Ecco perchè il riconoscimento sublessicale è efficace nella Dislessia

Il riconoscimento sublessicale è usato come modalità di Trattamento specialistica nella Dislessia. Nel mio lavoro lo uso nel Protocollo 3 nei casi di Dislessia F. in cui abbiamo un notevole miglioramento della lettura dei bambini che seguiamo. Negli altri casi usiamo gli altri protocolli, trovi tutto QUI.

Nel loro lavoro di ricerca, Tressoldi, Iozzino e Vio (trovi qui articolo completo) presentano ulteriori evidenze sull’efficacia di trattamenti basati
sull’automatizzazione del riconoscimento sublessicale per il miglioramento della velocità e della correttezza della lettura dei soggetti dislessici. Un trattamento della durata di circa tre mesi, ha prodotto un miglioramento medio della velocità di lettura in seguito a trattamento domiciliare o ambulatoriale, uguale o superiore a quello atteso dopo un anno senza interventi specifici in cinque campioni diversi anche se si evidenziano importanti differenze individuali nella risposta al trattamento. Ancora più interessanti sono i risultati ottenuti con altri due diversi campioni dopo due e tre cicli di trattamento. Dai risultati ottenuti, emerge che la velocità di lettura cambia quasi allo stesso modo in seguito alla ripetizione di cicli di trattamento successivi al primo, permettendo ad alcuni soggetti di raggiungere un livello di competenza tecnica che, seppur ancora inferiore
rispetto a quella dei coetanei normolettori, risulta essere sufficiente per una lettura ed uno studio del testo in autonomia. Questi risultati sembrano confermare l’efficacia degli interventi basati sull’automatizzazione del riconoscimento delle sillabe mediante software adatto alla presentazione di brani. Rimane aperto il problema relativo alla comprensione delle ampie differenze individuali nella risposta al trattamento.


I dati presentati in questo lavoro confermano il grado di efficacia dei trattamenti basati sull’automatizzazione del riconoscimento di sillabe presentando testi, sia seguendo un trattamento ambulatoriale bisettimanale che un trattamento domiciliare. Con un modesto impegno di circa 10-20 minuti di lavoro quotidiano, nel caso di trattamento domiciliare, o di mezz’ora due volte alla settimana, nel caso di trattamento ambulatoriale, in
circa tre mesi è stato possibile ottenere un cambiamento pari a quello atteso in un anno senza trattamenti specifici.
Che un disturbo su base neurofunzionale possa modificarsi in seguito a trattamenti centrati sul deficit non è più in discussione, anche alla luce
di una serie di evidenze pubblicate negli ultimi anni sul cambiamento della
funzionalità cerebrale conseguente alla riabilitazione . Questi studi indicano chiaramente come:

La plasticità del
sistema nervoso centrale sia molto alta ogniqualvolta il soggetto venga esposto a trattamenti mirati.


Altre informazioni importanti per clinici e riabilitatori, sono quelle ottenute dai due studi che hanno utilizzato due e tre cicli di trattamento, e che si possono riassumere come segue:
– ogni ciclo di trattamento ottiene un cambiamento nella velocità di
lettura più o meno della stessa entità;
– durante i periodi di non trattamento non c’è evoluzione sensibile
della velocità di lettura.


In più, per ottenere ulteriori cambiamenti è necessario impegnarsi in più cicli di trattamento.

– con una serie di tre cicli di trattamento è possibile raggiungere un livello di velocità ed accuratezza di lettura, che seppur ancora inferiore a quello atteso dal livello di scolarizzazione, è sufficiente per una lettura in autonomia di qualsiasi testo.

Tuttavia, bisogna tener conto che questo dato è stato raggiunto con soggetti particolarmente motivati al trattamento perché non è facile trovare ragazzi disposti a seguire una pratica riabilitativa per periodi ripetuti seppur relativamente brevi.

Se volete approfondire questi temi, abbiamo ideato vari Webinar OnLine sui temi dello studio nella Dislessia e Potenziamento dei DSA; li trovate QUI.


