2 metodi per insegnare ai bambini tenere in mano la matita

Ciò che per noi è ormai naturale, per i bambini che stanno crescendo, non lo è. Tra le tante attività che vi sono da apprendere vi è anche quella di come tenere in mano la matita. Se ti sei mai chiesto come insegnare a tuo figlio o alunno il metodo giusto per tenere tra le dita la penna, allora questo articolo ti aiuterà con esempi e materiali.

Metodo 1: il fazzolettino accartocciato.

Prendete un fazzolettino e accartocciatelo, quindi sistematelo in mano al bambino e chiedetegli di reggerlo con l’anulare e il mignolo come nella foto in basso. In questo modo le tre dita libere saranno già nella posizione adatta ad impugnare una matita e il bambino troverà meno difficoltà a scrivere.scrivere-800x600

Metodo 1: accartocciate una fazzolettino tra le dita libere del bambino.

 

Metodo 2: impugnatura Grip

Style Grip è la nuova serie di impugnature ergonomiche, realizzate con varie forme per scegliere quella in cui meglio riesce il bambino.

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Metodo 2: Tutte le Grip, si inseriscono dentro la penna così da permettere da una guida alle dita del bambino.

Sono disponibili qui: www.logopedia.com/13-disgrafia

Tutti i nostri corsi On-line su Dislessia e Disturbi Specifici di Apprendimento, li trovi qui: https://gianlucalopresti.net/dsa-academy/

Ricordati che tutti i miei consigli li ho scritti nel manuale di autoaiuto per genitori di bambini con Dislessia e DSA “Nostro figlio è dislessico”, lo trovi QUI.


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Perché un DSA deve fare meno compiti per casa?

Come previsto dal DM 5669 del 12 luglio 2011 (pag. 7), ovvero nelle linee guida per DSA a scuola (le trovi qui), abbiamo per gli studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento una riduzione legale del carico di lavoro. Questo sia a scuola che a casa.
In questo articolo vedremo perché un alunno con DSA ha una forte necessità di avere una riduzione dei compiti per casa.
Lo studente con DSA fa meno compiti per casa sia perché faticando il doppio degli altri impiega il doppio del tempo e sia perché spesso effettua sedute di potenziamento delle abilità o esercizi di recupero a casa, oppure studia attraverso software attraverso cui impiega molto tempo per studiare.

Vediamo di entrare più nel dettaglio:

Ecco perchè vi sono meno compiti per casa per gli studenti con Dislessia e DSA.

Come abbiamo già visto c’è questa stanchezza ed anche altro lavoro da fare, e dunque la normativa parla chiaro: meno compiti per casa per gli studenti con Dislessia e DSA. Ma c’è anche un altro motivo, forse il più importante, si chiama “valorizzare l’apprendimento”.
Visto che siamo di fronte ad un Disturbo Specifico dell’-Apprendimento- (sottolineo “apprendimento”), abbiamo difficoltà ad apprendere i concetti scolastici tramite vie specifiche (come la lettura, l’ortografia, etc). Ciò significa che servono altre vie. Molte di queste strategie le ho descritte nel libro “Nostro figlio è dislessico”, manuale di autoaiuto per genitori con figli con dislessia e DSA (lo trovi qui).
Una di queste è, ad esempio, l’uso delle mappe concettuali (qui ho messo un tutorial per l’uso dei software gratuiti per le mappe).
Ad esempio, per strutturare in modo efficace una mappa concettuale devo:
1-Leggere il contenuto del testo al bambino per una o due volte
2-Chiedere un breve riassunto orale di ciò che si è ascoltato
3-Realizzare una mappa concettuale insieme al bambino
4- Leggere ancora una volta il testo mentre il bambino segue la lettura sulla mappa concettuale 
5-Ripetizione da parte del bambino del testo studiato tramite mappa concettuale
E poi? E poi vi sono le ripetizioni su ripetizioni, la mancata memorizzazione, la ricerca continua, giornaliera e spesso sfiancante di strategie alternative per imparare.
E ciò perché? Perché appunto vi sono difficoltà nell’apprendimento, dunque serve molto più tempo, serve più fatica, serve trovare strategie su strategie, ovvero, serve, soprattutto, valorizzare ciò che il soggetto sta apprendendo, dunque l’accumulo di compiti su compiti, non serve a nulla.

