Compiti per casa DSA: strategia cardinalità

Una delle modalità dispensative per DSA è il “ridotto carico di lavoro”, ovvero principalmente, meno compiti per casa.

Perché un DSA dovrebbe fare meno compiti per casa, ne parliamo qui (link). In breve fa meno compiti per casa sia perché faticando il doppio degli altri impiega il doppio del tempo e sia perché spesso effettua sedute di potenziamento delle abilità o esercizi di recupero a casa, oppure studia attraverso software attraverso cui impiega molto tempo per studiare.

Quando ci si mette d’accordo, tramite il PDP, su quanti compiti far fare per casa, una delle strategie che si possono usare è quella della “Cardinalità”, ecco come funziona.

Prima di tutto, in fase di stesura del PDP mettiamo una regola chiara, ovvero che i compiti per lo studente con DSA saranno quelli contrassegnati o indicati per tutti come “importantissimi”.

Dunque, lasciamo i compiti per casa in un ordine preciso di importanza, ad esempio lasciamo 10 esercizi di matematica, di cui i primi 5 “importantissimi”; oppure 5 esercizi di grammatica, di cui i primi 3 “importantissimi”.

Insomma, lasciamo a tutti gli stessi compiti ma sottolineando che (ad esempio) i primi 4, 7 o 9 esercizi sono quelli “importanti”.

Cosa otteniamo con ciò?
a ) Niente compiti differenziati con il resto dei compagni;
b ) Che uno studente con DSA, se vuole (a causa di una condizione di DSA lieve, buona compensa; alta motivazione, etc), può anche fare un numero maggiore di esercizi di quelli prestabiliti;
c) Se presenti due o più soggetti con un PDP in classe (DSA o altri BES) allora l’insegnante con un unico metodo potrà assegnare i compiti per tutti.

Facciamo un altro esempio, vi lascio adesso un compito, ovvero quello di suggerire o di inviare questo post a 5 vostri amici o colleghi, di cui però quelli importanti siano almeno 3, ovvero coloro con i quali sia “importantissimo”, condividere o far conoscere questa strategia.

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3 pensieri su “Compiti per casa DSA: strategia cardinalità

  1. La questione dei compiti a casa è una questione molto controversa. Ritengo che ognuno dovrebbe avere compiti differenti per casa, a seconda delle proprie necessità. Se io so fare benissimo le moltiplicazioni ma sono carente nelle divisioni che senso ha che mi eserciti un intero pomeriggio su 10 moltiplicazioni e magari in nessuna divisione? Lo so che questo significa lavoro in più per gli insegnanti. Perché lo è anche per me. Ma dare ad ognuno un assegno adatto alle proprie esigenze va a lavorare sulle effettive lacune di ciascuno e motiva anche di più lo studente ad eseguirlo.

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      1. Ti ringrazio per l’apprezzamento. Le problematiche dei “compiti a casa” e di un “eccessivo carico di lavoro” o ancora meglio di “un carico di lavoro sbilanciato” sono da tempo argomento di “incontro” con gli insegnanti di matematica dei miei pazienti con DSA. Per prassi siamo soliti utilizzare la definizione DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) ma io non ne condivido la sostanza, anzi parlerei piuttosto di DMA (Differenti Modalità di Apprendimento), definizione che ritengo più efficace, visto che ciascuno apprende in maniera personale e diversa dagli altri.

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