Aiutare mio figlio con Dislessia: 7 lezioni GRATUITE

Se sei un genitore o un operatore DSA e cerchi il modo di aiutare tuo figlio (o i bambini che segui) nello studio pomeridiano, allora queste lezioni sono adatte a te.

Spesso le difficoltà che riscontriamo possono essere di due tipi: quelle incontrate il pomeriggio e quelle che si verificano a scuola. Infatti, se lo studio a scuola fosse fatto in modo adeguato (come ad esempio applicazione completa e precisa del PDP, Leg. 170/10, in classe) a casa il lavoro sarebbe decisamente più semplici. Ma è vero anche l’opposto, ovvero, qualora a scuola abbiamo la piena collaborazione, questa rischia di vanificarsi se il pomeriggio non aiuto il bambino con Dislessia e DSA nel modo corretto.

Va però anche sottolineato che dal lavoro pomeridiano non possiamo pretendere miracoli. Ciò in quanto il bambino affronta lo studio dopo la mattinata di studio e delle attività ludiche o sportive sarebbero l’ideale. Motivo per cui ottimizzare il tempo e la modalità di studio con delle strategie efficaci per Disturbi Specifici di Apprendimento è di certo la via maestra.

12In tal senso abbiamo creato un Corso OnLine con la possibilità di rivedere le lezioni e contatto diretto con il Dr. Gianluca Lo Presti, sul Metodo di Studio nella Dislessia e DSA. Lo trovi QUI. In cui imparerai non solo i passi per un buon metodo di studio con tuo figlio dislessico, ma anche gli strumenti compensativi nei DSA, come incentivare la motivazione e strategie educative associate. Il tutto interamente condotto dal Dr. Lo Presti, e lo trovi disponibile ancora per pochi posti, QUI.

Lo stesso Dr. Lo Presti ha preparato per noi queste 7 lezioni GRATUITE qui di seguito in cui parleremo di che cos’è davvero la Dislessia dal punto di vista scientifico, ma anche dei bambini che invertono le lettere, la presa della penna, gli errori ortografici, il PDP a scuola e come compilarlo in modo efficace e parleremo anche di motivazione ed alla fine non perderti una bellissima lezione-intervista su tutti i DSA con materiale pratico, ecco, le trovi qui:

 

Ti sono piaciute queste indicazioni? Allora condividi e se vuoi partecipa pure tu al corso OnLine sul Metodo di Studio nella Dislessia e DSA, lo trovi QUI.

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Lettera di una mamma bambino Dislessia

Ecco la lettera di Mamma Anna. Oggi 8 ottobre ho avuto l’onore di leggerla per voi.
Con un cordiale saluto

 

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In più se volete approfondire questi temi, abbiamo ideato vari corsi OnLine in cui sarò il vostro docente, sui temi dello studio nella Dislessia e Potenziamento dei DSA; li trovate QUI.

 

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Ho scritto un libro per voi con tutti i miei consigli, si chiama “Nostro figlio è dislessico”, manuale di autoaiuto per genitori con figli con Dislessia e DSA, lo trovi QUI.

Ti ricordo anche i DUE testi tecnici sulla DIAGNOSI di TUTTI i DSA e Disturbi Evoluti, li trovi QUI.

3 cose da fare quando studiate con i vostri figli.

3 cose importantissimi quanto studiate con i vostri figli

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Bambino dislessico dice: “Faccio da me” ed il risultato è strepitoso (3 insegnamenti).

Fermatevi, e leggete questa storia di intelligenza e dislessia.
Un bambino dislessico tutti i mesi porta a casa un libro dalla biblioteca della scuola, la mamma gli legge il libro, e poi lui svolge la scheda a fine capitolo.
Nel completarla dice alla madre: “Eh ma mamma, qui non c e’ ne’ neanche una giusta pero’. Faccio da me!!!”
Il risultato è strepitoso.
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Un grazie immenso a Mamma Corinne e a tutte le mamme come lei.
Questa storia ci insegna 3 cose:
  1. Che l’intelligenza nei bambini con DSA è dalle diverse sfumature, pur con difficoltà nella lettura, il canale “uditivo” permette un coretto apprendimento dei contenuti.
  2. La creatività (figlia dell’intelligenza) è un modo eccellente che hanno i bambini con dislessia per risolvere i problemi.
  3. Che ancora oggi, gli obiettivi di oggi sono troppo focalizzati sul canale “lettura” e molto meno sull’obiettivo “comprensione”. In tal senso il bambino ha inserito la risposta “mancante”.