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Tavole nel Quaderno: Pitagorica e 4 Caratteri

Ecco uno strumento compensativo per i Disturbi Specifici di Apprendimento a scuola primaria.

Si tratta di due tavole.
La tavola pitagorica per la Discalculia, da ritagliare ed inserire in alto, creando una linguetta da incollare sul quaderno.
E poi la Tavola dei 4 caratteri, importantissima per distinguere le lettere. Anche qui si crea una linguetta da incollare sul quaderno.

Con questo sistema si potrà lavorare sui compiti avendo sempre in evidenza le due tavole senza perdere tempo nel cercarle.

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“Dislessia: le 5 fasi di quando studio con mio figlio”

“Prendiamo lo zaino” credo che sia la frase che per eccellenza meglio rappresenti l’inizio di uno dei momenti più difficili di un genitore di bambino con Dislessia e DSA.

Infatti basta proferire tale frase che il bambino inizia a dire “Ho fame! Ho sete! Devo andare in bagno!” e se va male dobbiamo pure rincorrerlo sotto il letto, dietro il divano o intorno al tavolo.

Insomma, che cosa accade in casa di un genitore quando studia il pomeriggio con sui figlio con Dislessia?

Fase 1 – Dolce convincimento.

E’ quel momento in cui il genitore cerca di motivare il proprio figlio nell’iniziare a studiare. Con frasi come “Studia e dopo puoi.. andiamo.. così sei libero..”

Fase 2 – Inizia la mamma.

Ebbene si. E’ spesso il genitore che inizia a prendere lo zaino, vedere i compiti per casa (sempre se non deve telefonare a casa di altri genitori per fari dare i compiti non segnati o che non si comprendono).

Fase 3 – Passo dopo passo.

Viene spiegato che cosa fare, ogni pomeriggio, per ogni esercizio.

Fase 4 – Estenuanti ripetizioni.

Avere un DSA, ovvero un Disturbo Specifico dell’Apprendimento significa prima di tutto che nonostante le estenuanti ripetizioni di “qualcosa”, per “qualcosa”, non si memorizza. Per questo si usano mappe concettuali e strumenti compensativi.

Fase 5 – Arriva la sera.

E’ così. Spesso per finire tutti i compiti per casa si fa tardi, si arriva sino a sera.

Come fare dunque per motivare il proprio figlio, sapere quali strategie adottare, quali strumenti compensativi possono essere più idonei, e come far mettere nel PDP, previsto per legge nei DSA, che serve un minore carico di lavoro?

Ho scritto per voi un libro, si intitola “Nostro figlio è dislessico”, è un manuale di autoaiuto per genitori di bambini con dislessia e dsa. Lo trovate qui con video di presentazione (clicca qui).

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Vi invito a seguire gli aggiornamenti che inserisco tutto i giorni nella pagina Facebook

Il contasemplice

Il contasemplice è uno strumento didattico da far utilizzare in classe ed a casa durante lo svolgimento degli esercizi. Ha come obiettivo quello di migliorare ed automatizzare le abilità di conteggio a scuola primaria.

Vediamo come realizzarlo e come utilizzarlo con i nostri figli ed alunni.

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Serve una forbice, un taglierino ed un pennarello con punta fine.

Nel cartoncino bianco grande realizzeremo i numeri da 1 a 100 per decine, ovvero

1   2   3   4   5   6   7   8   9   10

11 12 13 14 15 16 17 18 19 20

21 22 23 24 25 26 27 28 29 30

ognuno di questi numeri vanno inseriti in dei quadrati.