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Diagnosi Dei Disturbi Evolutivi.
Diagnosi dei Disturbi Specifici di Apprendimento a scuola.
Nostro figlio è dislessico.

Ho scritto un libro per voi con tutti i miei consigli, si chiama “Nostro figlio è dislessico”, manuale di autoaiuto per genitori con figli con Dislessia e DSA, lo trovi QUI.


Ti ricordo anche i DUE testi tecnici sulla DIAGNOSI di TUTTI i DSA e Disturbi Evoluti, li trovi QUI.

Sottodiagnosi Dislessia in Italia: quasi due bambini su tre non vengono riconosciuti

In quasi due bambini su tre con dislessia il disturbo non era stato diagnosticato in precedenza.

Sono stati coinvolti 11094 bambini di età compresa tra 8 e 10 anni, di cui 9964 costituiti come campione finale di lavoro dopo aver applicato i criteri di esclusione e inclusi solo i bambini che hanno ricevuto il consenso dei genitori a partecipare. La prevalenza della dislessia nell’intero campione era del 3,5% con differenze statisticamente non significative tra l’Italia settentrionale, centrale e meridionale (rispettivamente 3,6%, 3,2% e 3,7%). 

Metodo

Sono stati effettuati tre livelli consecutivi di screening: i primi due a scuola, per esaminare la popolazione e identificare i bambini con sospetta Dislessia; l’ultimo in centri con personale specializzato in DSA per confermare la diagnosi. 

Risultati

L’esito chiave è rappresentato dal rapporto tra il numero totale di bambini arruolati nello studio ed il numero di bambini confermati positivi al terzo livello di screening. Dunque vi erano bambini con palese diagnosi di Dislessia ma non riconosciuti o segnalati a scuola.

Conclusioni

Questo studio conferma che nei bambini della scuola primaria all’età di 8-10 anni in Italia la dislessia è ampiamente sottostimata. In quasi due bambini su tre con dislessia il disturbo non era stato diagnosticato in precedenza.Sono necessari dati affidabili sulla prevalenza della dislessia per allocare le risorse umane e finanziarie necessarie sia ai servizi sanitari che nelle scuole, garantendo un sostegno tempestivo a bambini e famiglie.

La ricerca è stata svolta per conto dal gruppo di lavoro EpiDIt (Epidemiologia della dislessia in Italia).

Gli Autori del lavoro: Chiara Barbiero, Marcella Montico, Isabella Lonciari, Lorenzo Monasta, Roberta Penge, Claudio Vio, Patrizio Emanuele Tressoldi, Marco Carrozzi, Anna De Petris, Anna Giulia De Cagno, Flavia Crescenzi, Giovanna Tinarelli, Antonella Leccese, Alessandra Pinton, Carmen Belacchi, Renzo Tucci, Maria Musinu, Maria Letizia Tossali, Anna Maria Antonucci, Anna Perrone, Mara Lentini Graziano, Luca Ronfani

Pubblicato e consultabile in versione integrale su PLOS ONE qui (fonte): https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0210448




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Diagnosi Dei Disturbi Evolutivi.
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Come vede i testi un bambino con Dislessia?

Per capire cosa si prova a leggere con difficoltà in lettura e per far capire lontanamente la frustrazione e l’imbarazzo di leggere il testo di tutti i giorni.

Cosa si prova nel dover affrontare un testo, anche semplicissimo, quando si è dislessici? Cosa succede nella vostra testa? Il designer inglese Daniel Britton ha cercato di simulare questa esperienza con il progetto Dyslexic Typeface. Ha elaborato uno speciale carattere tipografico spezzando, sottraendo e mischiando alcuni dei tratti fondamentali di ogni lettera. I testi scritti con questo font risultano sempre leggibili, ma richiedono molto più tempo per essere compresi e con un sforzo maggiore rispetto alla naturalezza e semplicità dell’atto quotidiano al quale siamo abituati. Provate.