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Tecnica del “non-rimprovero” nella Dislessia e DSA (e non solo).

post-da-airipa-16-divulgazione-021I bambini con Dislessia, DSA (e non solo) a causa delle loro difficoltà spesso vengono richiamati e subiscono maggiori rimproveri anche in modo sproporzionato alle gratificazioni. Inutile dire che ciò impatta negativamente sulla propria autostima e motivazione. Allora che fare?

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Provate così: se un bambino vi sbaglia 9 esercizi su 10 evitate di dirgli “ne hai sbagliate 9, adesso ricominci e non ne sbagli più neppure UNO!”.

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Quanto invece potreste benissimo partire dal lato positivo e dirgli, nel caso ne abbia fatti giusti 2 su 10: “Bravo! Ne hai fatti giusti 2, ora ricominci e ne fai giusti almeno 3”, e magari ricevere un premio se arrivano a 5. Ricordiamo che se sono studenti con Dislessia e DSA la loro fatica è il doppio. Dunque il premio ci sta tutto.

(estratto dalla presentazione  alla Tavola Rotonda del congresso AIRIPA).
Insomma: rimproverare un bambino con #Dislessia e #DSA con la stessa velocità con cui sbaglia significherebbe lesinare gravemente la sua autostima. Perchè non provare?. 

Ho scritto un libro per voi con tutti i miei consigli, si chiama “Nostro figlio è dislessico”, manuale di autoaiuto per genitori con figli con Dislessia e DSA, lo trovi QUI.

Ti ricordo anche i DUE testi tecnici sulla DIAGNOSI di TUTTI i DSA e Disturbi Evoluti, eccoli QUI.
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3 consigli inizio scuola (ringraziamenti settembre 2016)

Siamo oltre 42Mila utenti attivi su questa pagina (qui: facebook.com/blog.gianluca.lopresti settembre 2016  ), per ringraziarvi, vorrei darvi 3 consigli immediati per iniziare al meglio il nuovo anno scolastico.

Il nostro sito web: https://gianlucalopresti.net/

Tutti i video con guide e aiuti per #Dislessia e #DSA:https://www.facebook.com/blog.gianluca.lopresti/videos

La calcolatrice parlante la trovate qui:
https://www.amazon.it/CALCOLATRICE-PARLANTE-IT…/…/B00QU3URAO


Ho scritto un libro per voi con tutti i miei consigli, si chiama “Nostro figlio è dislessico”, manuale di autoaiuto per genitori con figli con Dislessia e DSA, lo trovi QUI.

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Cosa dire al bambino con Dislessia?

Semplicemente la verità: l’importante è che la si dica in modo semplice.

Una buona strategia è quella di far leva sulle caratteristiche positive e negative di ognuno.

«Ogni bambino è bravo in qualcosa, tu sei molto bravo a giocare a calcio, ballare, smontare gli oggetti, conoscere tutti i nomi di… (ecc.); molti tuoi compagni di scuola tutto questo non sanno gl story 3farlo. Nonostante ciò, come ti rendi conto anche tu, hai delle difficoltà quando leggi/scrivi/fai i calcoli. Ecco, questa tua fatica si chiama dislessia (o qualsiasi altro DSA). Ovvero, hai una buona intelligenza come e più degli altri. Nonostante ciò, sono però molte le persone che, malgrado a scuola abbiano avuto molte difficoltà come te adesso, nella vita sono riuscite a dare il meglio di sé. La dislessia, infatti, è molto comune: anche molti altri tuoi compagni potrebbero essere dislessici ma non saperlo.»