Nel cartoncino colorato (nell’esempio è verde) ritagliamo una casella al centro, e creiamo quattro finestrelle come nella foto.

-> LESS lo traduciamo con “Meno”, MORE “Più”.

Dunque indietro sarà MENO 1 ; AVANTI sarà PIù 1

SOPRA sarà MENO 10

SOTTO sarà PIù 10

Utilizzo

Durante i compiti e gli esercizi l’alunno potrà eseguire i conteggi con questo cartoncino, sarà cura del docente dettare esercizi in cui il soggetto potrà fare conti come +1; -1; +10; -10.

Nella foto esempio potrebbe fare

54 + 1;

54 -1;

54-10;

54+10

Spero che vi sia utile. Altre strategie li trovi sulle nostre pagine FACEBOOK e TWITTER

Oppure scopri il Manuale di Autoaiuto per genitori di bambini con Dislessia e DSA che ho scritto per voi “Nostro figlio è dislessico”, eccolo QUI

“Nostro figlio è dislessico” video con Gianluca Lo Presti


“Nostro figlio è dislessico” è un libro di Gianluca Lo Presti.
Manuale di autoaiuto per genitori di bambini con Dislessia e DSA
Ecco dove trovare il testo Scheda Libro “Nostro figlio è dislessico”, Ed. Erickson

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Frutto di anni di pratica professionale diretta, il volume nasce con lo scopo di rendere i genitori:
• informati sui cambiamenti normativi in materia di DSA;
• in grado di riconoscere i fattori di rischio e i sintomi;
• consapevoli delle risposte che lo specialista deve fornire alla conclusione del percorso diagnostico;
• condividere con gli insegnanti il Piano Didattico Personalizzato;
• gestire la delicata attività dello studio a casa;
• prevenire gli effetti secondari del disturbo sul piano emotivo, motivazionale e relazionale.
Pensato per le famiglie, il volume può fornire anche a psicologi e docenti indicazioni operative e un ampio panorama di strumenti didattici e interventi di recupero, grazie soprattutto a un linguaggio chiaro e ai numerosi suggerimenti pratici e consigli di esperti.

INDICE

Presentazione (Claudio Vio)
Introduzione

PRIMA PARTE – Capire e affrontare i Disturbi Specifici di Apprendimento
– Le difficoltà di apprendimento che un bambino incontra a scuola
– Disturbi Specifici di Apprendimento: domande & risposte
– Tutto sulla diagnosi di DSA
– Dopo la diagnosi di DSA

SECONDA PARTE – Aiutare uno studente con DSA nell’apprendimento scolastico
Pianificazione delle attività di studio e tecniche motivazionali
– Strategie di studio per i DSA
– Potenziare le abilità di apprendimento
– Attività dispensative e strumenti compensativi
– Autonomia di studio nei DSA
– Le 3 cose da ricordare dopo aver letto questo libro

Bibliografia
Appendici

Scopri l’anteprima -> PDF con 18 pagine del testo 


Per ordinare il libro “Nostro figlio è dislessico” chiama il Numero verde delle Edizioni Erickson (solo per ordini) al 800 844 052 da lunedì a venerdì dalle 8 alle 19
il sabato dalle ore 8 alle 12.

Video: Come migliorare l’attenzione nei bambini

Ecco materiali e schede da utilizzare per potenziare l’attenzione di un bambino, utilizzabile sia singolarmente che nel gruppo classe, tutto raccolto nel video.

Tutti i nostri corsi On-line su Dislessia e Disturbi Specifici di Apprendimento, li trovi qui: https://gianlucalopresti.net/dsa-academy/

Software compensativi: VideoTutorial CMap

Se sei alla ricerca di capire come utilizzare le mappe concettuali tramite software compensativi di certo conoscerai il programma gratuito per realizzare le mappe concettuali chiamato CMap (scarica qui, colonna a destra) il quale è molto utilizzato come software compensativo nella Dislessia e nei Disturbi Specifici di Apprendimento.