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Come si sviluppa l’abilità di lettura? (con esempio piano di intervento)

Partiamo dall’osservare lo sviluppo oggettivo delle abilità di lettura in questa immagine:

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Il grafico mostra come si sviluppa l’abilità di lettura, nel dettaglio:
1. Stadio Pittografico.
2. Stadio logografico (5-6 anni)
Anche se non si conoscono i singoli suoni, si riconosce che una determinata
parola si riferisce a una determinata cosa. Ad esempio, si riconosce, la parola
«casa» che si riferisce al disegno della casa, ma non si conoscono né le lettere,
né il loro singolo suono («c-a-s-a»).
All’interno dello stadio logografico si manifesta lo sviluppo delle seguenti due abilità:
a) Consapevolezza fonologica: concerne la capacità di saper riconoscere le varie
parti fonemiche della parola.
b) Abilità visive: premesso che il bambino dovrebbe possedere normale acuità
visiva o vista corretta, per abilità visive s’intende il saper riconoscere le varie parti della parola (ad es., grafema, sillaba, morfemi, ecc.).
3. Stadio alfabetico (6-7 anni)

c) Lettura fonologica: è l’acquisizione della capacità di conversione del grafema

nel fonema corrispondente. Nel modello a due vie questa viene anche definita
come «via fonologica» o «sub-lessicale».
4. Stadio ortografico (8 anni in su)
d) Lettura lessicale: Con questa modalità di lettura il bambino amplierebbe sempre di più il suo magazzino di parole (si tratta appunto di un lessico nel quale sarebbe conservato il significato di quella parola e la sua pronuncia).
Ecco l’importanza di una DIAGNOSI SPECIALISTICA.
Una diagnosi che NON dica solo “il soggetto ha una diagnosi di Dislessia.(punto)”  … Non è una diagnosi che aiuta.
Invece, una diagnosi che indica il profilo funzionale ci aiuta nel piano di intervento.
In questo video, un esempio.
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Test Disturbi Linguaggio: Elenco per Età

Per la valutazione del linguaggio esistono molteplici prove, le trovi qui elencate per età, in un comodo file da scaricare in PDF.

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Clicca QUI per scaricare GRATUITAMENTE l’elenco dei Test 

PDF

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La differenza tra -difficoltà- e -Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)-

La confusione tra una -difficoltà- di apprendimento ed un -Disturbo Specifico di Apprendimento- rischia di far compiere uno di questi due errori:

  • A) Scambiare un DSA per semplice svogliatezza o problemi passeggeri, ovvero per una semplice difficoltà;
  • B) Scambiare le difficoltà di apprendimento per indici conclamati di DSA;

Chiariamo sin da subito che una reale distinzione tra -difficoltà- e -DSA- può esser fatta solo da una figura specialistica tramite il referto di un percorso diagnostico.

Infatti, il DSA ha 3 ben note caratteristiche che la figura specialistica valuta opportunamente così da poterlo chiaramente distinguere da una semplice -difficoltà-:

1- Innato: il DSA è una condizione neurobiologica, non dovuto da altre condizioni come scarsa qualità dell’insegnamento, difficoltà emotive o problemi a livello ambientale o familiare.

2- Persistenza: nel percorso di sviluppo del bambino troviamo spesso delle difficoltà, che possono essere state a livello anamnesi del parto, linguistico, psicomotorio, oppure anche semplicemente problematiche già presenti sin dall’inizio della scuola primaria.

3- Resistenza: pur effettuano attività di potenziamento educativo, attuazione di strategie di apprendimento diverse, ed vari aiuti generici, continua a persistere una condizione di disagio nell’apprendimento scolastico. In particolare si è osservato che i bambini con DSA, diversamente da quelli con semplice -difficoltà-, anche se si lavora in modo individualizzato, accade che parametri come la rapidità di lettura, o la velocità nei calcoli non migliori, e dunque risulti costantemente al di sotto di quanto previsto per classe e per età (Tressoldi, Vio, 2008).

velocita-lettura

Il Grafico 1 mostra la velocità di lettura dei normolettori (linea in alto) e la velocità di lettura dei soggetti con dislessia (linea in basso). Questo grafico ben rappresenta come, nel caso della Dislessia, come essa sia presente da sempre, e, nonostante attività di potenziamento della velocità di lettura questa potrà si migliorare ma non “normalizzarsi” (grafico adattato dai dati di Tucci, et al., 2013).