Tratto da “Nostro figlio è dislessico”, lo trovi QUI.

 

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5 Punti di forza cardinale nella Dislessia

Tra rimproveri, difficoltà e compiti mal eseguiti, appare necessario andare a scovare le qualità di uno studente con Dislessia, e questo lo si può fare solo in due modi:

a) Dopo una buona valutazione diagnostica, la quale non si limiti a dei semplici “test” (ne abbiamo parlato qui), ma che indichi nel dettaglio cosa ha il soggetto e come poterlo aiutare;

b) Osservare lo studente nello studio ed incentivare ciò in cui va già bene, in quanto molto spesso si mettono in atto strategie naturali al fine di aggirare le difficoltà.

Secondo la nostra esperienza, come séguito all’articolo “Abilità sviluppate grazie alla dislessia“, ecco cinque importanti punti di forza nella Dislessia:

1 – Abilità visive.

Sfruttate le mappe concettuali. Queste permettono l’apprendimento di un contenuto attraverso il canale visivo. Ricordiamo che le stesse possono essere usate durante le interrogazioni come previsto dal PDP e normativa vigente per DSA. Ma ciò con cui riusciamo ancor meglio a far emergere le abilità visive dello studente con dislessia, è di certo attraverso l’uso dei video per l’apprendimento. Dunque, impariamo ad usare siti come OVO, Rai Cultura e Rai Scuola dove troviamo video didattici per tutte le classi.

2- Concentrazione sui contenuti degli argomenti.

Una delle tecniche più efficaci (e nonché la più discussa e controversa) è quella della lettura del testo da parte dell’insegnante, del genitore o sintesi vocale. I normolettori leggono e comprendono, e dunque non posso spendere le proprie risorse cognitive interamente nella comprensione, ma parte di esse, devono essere dedicate alla lettura di decodifica. Nella dislessia ciò può non avvenire, dunque lo studente dislessico ha la possibilità di immergersi completamente nel contenuto di ciò che viene letto o spiegato. Vi è anche la situazione in cui bisogna prendere appunti durante la spiegazione. Succede la stessa cosa: mentre gli altri devono prendere appunti (transcodifica ortografica) ed in più anche comprendere, il soggetto con dislessia può concentrarsi interamente sui contenuti illustrati. Ciò a patto che il docente (come spesso previsto nei PDP), fornisca poi delle risorse audio o cartacee ridotte (come delle mappe) della spiegazione effettuata.

3- Conoscenza degli strumenti compensativi informatici.

Lo studente dislessico, spesso a sue spese di tempo e fatica, ai fini di una propria autonomia allo studio, è necessario che apprenda alla perfezione software e strumenti informatici (come sintesi vocali e mappe concettuali, qui una nostra risorsa gratuita). Le mappe concettuali, scrivere veloci con il computer, fare sintesi delle lezioni ascoltate, e tanto altro, è l’ordinaria amministrazione per gli studenti eccellenti delle Università. Infatti, accade proprio all’Università che ciò per tutti sarà nuovo ma necessario, per gli studenti con Dislessia sarà già conosciuto ed automatico. Insomma, uno studente con dislessia all’Università ha la possibilità di essere un passo avanti.

4- Uso di strategie alternative, utili per tutta la classe.

Qui vi è un esempio con il contafacile per la Discalculia, qui un altro esempio con la “Strategia della cardinalità”. Sono solo alcuni dei tanti esempio di come strumenti e strategie utilizzate per i Distrubi Specifici di Apprendimento risultato efficaci, utili e funzionali per tutti gli alunni della classe.

5- Motivazione alla riuscita.

Su Autostima e Dislessia ne parleremo sempre di più in futuro (qui alcuni articoli), quello che vorremmo però sottolineare è che comunque sia la Dislessia che i DSA rappresentano delle reali difficoltà nelle attività scolastiche e quotidiane. Dunque, se da un lato abbiamo il rischio reale di avere delle cadute nella stima di sè, dall’altro abbiamo la possibilità che ogni individuo che supera una sua difficoltà ottiene un grande risultato, ovverosia il premio di essere maggiormente resiliente alle difficoltà della vita.

