E se non fosse solo pigro e svogliato?

Solitamente, una delle prime cause che un genitore attribuisce a questa situazione è che al bambino «lo studio non interessa, ha la testa sempre su altro, non è maturo per studiare, pensa sempre e solo a giocare».

Nonostante gli insegnanti cerchino di stimolare l’attenzione degli allievi e le scuole si dotino sempre più di adeguati supporti didattici e multimediali, lo studio, nel suo complesso, non incontra l’interesse di tutti gli studenti.

Tutto ciò si complica nel caso di alunni con difficoltà nell’apprendimento scolastico, la cui fatica è oggettivamente maggiore rispetto a quella dei compagni di classe. Spesso però accade che insegnanti e genitori attribuiscano la causa di queste difficoltà a motivazioni quali, ad esempio, «non gli piace studiare e, quindi, non riesce nello studio». Rovesciando la prospettiva, il dubbio che dovremmo porci, invece, è: a) non gli piace studiare e dunque non riesce nello studio?; oppure b) visto che non riesce nello studio, non gli piace studiare?

Chiunque di noi, del resto, messo di fronte a delle prove in cui fallisce, spesso o ogni giorno, perderà con ogni probabilità interesse verso quelle stesse prove.

Prima di capire in quali modalità e con quali strumenti i genitori possono aiutare e sostenere nello studio i propri figli con DSA, si fornisce, alla fine del capitolo, un breve questionario (Scheda 1.1) per indagare le loro aspettative nei confronti del rendimento scolastico, dello svolgimento dei compiti e del futuro formativo dei loro ragazzi.

(Tratto dall’anteprima di “Nostro figlio è dislessico”).

Da qui nascono molti dubbi e domande, come, ad esempio: Perché accade questo?, Cosa ha mio figlio?, Come posso aiutarlo?

 

Così, ho scritto un libro per voi con tutti i miei consigli, si chiama “Nostro figlio è dislessico”, manuale di autoaiuto per genitori con figli con Dislessia e DSA, lo trovi QUI.

 

Se hai trovato utile questo articolo, condividilo e seguici anche su

Se tuo figlio ci vede bene ma legge male, tieni gli occhi aperti

Se man mano che la scuola procede, le difficoltà di vostro figlio non sembrano diminuire, ma, al contrario, aumentano nel corso degli anni (o dei mesi), le ipotesi da vagliare sono quelle legate sia all’acuità visiva che alla sensibilità uditiva. Infatti, non sono pochi i genitori che fanno eseguire ai figli dei controlli della vista o dell’udito per verificare se vi possano essere difficoltà sensoriali.

Nella maggior parte dei casi con ipotesi di DSA, però, questi esami danno esito negativo, e la conclusione a cui si dovrà pervenire è che, evidentemente, le difficoltà di apprendimento non sono attribuibili a tali cause.

(Tratto dall’anteprima di “Nostro figlio è dislessico”).

Da qui nascono molti dubbi e domande, come, ad esempio: Perché accade questo?, Cosa ha mio figlio?, Come posso aiutarlo?

Così, ho scritto un libro per voi con tutti i miei consigli, si chiama “Nostro figlio è dislessico”, manuale di autoaiuto per genitori con figli con Dislessia e DSA, lo trovi QUI.

COP_Nostro-figlio-e-dislessico_590-600-8
Nostro figlio è dislessico – Gianluca Lo Presti.

Se hai trovato utile questo articolo, condividilo e seguici anche su

La richiesta di consulenza nei DSA

Dal momento in cui al clinico arriva la richiesta di consulenza, è opportuno raccogliere alcune informazioni e farsi un’idea sul motivo che ha spinto la scuola e/o la famiglia a richiedere un approfondimento diagnostico. In questa fase occorre ricordare che spesso la scuola o la famiglia hanno già cercato una possibile spiegazione e hanno attuato un intervento sul problema da loro rilevato; tuttavia, questi primi e naturali interventi non sono stati sufficienti a modificare la situazione di partenza e non hanno giovato ad allontanare le preoccupazioni sullo sviluppo del bambino.