Con il termine -difficoltà- negli apprendimenti scolastici intendiamo invece la presenza di qualsiasi altra difficoltà riscontrata dallo studente durante la sua carriera scolastica.

Molti errori, come quelli che commette un bambino con disortografia o con discalculia, posso essere dovuti anche da fattori diversi del DSA, come:

  1. un ambiente socioculturale svantaggiato
  2. un pessimo clima famigliare
  3. una inefficace qualità dell’istituzione scolastica
  4. i fattori emotivo-motivazionali del soggetto

Possiamo dunque concludere che a fugare ogni dubbio possa essere l’accurata valutazione diagnostica effettuata da uno specialista competente in materia, così da comprendere se si tratta di una difficoltà (molto frequenti viste le richieste d’aiuto che avanza la scuola per molti dei suoi alunni) oppure di un DSA, il quale risente positivamente di interventi precoci e tempestivi.

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DSA e Studio. Essere autonomi nello studio? Serve scrivere veloci al PC

Abbiamo tantissime applicazioni per lo studio con il PC per Dislessia e DSA (qui trovi una rassegna completa) ma, prima ancora di saper usare qualsiasi tipo di strumento digitale, servono due compentenze di base. La prima è un’adeguata abilità di lettura, scrittura e calcolo di base (qui trovi tutti i consigli sul potenziamento), la seconda è avere delle minime competenze dattilografiche, ovvero: saper scrivere veloci con la tastiera.

Per imparare a saper scrivere in modo dinamico e familiare con la tastiera non servono particolari abilità di base, ma questo permette soprattutto agli studenti con Disortografia e Disgrafia di mettere in pratica in miglior modo l’uso degli strumenti compensativi digitali.

La compentenza non solo è facile da acquisire, ma è anche decisamente sottovalutata. Nel mio lavoro ritengo essenziale effettuare un training di autonomia all’uso del PC, prima di spiegare l’uso di tutti gli utilissimi software. Sapete quante volte ho sentito frasi come “ho fatto fare tanti corsi e campus a mio figlio per l’uso degli strumenti, li ho pure comperati, ma poi non li ha usati”? Decisamente troppe volte.

Ultimamente abbiamo però una grande e bella novità, e ce la introduce Filippo Barbera.

Filippo Barbera è un maestro elementare, si è specializzato in Psicopatologia dell’Apprendimento e ormai da anni svolge un’intensa attività di studio sui DSA e di sensibilizzazione nelle scuole del territorio nazionale. Ma la cosa più importante per noi, è che Filippo Barbera è dislessico e credo che sicuramente da piccolo avrà conosciuto quell’emozione di volercela fare nonostante le difficoltà, e quella motivazione di aiutare gli altri studenti con Dislessia e DSA. Trovate qui il suo sito web, visitatelo.

La sua proposta è quella di introdurre Dattilografia nell’ora di tecnologia, a partire dal terzo anno di scuola primaria. Come noi ben sappiamo, questa attività è strategica per diversi motivi:

1) risolve alla radice il problema delle difficoltà di scrittura;

2) è una competenza utile per tutti gli alunni;

3) se effettuata alla scuola primaria, consente ai professori della secondaria di concentrarsi di più sul metodo di studio.

Qui troviamo le slide principali della sua ultima ricerca presentata al Congresso AIRIPA di Torino, in cui ci parla degli obiettivi, degli strumenti e come realizzare il tutto.