Con un cordiale saluto.

Dr. Gianluca Lo Presti


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Abilità sviluppate grazie alla Dislessia

Una migliore visione periferica e la capacità di dare un senso a enormi quantità di dati visivi: sono solo alcune delle abilità che possono essere sviluppate con la Dislessia.

Le difficoltà legate alla Dislessia ed ai Disturbi Specifici di Apprendimento sono sotto i nostri occhi ogni giorno. Dalle difficoltà di decodifica della lettura, ortografia, grafia e calcolo, sino ad arrivare agli aspetti emotivi, come la scarsa Autostima, ansia ed altri aspetti emotivi.

Nonostante ciò, alcune ricerche, mostrano delle osservazioni rilevanti e positive, vediamone alcune.

Migliore visione periferica. Anche se i ragazzi con Dislessia sono meno bravi nei dettagli (come l‘inversione delle lettere), ma più acuti nel percepire ciò che accade tutto intorno al proprio campo visivo, dunque cogliere più rapidamente uno schema nel suo insieme.

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Le scale impossibili di Escher (Fig. 1).

Nella Figura 1 troviamo “Le scale impossibili di Escher”, tramite le quali, la Psicologa Catya von Càrolyi, in una sua ricerca indica come i soggetti con Dislessia siano più  veloci degli altri ad identificare quali scale siano “possibili” e quali invece “impossibili”. I lettori tipici, invece, hanno bisogno di un terzo del tempo in più.

Gli studi di Schneps (pubblicate su Bulletin of the American Astronomical Society), indicano che gli astrofisici con Dislessia hanno alle volte superato i colleghi nell’individuazione degli schemi che indicano i buchi neri.

Ancora ricerche di Schneps hanno indicano come, mostrando delle immagini sfocate, gli studenti con dislessia siano più bravi a coglierne le informazioni contenute meglio dei normolettori.

Altri punti di forza sono la capacità di memorizzare per immagini; fare collegamenti non convenzionali; creatività e produzione di nuove idee.

Il cosiddetto “genio creativo” dei bambini con Dislessia lo trovate anche in uno dei 7 buoni libri sulla Dislessia.

Tali ricerche, insieme alla nostra esperienza, ci permettono di capire come dunque sfruttare questi punti di forza. Continua a leggere I 5 Punti di forza cardinale nella Dislessia.

Con un cordiale saluto.

Dr. Gianluca Lo Presti


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Bibliografia consultata.

Annie Murphy Paul, (2012) “Il lato buono della dislessia”. Internazionale 936. 17 febbraio 2012. Pg. 94.

Vietato dire «hai sbagliato».

Ci sono quelle fatte subito, poi ci sono quelle differite nel tempo «Se anche ieri avessi fatto così..», poi ancora ci sono quelle velate.
Esse sono le “critiche” fatte al bambino.

Criticare vuol dire “valutare qualcosa”, solo che spesso le usiamo per valutare “in negativo” l’operato del bambino stesso.

Sembra più forte di noi.
Sottolineiamo che non ha finito tutti i compiti (ma non diciamo nulla di quelli che invece ha fatto); lo richiamiamo perché ha sbagliato il risultato (ma non lo elogiamo se la procedura era corretta); lo puniamo perché non ha ancora imparato a memoria la poesia (senza dire nulla sul impegno di averci almeno provato e poi ci sentiamo in colpa con noi stessi).
Ed alla fine che cosa otteniamo?
Un bambino che avrebbe potuto essere incentivato nei compiti che già sapeva fare, non li fa più. Nelle operazioni di cui ne aveva appreso la procedura, non ne farà altre.
Esservi arrabbiati per la poesia, non ha poi avuto il risultato di avergliela fatta imparare a memoria ma ha solo aumento il vostro senso di colpa post-rimprovero.

Insomma, nel bambino, c’è sempre qualcosa che non va.