Schermata 2016-02-16 alle 11.06.40

(Immagine tratta da Anteprima “Diagnosi dei disturbi specifici apprendimento scolastico”).

Questo primo momento è importante soprattutto per due ordini di motivi: la preparazione della visita del bambino e la prima scelta degli strumenti standardizzati attraverso i quali procedere alla verifica dell’apprendimento. Nel primo aspetto è importante tenere presente che se al bambino viene spiegato cosa va a fare dallo specialista, è più facile lavorare in un clima a lui favorevole e riceverne, qualora esistano le condizioni, la collaborazione. In ogni caso, è bene illustrare sempre al bambino il significato e il motivo dell’applicazione di uno strumento diagnostico. Durante la verifica, il clinico può osservare il comportamento del bambino, valutare le modalità con cui si adatta alla nuova situazione, come la affronta e quali strategie adotta in caso di difficoltà (l’Appendice 2a è una proposta di intervista semistrutturata per questo scopo).

Allo psicologo clinico o sperimentale è richiesto di utilizzare come meto- do privilegiato di studio l’osservazione. L’osservazione può essere utilizzata in molti modi, ad esempio in modo naturale o occasionale, in modo sistematico all’interno di un campo di osservazione definito, in modo controllato attra- verso strumenti di rilevazione, ecc. La variabile osservativa di una ricerca di laboratorio (nel caso si faccia riferimento allo psicologo sperimentale) viene misurata in particolari condizioni in cui le variabili dipendenti sono rigo- rosamente controllate e le variabili indipendenti sono sotto controllo dello sperimentatore nel determinare il valore della variabile osservativa attraverso la scelta del campione della ricerca e/o di procedimenti di randomizzazione nella presentazione degli stimoli. Pertanto, il punteggio raccolto non dovrebbe risentire di rilevanti margini d’errore, e l’errore casuale di misurazione do- vuto all’influsso di variabili indipendenti viene ipotizzato non determinante sulla variabile osservativa raccolta dai dati del campione della ricerca (stima dell’errore di misurazione uguale a zero).

Esistono certamente delle difficoltà, di natura diversa, che creano al clinico dei problemi di valutazione dell’osservazione e di comprensione del significato del dato preso in considerazione. Innanzitutto, le variabili indipendenti vengono assunte «aprioristicamente» come ininfluenti sul dato raccolto; ad esempio, il metodo di insegnamento rispetto a un problema di ritardo di apprendimento in lettura o in matematica, la presenza di una familiarità del disturbo, ecc.

La variabile osservativa (v.o.) per lo sperimentatore deve essere scelta con accuratezza, isolata da un vasto insieme di comportamenti e misurata sotto rigoroso controllo; per il clinico, la v.o. viene prodotta dalla patologia e non può essere «isolata» prima di un’analisi qualitativa dei comportamenti indi- cati come non adattivi. Tale analisi dovrà integrare indici qualitativi diversi (comportamento del bambino a casa, a scuola, modalità di funzionamento dei processi cognitivi di base, di apprendimenti specifici, anamnesi personale e familiare, ecc.) attraverso una completa descrizione dei sintomi.

L’integrazione dei dati raccolti dovrebbe consentire una possibile/plausibile interpretazione del fenomeno (uso del metodo induttivo nel procedimento diagnostico). In questa fase è fondamentale l’analisi qualitativa del comportamento di interesse, oltre che la valutazione quantitativa del comportamento sintomatico. A questo punto del procedimento diagnostico, il clinico ha affrontato solo una parte del suo percorso. Una corretta «diagnosi funzionale» richiede ulteriori approfondimenti basati su un’accurata scelta degli stimoli (variabili necessarie allo studio del fenomeno oggetto di indagine) e la definizione di prove «ad hoc» costruite in relazione alle ipotesi formulate sui processi valutati come deficitari.

Sopra, in tabella 2.1, vengono riportate alcune differenze metodologiche tra metodo sperimentale e metodo clinico.

