già porsi l’obiettivo di arrivare a 16 ore in 4 mesi è già più che ambizioso.
  2. Qualità del lavoro. 16 ore in 4 mesi, come abbiamo visto, sono almeno 1 ora di trattamento a settimana. Per chi lavora in abito clinico sa che vi sono i giorni in cui il soggetto è stanco, altri in cui è particolarmente distratto, in altri è assente alle sedute, in altri ancora non è al meglio della sua forma (sappiamo quanto la scuola stanchi). Dunque per arrivare a 16 ore di qualità serve inserire dei “richiami” con esercizi domiciliari.

Dunque se avessimo due obiettivi, ad esempio scrittura e lettura, dovremmo raddoppiare tutti questi valori, ma con ciò raddoppierebbe anche il carico di impegno (già tanti) sulle spallle del bambino che seguiamo, con il rischio di non raggiungere nessuno degli obiettivi.

In conclusione, appare pragmativamente più conveniente puntare ad un obiettivo “certo” nel ciclo di trattamento (dopotutto sono solo 3-4 mesi) ed alla fine di quest’ultimo decidere se riprogrammare lo stesso obiettivo (sullo stesso livello, oppure ad un livello diverso), oppure ancora puntare ad un obiettivo diverso di apprendimento.

Nel nostro corso “Valutazione e Trattamento della Dislessia e Disortografia”, affrontiamo il Trattamento dei DSA secondo le Nuove Linee Guida dei DSA dell’Istituto Superiore di Sanità. Trovate il corso, nella sua versione OnLine QUI


CORSO “TUTOR DSA – Per Doposcuola Specialistico DSA”
Programma completo QUI


CORSO “TUTOR DSA – Per Doposcuola Specialistico DSA”
Docente dr. Gianluca Lo Presti
Durata 2 Mesi
Segui le lezioni e comunica con il Dr. Lo Presti per dubbi e domande

1. DSA: aspetti neuropsicologici, clinici ed emotivi
2. Neuroapprendimento
3. Scuola e normativa
4. La famiglia del bambino
5. Il lavoro del Tutor
6. Metodo di studio
7. Lo studio delle discipline orali
8. Lo studio delle discipline scritte
9. Lo studio dell’aritmetica
10. Il Doposcuola specialistico per DSA

++++ Supervisione Dr. G. Lo Presti
+ Rivedi le lezioni h24; 7 giorni su 7
+ Attestato e slide tutte da scaricare

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Valutazione e Trattamento con i 7 Protocolli di InterventoDislessia e Disortografia
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Valutazione e Trattamento con i 7 Protocolli di InterventoDislessia e Disortografia
Docente: Dr. Gianluca Lo Presti
Durata1 mese
Segui le lezioni e comunica con il Dr. Lo Presti per dubbi e domande

1. Le basi neuropsicologiche dei DSA

2. Il Trattamento della lettura nella Dislessia
3. Il Trattamento dell’ortografia nella Disortografia
4. Elenco strumenti intervento nella Discalculia e Disgrafia
5. Conclusioni Potenziamento DSA
6. Il Potenziamento dei DSA a Distanza
7. Lezione Skype di gruppo: risposte domande, casi e pratica clinica
++++ Supervisione Dr. Lo Presti
+ Lezioni già disponibili su *Basi del Trattamento, *Rapporto con la famiglia e *Aspetti legislativi
+ Corso “Valutare e Potenziare le MemoriE in età evolutiva”
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VIDEO spiegazione pratica clinica Linee Guida DSA 2022

Giorno 20 Gennaio 2022 sono state pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità le nuove Linee Guida sulla gestione dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento – Aggiornamento ed integrazioni.

La linea guida esamina numerose questioni inerenti i DSA, aggiornando il quesito sui trattamenti, proponendo degli indici predittivi, integrando con nuove indicazioni sulle diagnosi esistenti ed introducendo altre indicazioni diagnostiche completamente nuove.

Le nuove Linee Guida sui DSA 2022 sono state elaborate dal Sistema Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità.

Il documento è molto articolato, con oltre 860 pagine, ed in questo video trovi la PRATICA CLINICA delle Nuove Linee Guida.