Fate ora questa simulazione mentale, e rispondete.
Tra 10 esercizi fatti, cui 9 sbagliati, cosa potrebbe essere più utile dire:
Risp. 1 «Ne hai sbagliati 9! Adesso ricominci e non ne sbagli neppure uno!».
Risp 2 «Bravo! Ne hai fatto giusto uno, adesso riprova e fanne giusti almeno 2».
Per ogni comportamento del nostro figlio/studente, possiamo trovare qualcosa di positivo su cui incentivarlo. Sta a noi la scelta se dargli fiducia o sfiduciarlo del tutto.

gl story 8→ INSEGNAMENTO  ««Quando un bambino vi chiederà “Che cosa ho sbagliato?”.
Rispondiamogli: “Sei invece contento delle cose giuste che hai imparato?”.
Perché l’apprendimento è ciò che di positivo viene sottolineato»».

|Photo a cura di StePh. ritrae lo sfrondo di uno dei tanti congressi, focalizzandosi sul libro “Nostro figlio è dislessico” libro di G. Lo Presti.|

 

(Se utile, ricordati di condividere).

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Guide e Aiuti per Dislessia e DSA
Gianluca Lo Presti

DSA: Quell’emozione chiamata «Sconfitta»

Qui mi trovavo a #Milano, con i bravissimi colleghi del centro per #DSAInVilla” a parlare con tante famiglie, insegnanti e colleghi. Cosa facciamo?

Raccontiamo storie, reali, vere, sofferte e vissute.
Con semplicità, professionalità e riservatezza ma senza censure.
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Come la storia di Marco che non vede la madre la quale lavora lontano. Lui la sera si tiene stretto un libro, pur non sapendone leggere neppure una parola (Marco di 8 anni è Dislessico grave), ma lo tiene abbracciato a sé perché è un libro speciale, perché è il testo che sua madre che glielo leggeva tutte le sere d’inverno.

Ed allora capiamo che ogni bambino, ogni singolo bambino, non ha a che fare solo con i compiti, i libri, lo zaino. Quanto piuttosto con le “emozioni” che lega a quei compiti per casa, a quei libri che scarabocchia, a quello zaino che porta sulle spalle.

Se rendiamo i compiti eccessivamente difficili e lunghi, è ovvio che non vorrà più farli, neppure sentirli nominare.

Se lo obblighiamo a leggere testi interi è come fargli portare fardelli inutili di cui non vedrà l’ora di disfarsene.

Quali sono questi pesi?

Trattasi del peso che hanno le note per i compiti non fatti (eppure ha studiato sino alle 20:00 di sera), dei richiami per la ripetizione andata male (anche se nel PDP era previsto l’uso della mappa concettuale), il peso del voto abbassato o di vedersi ritirare il foglio e non terminare i compiti in classe.

Insomma, è il peso della sconfitta che ogni bambino con Dislessia rischia d’avere.

→ INSEGNAMENTO: ««Se il bambino con DSA vive male l’esperienza scuola, rischiamo di far scendere la sua motivazione allo studio, cala la sua autostima con la brutta possibilità di perdere uno studente dotato ed intelligente»».

(Se utile, ricordati di condividere).
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Guide e Aiuti per Dislessia e DSA
Gianluca Lo Presti

 

Tabella “Motivazione allo studio”

Vediamo la tabella delle gratificazioni per motivare i bambini allo studio o agli esercizi di potenziamento pomeridiani.

Ecco la tabella delle gratificazioni.

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E’ tratta dal libro NOSTRO FIGLIO E’ DISLESSICO, manuale di autoaiuto per alunni con Dislessia e DSA, lo trovi QUI.

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E se non fosse solo pigro e svogliato?

Solitamente, una delle prime cause che un genitore attribuisce a questa situazione è che al bambino «lo studio non interessa, ha la testa sempre su altro, non è maturo per studiare, pensa sempre e solo a giocare».

Nonostante gli insegnanti cerchino di stimolare l’attenzione degli allievi e le scuole si dotino sempre più di adeguati supporti didattici e multimediali, lo studio, nel suo complesso, non incontra l’interesse di tutti gli studenti.