La valutazione dei disturbi cognitivi e dell’apprendimento può essere paragonata a un «esperimento in natura», in quanto le particolari condizioni genetiche, ambientali ed evolutive del bambino sottoposto a indagine ci offrono l’occasione di approfondire le modalità attraverso le quali il soggetto apprende con risorse cognitive ridotte o parzialmente compromesse.

È opportuno, a questo punto, definire un protocollo in cui siano contenute quelle informazioni che la scuola ritiene importante confrontare con la propria valutazione, al fine di elaborare il Piano Didattico Personalizzato e, allo stesso tempo, far riferimento alle conoscenze acquisite dalla ricerca della psicologia cognitiva, della neuropsicologia o della psicopatologia che si ritengono impor- tanti per comprendere le modalità attraverso le quali quel soggetto apprende, si mette in relazione con le persone e si adatta all’ambiente.

Tratto da anteprima del testo Diagnosi dei disturbi specifici dell’apprendimento scolastico” di Vio, Lo Presti e Tressoldi.

Abbiamo scritto per voi un libro con tutte le procedure per la diagnosi altamente specialistica di DSA, lo trovate QUI.

Tutti i nostri corsi On-line su Dislessia e Disturbi Specifici di Apprendimento, li trovi qui: https://gianlucalopresti.net/dsa-academy/


Se hai trovato utile questo articolo, condividilo e seguici anche su

DSA lieve, medio e grave entità, cosa sono e come distinguerli?

Ogni soggetto con DSA ha un LIVELLO di GRAVITA’ che viene esplicato nella Diagnosi specialistica. In basso metteremo dei consigli rispettivamente per genitori, insegnanti e specialisti. Vediamo di capirne di più.


 

Con la nuova pubblicazione del DSM 5 sono stati anche indicati i cosiddetti livelli di gravità dei Disturbi Specifici di Apprendimento. Abbiamo dunque 3 diversi livelli di gravità di un DSA. Vediamo quali sono e come distinguerli.

Il primo è quello di livello LIEVE, ovvero: <<Il disturbo comporta alcune difficoltà nelle abilità di apprendimento che coinvolgono uno o due discipline scolastiche, con difficoltà lievi che il soggetto è in grado di compensare e funzionarne adeguatamente con il semplice adattamento del metodo didattico e supporti compensativi durante la frequenza scolastica>>. (DSM-5©, APA).

Ciò significa che nel livello LIEVE il “semplice adattamento” della didattica garantisce un buon apprendimento. L’esempio potrebbe essere quello di uno studente con DSA con il quale viene applicato il Piano Didattico Personalizzato a scuola e, tramite l’applicazione di questo, lo studente ha un buon adattamento a scuola.

Il secondo livello è quello MODERATO, dunque: <<Il disturbo comporta marcate difficoltà nelle abilità di apprendimento che coinvolgono uno o più discipline scolastiche. Il soggetto, in assenza di attività di recupero individualizzato, è in difficoltà con il sufficiente apprendimento durante le frequenza scolastica. Possono essere necessari alcuni adattamenti e supporti compensativi, sia a scuola che a casa, o nelle attività lavorative; ciò al fine di completare le proprie attività in modo efficiente>>. (DSM-5©, APA).

Quella del livello MODERATO è, invece, la situazione più frequente. Ovvero che le difficoltà nell’apprendimento sono “marcate”.  Se non si pone nessun aiuto (come attività di potenziamento o percorsi di autonomia), quello che accade è che si hanno apprendimenti insufficienti. Le modalità dispensative/compensative sono una costante anche in questo livello di gravità.

Il terzo livello è, infine, quello GRAVE in cui <<Il disturbo comporta evidenti difficoltà nell’apprendimento, queste interessano diverse discipline scolastiche, ciò comporta che il soggetto, senza attività intensive di insegnamento specifico e individualizzato, è in forte difficoltà con il sufficiente apprendimento durante le frequenza scolastica. Nonostante l’uso di adattamenti e supporti compensativi, sia a scuola che a casa, o nelle attività lavorative, il soggetto non è in grado di completare le proprie attività in modo efficiente>>. (DSM-5©, APA).

