Che cos’è il PDP e a che cosa serve?
Il PDP (ovvero Piano Didattico Personalizzato), è, in breve, un documento previsto dal MIUR secondo il DM 5669 del 12/7/2011 in cui ci si accorda sulla didattica personalizzata da attuare a scuola.
Cosa contiene il PDP?
All’interno sono indicate le attività da cui appare necessario dispensare lo studente e quali strumenti compensativi il ragazzino può utilizzare. Questo sia durante la lezione che durante le prove di valutazione (esempio: riduzione della quantità dei compiti a casa a favore della qualità, uso di mappe concettuali durante l’interrogazione, uso della calcolatrice, evitare di far leggere il bambino come primo lettore, etc).
Il modello del PDP contiene i generalmente, le seguenti aree:
Dati generali dello studente;
Funzionamento delle Abilità di Lettura, Scrittura e Calcolo;
Didattica Personalizzata con:
– Strategie metodologiche e didattiche,
– Misure dispensative e Strumenti compensativi,
– Strategie e Strumenti utilizzati dall’alunno nello studio.
Chi compila il PDP?
La normativa di riferimento indica che il PDP va compilato dai docenti della classe, ma con la possibilità di avvalersi del supporto e suggerimenti della famiglia e di chi segue lo studente. Infatti, citando la normativa MIUR, DM 5669 del 12/7/2011 (pg.8, pt 3): “Nella predisposizione della documentazione in questione è fondamentale il raccordo con la famiglia, che può comunicare alla scuola eventuali osservazioni su esperienze sviluppate dallo studente anche autonomamente o attraverso percorsi extrascolastici”
Con la diagnosi dello specialista privato la scuola può già compilare il PDP?
SI. Infatti la CM del MIUR n°8 del 6 marzo 2013 prot. 561 sui BES chiarisce che:
“Alunni con DSA e disturbi evolutivi specifici”
“Per quanto riguarda gli alunni in possesso di una diagnosi di DSA rilasciata da una struttura privata, si raccomanda – nelle more del rilascio della certificazione da parte di strutture sanitarie pubbliche o accreditate – di adottare preventivamente le misure previste dalla Legge 170/2010”.
Ovvero che questo documento indica la necessità che sia predisposto il PDP già con la diagnosi dello specialista privato.
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La compensazione dei voti deve essere scritta nella diagnosi per essere introdotta nel pdp
Esatto, la compensazione dei voti non deve essere necessariamente scritta nella diagnosi per poter essere introdotta nel PDP.
La diagnosi ha il compito di descrivere il profilo funzionale, individuare le aree di difficoltà e indicare in modo generale i bisogni educativi e le misure di supporto.
Il PDP, invece, è lo strumento operativo della scuola: serve proprio a tradurre quelle indicazioni cliniche in azioni didattiche concrete (strategie, strumenti, modalità di verifica e valutazione).
Quindi, se in una diagnosi viene riportato “Disturbo specifico della scrittura (disortografia e disgrafia)” e si evidenziano difficoltà nella produzione scritta, la scuola può e deve prevedere la compensazione orale, anche se non è esplicitamente menzionata nella relazione clinica.
Come giustamente dici, un docente formato sa bene che la compensazione del voto scritto con prove orali è una delle strategie cardine per garantire l’equità valutativa negli studenti disortografici o disgrafici — in linea con le Linee guida DSA MIUR 2011 e con il DM 5669/2011, che specificano il diritto a modalità di verifica “equipollenti” e “personalizzate”.
In sintesi:
– La diagnosi non serve a elencare tutte le misure;
– Il PDP deve tradurre il profilo in strumenti e strategie;
– La compensazione orale è sempre legittima e coerente con la normativa.
Firmato,
Dott. Gianluca Lo Presti
Psicologo, esperto in Disturbi Specifici dell’Apprendimento
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