Tutto ciò si complica nel caso di alunni con difficoltà nell’apprendimento scolastico, la cui fatica è oggettivamente maggiore rispetto a quella dei compagni di classe. Spesso però accade che insegnanti e genitori attribuiscano la causa di queste difficoltà a motivazioni quali, ad esempio, «non gli piace studiare e, quindi, non riesce nello studio». Rovesciando la prospettiva, il dubbio che dovremmo porci, invece, è: a) non gli piace studiare e dunque non riesce nello studio?; oppure b) visto che non riesce nello studio, non gli piace studiare?

Chiunque di noi, del resto, messo di fronte a delle prove in cui fallisce, spesso o ogni giorno, perderà con ogni probabilità interesse verso quelle stesse prove.

Prima di capire in quali modalità e con quali strumenti i genitori possono aiutare e sostenere nello studio i propri figli con DSA, si fornisce, alla fine del capitolo, un breve questionario (Scheda 1.1) per indagare le loro aspettative nei confronti del rendimento scolastico, dello svolgimento dei compiti e del futuro formativo dei loro ragazzi.

(Tratto dall’anteprima di “Nostro figlio è dislessico”).

Da qui nascono molti dubbi e domande, come, ad esempio: Perché accade questo?, Cosa ha mio figlio?, Come posso aiutarlo?

 

Così, ho scritto un libro per voi con tutti i miei consigli, si chiama “Nostro figlio è dislessico”, manuale di autoaiuto per genitori con figli con Dislessia e DSA, lo trovi QUI.

 

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Una strategia utile per “Ogni volta che rimprovero mio figlio…”

Capita molto spesso che un genitore si trovi a richiamare in maniera anche molto forte il proprio figlio a causa dei compiti non fatti oppure che non voglia più studiare pur consapevoli della fatica anche causa della diagnosi di Dislessia o DSA.

Vediamo che cosa accade e che cosa possiamo fare.


 

Iniziamo questo post con il racconto di un genitore che ne rispecchia bene la situazione:

<< La vicenda è sempre la stessa. Lui deve fare i compiti. Inizio a prenderlo con le buone, cerco di dirgli che “faremo poco” o che “finiremo subito”. Dopo tante scuse, facciamo qualcosa, anche se alla fine fa poco, troppo poco, perché abbiamo perso tanto tempo senza arrivare neppure a metà dei compiti. Così iniziamo ad innervosirci, sia io che lui, sino a quando accade che lo rimprovero in modo molto forte.
La serata finisce che i compiti non sono stati completati ed io mi sento fortemente in colpa per averlo rimproverato. Questo sentimento di colpa è sempre lo stesso ogni volta che rimprovero mio figlio. >>

Nessuno vorrebbe faticare per far studiare il proprio bambino o bambina, ma se si tratta di uno studente con Dislessia, e manca un adeguato piano didattico da applicare anche a casa oppure un supporto di doposcuola, questa situazioni purtroppo sono quasi all’ordine del giorno.

Cosa fare quando rimprovero mio figlio

Quando il rimprovero è avvenuto, ormai non si può far nulla, ed il senso di colpa è dietro l’angolo. Quello che però si può fare è giocare d’anticipo per le prossime volte.

Anticipare il problema

La prima cosa da fare, quando si ha una diagnosi di DSA, è prevedere nel Piano Didattico Personalizzato una riduzione del lavoro per casa affinché si studi per un massimo di 1,5-2 ore a pomeriggio.
Quando iniziate a studiare fatelo con l’esercizio più veloce, cercando di complimentarvi con il ragazzino anche per le piccole cose: se per noi riuscire in compito semplice può sembrare scontato, per lui potrebbe essere stata una grande fatica.

Molto importante è che alle primissime avvisaglie di nervosismo da parte di entrambi dovreste fermarmi. Riflettete: con forti che cosa ottenete? E con richiami molto più pacati? Dopo che abbiamo urlato a nostro figlio, abbiamo risolto il problema o è servito solo a noi stessi ed il problema si andrà a manifestare successivamente?


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