La situazione peggiore si verifica nei casi di GRAVE entità, in cui non solo abbiamo evidenti difficoltà, ma l’apprendimento appare in forte difficoltà e, nonostante si attuino gli strumenti dispensativi/compensativi ,lo studente non è in grado di completare le proprie attività.

Consigli per genitori

Nelle diagnosi dei vostri figli dovreste ritrovarvi il livello di gravità nella parte relativa al tipo di disturbo, esempio “Dislessia di grado…”. Da li si può comprendere meglio come aiutare il proprio figlio a scuola, in tal senso consiglio il libro “Nostro figlio è dislessico”, manuale di autoaiuto per genitori di bambini con dislessia e DSA (qui)

Consigli per insegnanti

I vari livelli identificano le risorse e gli aiuti da attuare, esempio con livello GRAVE è possibile dispensare lo scritto delle lingue straniere (Dm 5669, 12/7/2011). Il libro consigliato è Dislessia ed altri DSA a scuola.

Consigli per specialisti

Tutti i nostri corsi On-line su Dislessia e Disturbi Specifici di Apprendimento, li trovi qui: https://gianlucalopresti.net/dsa-academy/

Inserire sempre il livello di gravità, ne abbiamo parlato in modo altamente specialistico nel libro Diagnosi dei Disturbi Evolutivi di Vio e Lo Presti.

10688427_388903741275848_2025790425325680784_o


Se hai trovato utile questo articolo, seguici anche su

Cosa inserire nel PDP per DSA? Ecco i miei consigli

Come evitare di scambiare una difficoltà di apprendimento per un DSA

Salve a tutti, oggi vorrei discutere con voi dell’argomento:

“Diagnosi di DSA: sono tutti DSA oppure vi sono casi di “difficoltà” che però vengono diagnosticati come DSA?”

I DSA esistono, che sia chiaro, ma “quanto” una scuola poco efficace nella didattica (o negli stili relazionali) contribuisce a fare aumentare difficoltà anche ad alunni che non hanno un DSA, e che poi operatori poco esperti (aggiungo io) scambiano come DSA?

Stavolta facciamo il contrario. Parliamo di quali sono i rischi in cui si incorre quando un bambino con semplici difficoltà di apprendimento viene scambiato per un DSA, e come fare per evitarlo.

Da quando l’8 ottobre 2010 è stata approvata la Leg 170 sono stati garantiti a tutti i bambini con Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) il successo scolastico (Art 2, comma 1, punto b).

Insomma, quelli che prima erano considerati come bambini svogliati o con scarse abilità oggi possono essere segnalati come casi sospetti di DSA: ma sarà sempre e solo dopo una valutazione specialistica che potremo conoscere la diagnosi precisa.

Quello che oggi dunque avviene è che la scuola segnala gli studenti con difficoltà evidenti nell’apprendimento: di tutti questi casi individuati è molto probabile che alcuni poi siano diagnosticati come DSA, ovvero con un disturbo a carattere neurobiologico e che necessitano di una didattica personalizzata, uso di strumenti dispensativi/compensativi e attività di potenziamento (DM 5669/11, MIUR).

Tra i casi segnalati però, vi potranno anche essere i bambini con difficoltà di apprendimento, dunque senza nessun disturbo neurobiologico, ai quali ciò che serve è una migliore didattica, un metodo di studio più efficace, o con previ cicli di aiuto pomeridiano, infatti sono proprio coloro ai quali basta poco per ottenere notevoli miglioramenti che spesso rientrano nella “difficoltà” di apprendimento, piuttosto che di un “disturbo”.

E se dunque anche bambini con difficoltà di apprendimento venissero invece diagnosticati come DSA? Cosa cosa potrebbe succedere e come evitare che ciò accada?