00:04 Introduzione alle Linee Guida, che cosa sono e di cosa parleremo.
04:26 Indici predittivi -1
07:45Sintesi nella pratica clinica quesito – 1
08:53 Diagnosi comprensione del testo – 2
11:23 Sintesi nella pratica clinica quesito – 2
12:08 Quantità simboliche e non-simboliche nel calcolo -3
15:18 Sintesi nella pratica clinica quesito – 3
15:53 Competenze matematiche nel disturbo del calcolo -4
19:31 Sintesi nella pratica clinica quesito – 4
21:36 Disgrafia – criteri per la diagnosi -5
26:07 Sintesi nella pratica clinica quesito – 5
27:24 Abilità compromesse nei DSA – 6
29:45 Diagnosi nei Bilingui – 7
36:35 Sintesi nella pratica clinica quesito – 7
38:15 Diagnosi DSA Adulti – 8
41:36 Sintesi nella pratica clinica quesito – 8
42:23 Trattamento DSA – 9
47:30 Sintesi nella pratica clinica quesito – 9

Nel nostro corso “Valutazione e Trattamento della Dislessia e Disortografia”, affrontiamo il Trattamento dei DSA secondo le Nuove Linee Guida dei DSA dell’Istituto Superiore di Sanità. Trovate il corso, nella sua versione OnLine QUI


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2. Il Trattamento della lettura nella Dislessia
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Nuove Linee Guida DSA 2022

Giorno 20 Gennaio 2022 sono state pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità le nuove Linee Guida sulla gestione dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento – Aggiornamento ed integrazioni.

La linea guida esamina numerose questioni inerenti i DSA, aggiornando il quesito sui trattamenti, proponendo degli indici predittivi, integrando con nuove indicazioni sulle diagnosi esistenti ed introducendo altre indicazioni diagnostiche completamente nuove.

Le nuove Linee Guida sui DSA 2022 sono state elaborate dal Sistema Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità.

Il documento è molto articolato, di oltre 860 pagine, ma sia in questo nostro sito gianlucalopresti.net che sui canali social, abbiamo già preparato i contenuti operativi su come agire nella pratica clinica alla luce delle nuove LG DSA 2022. Li troverai su ->
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In più nel nostro corso “Valutazione e Trattamento della Dislessia e Disortografia”, affrontiamo il Trattamento dei DSA secondo le Nuove Linee Guida dei DSA dell’Istituto Superiore di Sanità. Trovate il corso, nella sua versione OnLine QUI


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Differenza tra Valutazione e Diagnosi di DSA

Con il termine valutazione indichiamo tutte quelle procedure che implicano l’osservazione, l’anamnesi clinica ed i test di apprendimento. Tramite questi metodi possiamo poi giungere ad una diagnosi clinica, così da elaborare un piano di intervento, oppure effettuare una valutazione per stilare un piano di trattamento oppure ancora solo per la verifica di un monitoraggio-miglioramento post-trattamento.

In altre parole, se questa valutazione avrà lo scopo di giungere ad una diagnosi, allora seguiremo un chiaro percorso diagnostico con la verifica di tutti i criteri diagnostici, e così avremo una diagnosi clinica. A questa dovrebbe poi seguire un piano di trattamento personalizzato. Sempre attraverso una valutazione possiamo però anche valutare un soggetto solo per predisporre un piano di trattamento o effettuare un monitoraggio interno post-trattamento, così come indicato in tabella:

La Valutazione per DSA può avere dunque vari obiettivi. Sia quello di elaborare una diagnosi clinica, che quello di redigere un piano di un intervento o per un accurato monitoraggio post-trattamento.

Mettiamo il caso che un soggetto abbia già una diagnosi clinica, oppure che le difficoltà siano ancora lievi o in siamo nella prima-seconda classe della scuola primaria, in cui non possiamo ancora fare diagnosi di DSA e dunque effettuare una diagnosi completa. In tutti questi casi potrebbe essere necessario effettuare solo un piano di potenziamento, motivo per cui effettueremo una valutazione per DSA ai fini del trattamento.

Così facendo andremo oltre la mera verifica dei criteri diagnostici, ma ci porremo l’obiettivo di comprendere (e dunque valutare) dove intervenire, in quali abilità, con che strumenti e quali tempi, al fine di modificarne in positivo il trend evolutivo del soggetto. In conclusione effettuiamo sempre una valutazione per DSA, quello che cambia è l’obiettivo per cui valutiamo, se ai fini diagnostici o se (o in più) ai fini di un intervento o per un monitoraggio post-trattamento.

Nota di prudenza sull’utilizzo dei Test diagnostici per DSA

I test diagnostici sono fondamentali in tutti gli ambiti dei disturbi dello sviluppo, come anche nei DSA.

L’aspetto principale è che tramite questi strumenti riusciamo ad avere un dato oggettivo per la variabile che misuriamo.

Ad esempio possiamo conoscere con precisione la velocità di lettura di un soggetto, oppure se il numero di errori commessi in una prova di lettura, ortografia o calcolo si pone in un quadro di forti difficoltà.

Ogni test è sottoposto a rigorosi controlli di Attendibilità e Validità.