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Le indicazioni sono chiare: un percorso di dattilografia con il software Scrivere veloci con la tastiera (lo trovate qui) piace e migliora il lavoro di studenti ed insegnanti. Bastano un paio d’ore (6 circa) per acquisire questa abilità fondamentale. Dunque perchè non inserirlo in progetti scolastici o nel programma didattico di ogni scuola visto che aiuta ogni singolo alunno?

Un ringraziamento all’Autore del lavoro di ricerca, Filippo Barbera, che potete seguire su Facebook qui, oppure scrivergli una mail a:  iodislessico@gmail.com .

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Grazie mille per l’attenzione.

 

 


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4 indicazioni utili per il trattamento domiciliare dislessia (per esperti DSA)

Quattro consigli immediati a chi si trova a dover affrontare un intervento domiciliare sulla Dislessia (estratto dalla presentazione  alla Tavola Rotonda del congresso AIRIPA).

1- Il trattamento domiciliare ha la sua efficacia.

2- Gli esercizi migliori sono quelli basati su abilità di sviluppo della lettura.

3- Appare utile proporre più cicli.

4- Nel nostro caso singolo è bene monitorare il trend evoluto del soggetto.

Eccoli in slideshow.

 

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Ecco i sintesi le 4 indicazioni e la bibliografia scientifica di riferimento:

 

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Dislessia: stiamo davvero facendo tutto il possibile? 3 cose da fare

Sono ormai molti gli studi che mostrano le evidenze scientifiche del potenziamento delle abilità di lettura, dunque con un incremento della velocità di lettura nei soggetti dislessici.
Ovviamente non si punta alla normalizzazione della velocità (vi è sempre presente un disturbo a carattere neurobiologico di fondo), quanto piuttosto ad acquisire una migliore abilità di lettura cercando di diminuire il più possibile il «gap» di distanza con gli altri normolettori.
Ripeto, non è importante puntare ad una impossibile normalizzazione di velocità di lettura, quanto piuttosto ad un miglioramento nello stesso soggetto.

Ciò è possibile seguendo queste indicazioni:

A- Valutare il livello.
_Purtroppo osservo con rarità valutazioni che indichino il livello effettivo del soggetto con#Dislessia. Come nella foto, vi sono 4 livelli (secondo l’accreditato Modello di sviluppo delle abilità di lettura, di Uta Frith), ovvero:
1- Consapevolezza fonologica;
2- Discriminazione visiva;
3- Abilità Fonologiche;
4- Abilità Lessicali.

B- Intervenire solo e solamente sul livello specifico del soggetto.
_Se non si sviluppa il livello “1”, sarà difficile accede al livello “2”.
E così via. Se il bambino si trova, ad esempio, ad un livello “2”, sarà qui necessario intervenire. Dunque, se dopo la valutazione, la sua difficoltà sarà concentrata nella Discriminazione visiva, la quale consiste nella difficoltà di distinguere lettere simili tra di loro dal punto di vista visivo, pur vedendoci benissimo, così da avere le classiche difficoltà come inversioni di lettere simili come B con la D, C o G, etc (qui un video in cui spiego cosa fare con queste specifiche difficoltà: https://www.facebook.com/blog.gianluca.lopresti/videos/vl.152245498523837/600969233402630/ )

C- Lavorare con costanza ogni giorno, anche per 20 minuti, prima dei compiti per casa ed una volta a settimana per 60 minuti.

Siamo proprio sicuri che stiamo lavorando sul livello giusto? Che ci abbiamo consigliato cosa fare? E come fare, per far migliorare il bambino con dislessia?

gl story 6→ INSEGNAMENTO ««Il potenziamento delle abilità, anche se scarsamente utilizzato, risulta essere molto efficace.
Per attuarlo servono 3 passi:
A- Valutazione che indichi il tipo di Dislessia (vedi foto);
B- Materiale che lavori solo ed esclusivamente su quello specifico livello (non utilizzare materiale generico, uguale per tutti, non sperimentato, o che non abbia un chiaro modello scientifico di fondo);
C- Lavorare con costanza (non basta una volta a settimana, anche se con poco impegno ma è importante lavorare anche a casa)»».