Facciamo un esempio: se un bambino è Dislessico, quindi che la sua caratteristica neurobiologica gli rende difficoltoso apprendere dei concetti attraverso lo strumento della lettura, scrittura o calcolo, quello che posso fare, ad esempio, è di non farlo leggere come primo lettore (dispensazione) e di aiutarlo leggendo io il brano o tramite sintesi vocale (compensazione). Se invece un bambino ha una semplice difficoltà di apprendimento ma lo scambio per Dislessico e lo dispenso dalla lettura, accade che gli precludiamo un apprendimento in cui invece potrebbe riuscire autonomamente. La stessa situazione potrebbe accadere negli errori ortografici (disortografia), qualità della scrittura (disgrafia) ed errori ed abilità di calcolo (discalculia).

Tutti i nostri corsi On-line su Dislessia e Disturbi Specifici di Apprendimento, li trovi qui: https://gianlucalopresti.net/dsa-academy/

Per evitare che ciò accada

In Italia abbiamo delle linee guida per effettuare le diagnosi di DSA molto precise e dettagliate: CC, PARC e ISS CC (ecco i migliori testi per la diagnosi di DSA, qui)

Questi documenti indicano in modo preciso che servono alcuni criteri specifici per la diagnosi di DSA.

Nel dettaglio ne servono n°”X” di criteri di inclusione e n°”X” per quelli di esclusione. Se questi sono presenti allora ne serviranno altri n°”X” per la dislessia, n°”X” per disortgrafia, n°”X” per la disgrafia e n°”X” per discalculia (criteri tutti suddivisi e riportati nel testo “Diagnosi dei Disturbi Evolutivi” di Vio e Lo Presti, qui).

Insomma, i documenti ufficiali riportano di conseguenza che la diagnosi di DSA sia qualcosa di più di un elenco di prove e punteggi. Ma è fatta di un’anali accurata del caso in esame, al fine di individuare nel dettaglio non solo se è DSA o meno, ma anche che tipo di DSA e come esso funziona (diagnosi funzionale).

Accertarsi dunque con precisione se si tratta di DSA o meno è indispensabile per l’aiuto pertinente. Infatti se la diagnosi non è ben definita, rischiamo la mancata identificazione del problema, come quando troviamo nelle diagnosi la semplice sigla “trattasi di DSA Dislessia, etc.”, mentre in realtà ci interessa sapere di che tipo di Dislessia stiamo parlando, esempio se fonologica o lessicale. Da qui cambia tutto per l’aiuto per quel preciso soggetto.

Una diagnosi generica è spesso una delle causa di un aiuto inadeguato. Pertanto nello scambiare un bambino con difficoltà di studio per DSA , corriamo il rischio sia di non ottenere miglioramenti e sia di avere possibili ricadute sul piano sia emotivo e che motivazionale.

Per concludere qui questa parte possiamo soprattutto che servirebbe dedicare molto più tempo a parlare con le famiglie e molto meno tempo a somministrate test. Ma di questo preciso argomento ne parleremo nei prossimi giorni sempre qui nel nostro sito.

Alcuni indici di sviluppo della lettura nella diagnosi di Dislessia

Tutti i nostri corsi On-line su Dislessia e Disturbi Specifici di Apprendimento, li trovi qui: https://gianlucalopresti.net/dsa-academy/

Il libro indicato è DIAGNOSI DEI DISTURBI EVOLUTIVI, aggiornato al DSM 5.

I disturbi dello sviluppo vengono presentati singolarmente e per ciascuno di essi sono descritti:
– i modelli teorici di funzionamento,
– i criteri diagnostici ai fini dell’inquadramento nosografico — in linea con i principali sistemi di classificazione internazionale (ICD-10 e DSM 5) e con le Consensus Conference —
– casi clinici esemplificativi
– suggerimenti per un intervento efficace.
Viene affrontato, inoltre, il problema della comorbidità nella psicopatologia dello sviluppo.
In appendice vengono proposte pratiche interviste clinico/anamnestiche, specifiche per ogni singolo disturbo; queste sono finalizzate a raccogliere in modo rigoroso le informazioni importanti per procedere all’elaborazione di ipotesi diagnostiche.
Lo trovi qui
http://www.erickson.it/Libri/Pagine/Scheda-Libro.aspx?ItemId=40637

Numero verde (solo per ordini)
800 844052 da lunedì a venerdì dalle 8 alle 19
il sabato dalle ore 8 alle 12

Ecco perchè nei DSA è meglio parlare di Potenziamento (e non di Riabilitazione).