Un test è valido se effettivamente misura quel che si propone di misurare per esempio le velocità di lettura (prova di lettura di brano) quanto piuttosto gli errori ortografici a livello lessicale (prova di dettato di parole).

Mentre invece l’ Attendibilità riguarda la costanza del risultato inerente la misurazione di uno “stesso oggetto” compiuta da “persone diverse in situazioni diverse”, dunque se misura non solo la variabile che vuole misurare (solo “velocità di lettura”), ma soprattutto l’oggettività delle rilevazioni (tra un operatore ed un altro operatore) e l’accordo fra chi interpreta i risultati (così da non avere interpretazioni differenti) e la concordanza tra forme parallele con un “test re-test” (dunque se in certo lasso di tempo, ad esempio dopo 15 giorni senza nessuna variabile interveniente, la misurazione non cambia in modo staticamente significativo).

ATTENZIONE ALL’ERRORE STANDARD DI MISURA DI OGNI TEST

Nonostante ciò ogni test ha quello che definiamo Errore Standard di Misura o ESM.

L’errore standard di misura è il grado in cui è possibile parlare di errore casuale all’interno di una certa misurazione e sintetizza mediamente di quanto il punteggio ottenuto al test (variabile + errore) dista dal punteggio vero. Attendibilità, Validità ed Errore Standard di Misura ci fanno comprendere che se da un lato i risultati dei test ci indicato un dato con una forte probabilità statistica.

COSA SIGNIFICA QUESTO NEI DSA?

In pratica un punteggio nei Test per DSA, NON INDICA UNA CERTEZZA, quanto piuttosto UNA PROBABILITA’.

Sappiamo con ragionevole certezza, ovvero con una probabilità maggiore del 95%, ed in alcuni casi anche del 99% che quel dato sia corretto.

COME FACCIAMO A CONOSCERE LA CERTEZZA DI UN DATO COME GLI ERRORI O LA VELOCITA’ DI LETTURA IN CASO CON DSA?

Non possiamo avercela questa certezza, ma possiamo avvicinarci parecchi con l’uso di uno strumento che si utilizza SEMPRE PRIMA DEI TEST, ovvero: l’OSSERVAZIONE CLINICA ed il COLLOQUIO ANAMNESTICO.

DUNQUE NON SI FANNO I TEST E POI SI DECIDE LA DIAGNOSI?

Assolutamente no. Prima si esegue un colloquio clinico, e sulla base delle nostre osservazione formuliamo delle ipotesi (è dislessia?). Utilizzeremo i test SOLO per validare queste ipotesi. Questo processi si chiama METODO SCIENTIFICO. Il resto, dedurre una diagnosi dai punteggi dei test, è un metodo INDUTTIVO, tutto l’OPPOSTO del METODO SCIENTIFICO.

Se questa nota è utile, invitiamo alla condivisione.

Il Disturbo d’ansia da separazione nei bambini

Il disturbo d’ansia da separazione si manifesta come un’eccessiva paura o ansia riguardante la separazione da casa o dalle figure più importanti per il bambino.

A differenza delle occasionali e lievi preoccupazioni che i bambini possono sperimentare durante l’allontanamento dai genitori, il disturbo d’ansia di separazione può influenzare notevolmente la vita di una persona, limitandone la capacità di impegnarsi in attività quotidiane.

I bambini con questo disturbo diventano estremamente agitati e preoccupati ogni volta che si separano dalla loro figura primaria di riferimento, sia essa un genitore, un parente o una baby sitter.

A differenza dei bambini timidi, chi ha un disturbo d’ansia da separazione può sperimentare un forte livello d’ansia e di agitazione solo anticipando mentalmente l’allontanamento da casa o dal caregiver primario.

Spesso il disturbo si sviluppa in seguito ad un evento stressante quale la morte di un genitore, di un animale domestico, dopo la malattia di un familiare, un episodio di ospedalizzazione, un cambio di scuola, di residenza o a seguito di una separazione/divorzio (fonte Istituto Beck, qui).

Da clinici possiamo osservare alcuni indici specifici al fine di avvalorare una nostra ipotesi di disturbo d’ansia da separazione nel bambino che stiamo valutando. Ecco cosa osservare ed i sintomi attesi.

Osservazione clinicaSintomi attesi
Atteggiamento iniziale di fronte alla situazione.
Il bambino si tiene in disparte, ritirato, appare poco interessato e poco disponibile alle proposte avanzate. Queste reazioni non sono attese in relazione all’età.

Rapporto con il clinico.
Nella relazione vi è la ricerca di continue rassicurazioni.