Bibliografia citata.
Frith, U. (1985) Beneath the surface of developmental dyslexia. In K. E. Patterson, J. C. Marshall & M

(Se utile, ricordati di condividere).
___________
Guide e Aiuti per Dislessia e DSA
Gianluca Lo Presti

Dislessia e DSA: Test Test Test

Sono importantissimi, ma non sono tutto.
Sono indispensabili, ma non sono la precisione assoluta.
Sono indicativi, ma non ci diranno mai chi è un soggetto, chi è «il» bambino.

gl story 5Sono molti i Test utilizzati per diagnosticare e valutare un bambino con‪ #‎Dislessia‬ e ‪#‎DSA‬.

Ogni test, dopo un semplicissimo calcolo statistico, indica un punteggio.

— Velocità —
Se parliamo di “velocità” il valore normale è con Z=”0″, come -0,3 oppure +0,5.
Eccellente da +1 in su, come +1,3 a salire.
Deficitario se -1 come -1,2 a scendere.

Nel caso in cui trovassimo un punteggio Z da -2 in giù, come ad esempio, -2,5; -3,1; etc. allora con ragionevole certezza, siamo di fronte ad una forte difficoltà in ciò che quel test misura.

Se misurando la “velocità” di lettura, otteniamo Z=-2,1 allora quel bambino legge come il 2,5% dei bambini che hanno letto peggio quella prova, ed abbiamo una certezza superiore al 95% che sia così.

— Errori —
Se parliamo di errori, il valore in caso di esito con prova deficitaria è indicata con <5°, ovvero “inferiore al quinto percentile”.

Ciò significa che quel bambino va male come il 5% dei bambini che hanno ottenuto la prestazione peggiore in quella prova.

Anche in questo caso, abbiamo una certezza al 95% che il test sia corretto.

Tutti i nostri corsi On-line su Dislessia e Disturbi Specifici di Apprendimento, li trovi qui: https://gianlucalopresti.net/dsa-academy/

— Conclusioni —
Sia che si tratti di velocità, sia che si tratti di errori, ogni Test ha quello che si definisce “ESM”, ovvero Errore Standard di Misura, dunque ogni test ha un margine controllato di errore, ma sempre di errore si tratta.
Come bypassare questo errore?
Investendo molte più risorse nell’intervista anamnestica, discutendo con la famiglia del bambino per il bambino, osservando i quaderni, chiedendo come studia il pomeriggio, quanto tempo, quali sono le sue difficoltà nella vita quotidiana. Cose che i test, non rilevano.

Se volete approfondire la valutazione ed i test per Dislessia e DSA (anche per ADHD ed altro) ho scritto questi libri per voi, qui: http://bit.ly/29UoTe3 .

→ INSEGNAMENTO ««Meno test e più ascolto. Dedicate molto più tempo a chiedere ai genitori i dettagliati indici di sviluppo; le fasi concernenti il parto, lo sviluppo linguistico e psicomotorio, e poi ancora il metodo di studio, le autonomia, la stanchezza, l’osservazione dei quaderni con i tipi di errori.
E, sopra ogni cosa, come il bambino -vive- la sua difficoltà»».

(Se utile, ricordati di condividere).
___________
Guide e Aiuti per Dislessia e DSA
Gianluca Lo Presti

Dislessia: sono più maschi o femmine?

Sauver ed al (2001) indicano sull’America Journal of Epidemiology la prevalenza dei soggetti con ‪#‎Dislessia‬ se sono più ‪#‎Maschi‬ o più ‪#‎Femmine‬. Rispondo in questo video.
Per tutti gli altri video, che sono usciti e che usciranno sui ‪#‎DSA‬ li trovi nella Pagina Ufficiale qui:
-> https://www.facebook.com/blog.gianluca.lopresti/videos
Clicca “Mi piace” e segue gli aiuti pratici e le notizie scientifiche nei‪#‎DisturbiSpecificiApprendimento‬

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