POTENZIAMENTO O RIABILITAZIONE dei DSA?

Dopo la diagnosi di DSA molti genitori iniziano per i loro figli un percorso di incontri con Psicologi, Logopedisti, Educatori, Pedagogisti, Psicomotricisti, (ognuno di questi, adeguatamente formato con competenze specifiche per i DSA) al fine di migliorare le abilità.

Nei DSA, dal punto di vista puramente Formale si parla di Riabilitazione o di Rieducazione Funzionale. E questo si fa quando si emettono le ricevute fiscali [esempio, nel nomenclatore dell’CNOP alla voce “Abilitazione e Riabilitazione Psicologica” con il cod.28 si legge “Rieducazione funzionale di specifici processi o abilità cognitive” (fonte)]. Oppure quando si elaborano progetti di intervento all’interno del Servizio Sanitario Nazionale. E’ dunque un “linguaggio” ufficiale. Infatti nei manuali diagnostici (per approfondire il DSM-5 correlato con i Disturbi Evolutivi, ti consiglio questo libro) si parla di “Disturbo”, e DSA significa, appunto, “Disturbo Specifico di Apprendimento”. Associato alla parola “disturbo” vi è poi la parola “Riabilitazione”.

Nonostante ciò, proprio negli ultimi anni si è cercato sottolineare che i DSA più che dei “Disturbi” siano delle “Caratteristiche”. Nel dettaglio il PARCC sui DSA indica che:

“Dislessia, disortografia e discalculia possono essere definite caratteristiche dell’individuo, fondate su una base neurobiologica; il termine caratteristica dovrebbe essere utilizzato dal clinico e dall’insegnante in ognuna delle pos- sibili azioni (descrizione del funzionamento nelle diverse aree e organizzazione del piano di aiuti) che favoriscono lo sviluppo delle potenzialità individuali e, con esso, la Qualità della Vita.” (PARCC, 2011, pp. 21-22).

In sintesi, ci sono contesti formali in cui si parla di Riabilitazione. Anche si sta portando avanti la campagna di sensibilizzazione di definire i DSA come delle Caratteristiche (cosi facendo allontaneremmo anche il concetto di Riabilitazione).

Un esempio è tratto dal commento (in una discussione inerente proprio questo dibattito) di Giacomo Cutrera (Vide-presidente AID) il quale indica così il suo punto di vista:

Schermata 2015-09-17 alle 01.59.43

Come sempre Giacomo Cutrera è chiaro su molti aspetti.

Non è però ora mia intenzione parlare di quando fare il potenziamento, come esso funziona ed ed entro che età è bene iniziarlo (lo scriverò nei prossimi giorni sempre qui nel mio sito -> “Potenziamento”, mentre qui trovi un video che ho realizzato dal titolo “3 regole sul potenziamento dei DSA“) dunque vediamo adesso perché è bene parlare di Potenziamento e non di Riabilitazione.

ECCO PERCHE’ NEI DSA E’ MEGLIO PARLARE DI POTENZIAMENTO (e non di Riabilitazione)

Iniziamo subito da un chiarimento terminologico: Potenziamento o Riabilitazione dei DSA?

Per il termine Riabilitazione il dizionario della Treccani riporta quanto segue:

“Il complesso delle misure mediche, fisioterapiche, psicologiche e di addestramento funzionale intese a migliorare o ripristinare l’efficienza psicofisica di soggetti portatori di minorazioni congenite o acquisite” (fonte)

Mentre per il termine Potenziamento, sempre il dizionario della Treccani indica come:

“Rendere potente o più potente, dare incremento, conferire maggior valore, sviluppo, forza (…), fornirle i mezzi necessari per un solido sviluppo” (fonte).