Osservazione durante il gioco libero. L’organizzazione sembra adeguata all’età in relazione ai contenuti espressi, ma le modalità di svolgimento sono spesso ripetitive così da evitare l’imprevedibile e il cambiamento. Quando viene proposto un gioco nuovo o una nuova attività, generalmente questo ingenera timore e inibizione; in questi momenti aumentano richieste di conferma e di rassicurazione
Ansia e preoccupazione eccessive, che si manifestano per la maggior parte dei giorni per almeno 6 mesi, riguardo a una quantità di eventi o di attività (come prestazioni lavorative o scolastiche). Ciò con difficoltà nel controllare la preoccupazione. Questo nei bambini si associa ad almeno uno di questi segni:
a) irrequietezza, sentirsi tesi o con i nervi a fior di pelle;
b) facile affaticabilità;
c) difficoltà a concentrarsi o vuoti di memo- ria;
d) irritabilità;
e) tensionemuscolare
(osintomineurovege- tativi);
f) alterazionidelsonno
(difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, sonno inquieto e insoddisfacente).
Fonte: Vio e Lo Presti 2014 – Diagnosi dei Disturbi Evolutivi.

Per approfondire tutti i disturbi evolutivi, con i modelli, criteri diagnostici e casi clinici consulta il manuale DIAGNOSI DEI DISTURBI EVOLUTIVI, di Vio e Lo Presti, Erikcson. Lo trovi al numero verde 800 844 052 con il codice sconto GLP16 per lo sconto del 5% e non pagare le spese di spedizione. Sconto valido su tutti i prodotti e corsi Erickson.

Come non scambiare un DSA per un serio Disturbo dell’Attenzione.

Se abbiamo un soggetto che mostra un quadro con gravi e molti errori ortografici, o lettura lenta o problemi nella grafia o calcolo, si avvia subito l’ipotesi di un DSA. Se però a questo quadro gli addizioniamo una scarsa attenzione a scuola con test per l’attenzione in cui va male, allora spesso si conclude anche con una diagnosi di Disturbo dell’Attenzione, mentre questo disturbo non c’è. Vediamo di spiegarne il perché.


Il primo errore rischia di incorrere nei test dell’attenzione, nei quali, come sappiamo (vedi test RAN ed RV) soggetti con DSA hanno spesso punteggi negativi nelle prove di attenzione, dovuti appunto al DSA e non ad un vero e proprio Disturbo dell’attenzione. In più il Disturbo dell’attenzione non si diagnostica con metodo statico, dunque non con i test, ma con metodo clinico, dunque con i criteri diagnostici del DSM-5. Dove i test non sono direttamente citati, ma li utilizziamo noi solo “dopo” che tutti i segni clinici sono presenti o per avvalorarne il peso clinico.


Il secondo errore alle volte è nel modo di considerare l’attenzione in anamnesi. Sempre in riferimento all’attenzione nei DSA, quest’ultima non funziona nell’ambito “compiti e scuola” mentre invece funziona correttamente nelle cose che a lui interessano e in tutti gli altri ambiti di vita che non siano “compiti e scuola”. Infatti molto spesso i genitori dichiarano durante l’inchiesta che “Nelle cose che li interessano è attentissimo!”.


Dunque in un caso con gravi errori nell’ortografia ed un lentissima abilità di lettura, ed una disattenzione relegata al setting “compiti e scuola” è sicuramente presente l’ipotesi di Disortografia e Dislessia, ma non quella di un vero Disturbo dell’attenzione. Infatti uno dei criteri diagnostici per la disattenzione, in termini funzionalmente negativi del soggetto, è che questa disattenzione deve essere presente in due o più contesti di vita. E non solo. Infatti dei 9 criteri diagnostici del DMS-5 per il Disturbo dell’Attenzione o ADHD di Tipo 1, in cui ne servirebbero almeno 6 per fare una diagnosi clinica, nel soggetto con DSA molto spesso ne possono essere presenti anche 2 o 3, forse anche 4, ma non 6. Ovvero quelli che appunto servirebbero per avere una diagnosi clinica. Dunque una cosa è avere una difficoltà dell’attenzione, spesso presente nei soggetti con DSA, ma una cosa totalmente diversa è avere un disturbo clinico dell’attenzione conclamata in ADHD di Tipo 1 (DSM 5).
Il mio invito è quello di essere sempre scrupolosi con le diagnosi, soprattutto con le diagnosi differenziali e non scambiare per Disturbo dell’attenzione un soggetto che invece è DSA. Perché ad ogni diagnosi corrisponde ad un intervento, ed una diagnosi errata porta un intervento errato. Ovvero a nessun miglioramento.

Con un cordiale saluto