In sintesi, si Riabilita qualcosa che prima c’era ed ora non c’è più. Dunque non possiamo associarla ai DSA. Se avessimo un bambino che prima legge e poi, di colpo (causa trauma, incidente, etc) non legge più (al di la che NON sarebbe un DSA, perchè il DSA è innato) allora parleremmo di Riabilitazione.

Ma nei DSA la caratteristica è innata. Dunque è un qualcosa che non c’è mai stata e che stenta a svilupparsi. Vediamo due casi esemplificativi:

Caso 1 (Riabilitazione) Carlo legge come tutti, sino a quando, in 3° classe primaria, ha un brutto incidente con la macchina, sbatte purtroppo la testa, non ha nulla di grave, ma, oltre mal di testa, da quel giorno legge più lentamente e con errori. In questo caso faremo una Riabilitazione, per un soggetto che NON ha DSA ma un deficit cognitivo su base traumatica.

Caso 2 (Potenziamento) Mario inizia la scuola e da subito mostra difficoltà nel leggere, queste difficoltà diventano molto più evidenti nel corso degli anni, siamo a settembre della 3° classe primaria in cui, dopo una visita specialistica (in assenza di traumi, assenti problemi visivi etc) viene posta diagnosi di DSA. (per approfondire i criteri diagnostici per DSA, ti consiglio di visionare questo libro). In questo caso parleremo di Potenziamento delle abilità di lettura (pur considerando che in documenti ufficiali spesso si scrive “Riabilitazione”).

Visto che è dunque nelle nostre intenzioni dare il più aiuto possibile nello svilupparsi dell’abilità: noi “Potenziamo” le abilità di velocità e correttezza della lettura nella Dislessia; “Potenziamento” le abilità ortografiche per la diminuzione degli errori ortografici nella Disortografia; “Potenziamo” le abilità grafiche di scrittura per migliorare la qualità del gesto grafico; “Potenziamo” le abilità i calcolo per aumentare la velocità ma soprattutto diminuire gli errori.

Nel mio lavoro, ormai da anni parlo di Potenziamento delle abilità di Apprendimento, attraverso l’uso di specifici esercizi per la lettura, scrittura e calcolo. Che possono essere svolti sia con operatore che a casa (meglio se in entrambi i contesti).

In tal senso nel mio ultimo libro “Nostro figlio è dislessico”, trovi tutti gli esercizi e le attività di potenziamento da me consigliate (ecco dove trovare il libro, scopri di più).

Dunque invito tutti voi a:

1-  DSA come delle Caratteristiche.

2- Potenziamento delle abilità

3- Condividere questo post (se lo trovate utile) e dare un occhiata a queste pagine che ho scritto per voi -> (PDF)

Con un cordiale saluto

Gianluca Lo Presti

Tutti i nostri corsi On-line su Dislessia e Disturbi Specifici di Apprendimento, li trovi qui: https://gianlucalopresti.net/dsa-academy/

“Nostro figlio è dislessico” video con Gianluca Lo Presti


“Nostro figlio è dislessico” è un libro di Gianluca Lo Presti.
Manuale di autoaiuto per genitori di bambini con Dislessia e DSA
Ecco dove trovare il testo Scheda Libro “Nostro figlio è dislessico”, Ed. Erickson

Segui le guide e le novità per DislessiaDisortografia, Disgrafia e Discalculia

Facebook: facebook.com/blog.gianluca.lopresti

Twitter: twitter.com/GianLoPresti


Frutto di anni di pratica professionale diretta, il volume nasce con lo scopo di rendere i genitori:
• informati sui cambiamenti normativi in materia di DSA;
• in grado di riconoscere i fattori di rischio e i sintomi;
• consapevoli delle risposte che lo specialista deve fornire alla conclusione del percorso diagnostico;
• condividere con gli insegnanti il Piano Didattico Personalizzato;
• gestire la delicata attività dello studio a casa;
• prevenire gli effetti secondari del disturbo sul piano emotivo, motivazionale e relazionale.
Pensato per le famiglie, il volume può fornire anche a psicologi e docenti indicazioni operative e un ampio panorama di strumenti didattici e interventi di recupero, grazie soprattutto a un linguaggio chiaro e ai numerosi suggerimenti pratici e consigli di esperti.

INDICE

Presentazione (Claudio Vio)
Introduzione

PRIMA PARTE – Capire e affrontare i Disturbi Specifici di Apprendimento
– Le difficoltà di apprendimento che un bambino incontra a scuola
– Disturbi Specifici di Apprendimento: domande & risposte
– Tutto sulla diagnosi di DSA
– Dopo la diagnosi di DSA

SECONDA PARTE – Aiutare uno studente con DSA nell’apprendimento scolastico
Pianificazione delle attività di studio e tecniche motivazionali
– Strategie di studio per i DSA
– Potenziare le abilità di apprendimento
– Attività dispensative e strumenti compensativi
– Autonomia di studio nei DSA
– Le 3 cose da ricordare dopo aver letto questo libro

Bibliografia
Appendici

Scopri l’anteprima -> PDF con 18 pagine del testo 


Per ordinare il libro “Nostro figlio è dislessico” chiama il Numero verde delle Edizioni Erickson (solo per ordini) al 800 844 052 da lunedì a venerdì dalle 8 alle 19
il sabato dalle ore 8 alle 12.

Diagnosi DSA: criteri inclusione/esclusione dei Disturbi Specifici Apprendimento

Prima di una diagnosi di Disturbo Specifico di Apprendimento è bene verificare i criteri di Inclusione ed Esclusione di DSA. Senza questa prassi non si può fare diagnosi di DSA.
In questo video vediamo quali sono, e per farlo ci siamo avvalsi dei seguenti testo fondamentali per la Diagnosi dei DSA in Italia secondo i documenti nazionali e la normativa vigente:
– Diagnosi dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento Scolastico –
http://www.erickson.it/Libri/Pagine/Scheda-Libro.aspx?ItemId=37394

– Diagnosi dei Disturbi Evolutivi –
http://www.erickson.it/Libri/Pagine/Scheda-Libro.aspx?ItemId=40637

GUARDA IL VIDEO

Tutti i nostri corsi On-line su Dislessia e Disturbi Specifici di Apprendimento, li trovi qui: https://gianlucalopresti.net/dsa-academy/

_____________________
Guide e aiuti per ‪#‎Dislessia‬ e ‪#‎DSA‬
Seguici su
Facebook https://www.facebook.com/blog.gianluca.lopresti
Twitter https://twitter.com/GianLoPresti
Web http://gianlucalopresti.net/

DSA: strategie pratiche a cura di Gianluca Lo Presti

Disturbi Specifici dell’Apprendimento: intervista a Gianluca Lo Presti sulle strategie pratiche che può seguire un genitore dall’identificazione precoce, passando per la documentazione necessaria sino all’aiuto a casa e a scuola.

In particolare si parla di:
1:05 Quali sono i segnali per poter meglio riconoscere i Disturbi Specifici di Apprendimento?
4:21 Dopo della diagnosi, come si aiuta un bambino con DSA?
7:13 Come funziona il Piano Didattico Personalizzato.
8:31 A che età diagnostichiamo un DSA?
9:24 I 5 passi di un metodo di studio per genitori con figli con Dislessia.
11:55 “Prendere un buon voto”.
13:25 Andare oltre i punteggi dei Test.
14:32 Attività pomeridiane: andare al di la dello studio.
16:13 Disortografia: strumento di potenziamento, tempi e modalità.

Tutti i nostri corsi On-line su Dislessia e Disturbi Specifici di Apprendimento, li trovi qui: https://gianlucalopresti.net/dsa-academy/