Ecco una guida passo dopo passo su come utilizzare in modo semplice ed immediato CMaps.

 

Strategie per imparare tutte le tabelline

Allora, come è possibile aiutare il bambino, anche a casa, a superare questo ostacolo? Un approccio divertente, basato sul gioco – lo stesso a cui si rifanno le più recenti teorie e attività didattiche – è sicuramente il migliore alleato.
Ecco, quindi, una raccolta di 10 trucchi alternativi (ispirati liberamente a software e testi per insegnanti e bambini della primaria) per apprendere ed esercitarsi con le tabelline senza paura e noia.
1. Le tabelline Canterine
La musica è una delle attività didattiche più coinvolgenti e divertenti, secondo Giuliano Crivellente, co-autore, insieme a Silvia Rinaldi, di Tabelline Canterine (disponibile nella versione libro + cd, a € 19,90 o solo cd con libretto testi, € 9,90, Mela Music).
Perché non sfruttare, allora, il potere del ritmo per imparare le famigerate tabelline? Questa l’idea di base del metodo musical-matematico messo a punto dagli autori che ogni genitore può proporre a suo figlio per dargli una mano con le tabelline.
Ogni tabellina (dall’1 al 10) è abbinata a una canzone (naturalmente in rima) per farla memorizzare più facilmente (e senza noia) al bambino. Così, l’apprendimento si può trasformare in un gioco, una sfida canora in famiglia o tra compagni di scuola.
Su youtube trovi le canzoni animate delle tabelline prodotte dalla casa editrice.
2. Tabelline come giochi elettronici
Mettete in mano un tablet o uno smartphone a un ‘nativo digitale’ e andrà in brodo di giuggiole: in questo caso però c’è il trucco. Cinque-dieci minuti al giorno di allenamento con le tabelline! Ce ne sono diverse che potete acquistare a un prezzo che varia da 0,80 a 2 euro circa. Vale la pena provarle. Chi scrive ha apprezzato i risultati ottenuti dal figlio con questa App semplicissima, che simula una specie di battaglia navale.
3. Viva i cruci-numeri
Anche un classico cruciverba può venire in aiuto per cimentarsi con le tabelline in modo alternativo e, certo, più divertente della classica e pura ripetizione. Ovviamente, al posto delle parole, occorre ‘indovinare’ i numeri che sono il risultato di una moltiplicazione.
Questo metodo è usato anche a scuola – come nell’esempio del crucilab che vi riportiamo qui sotto – ma potete prendere spunto e inventarne di simili per i vostri figli. Per rendere tutto più simpatico, usate cartoni e pennarelli colorati per tracciare lo schema, e improvvisate una bella gara con tutta la famiglia.

Scarica il Crucilab da qui:

(S. Poli, A. Molin, D. Lucangeli e C. Cornoldi, Memocalcolo, Erickson)
4. Un puzzle speciale
Un approccio divertente alle tabelline aiuta a renderle meno ‘antipatiche’ a ogni bambino. Con un po’ di creatività, (molta?) pazienza e impegno anche da parte dell’adulto, la tavola pitagorica può trasformarsi in un gioco. Come? È possibile creare uno speciale puzzle associando numeri e colori: questo stratagemma ha un impatto visivo che poi aiuta a memorizzare.
Forse è invece un po’ laborioso da preparare per il genitore se non ama mettere mano a forbici e carta…
Per prima cosa, è indispensabile creare una cartella (meglio usare cartoncino pesante) con una griglia a quadrettoni che riprenda la struttura della tavola pitagorica ma in versione incompleta. Il quadrato è composto da 100 caselle bianche ed è ‘circondato’ da una riga e una colonna, in orizzontale e verticale (a forma di L capovolta) con i numeri dall’uno al 10. Nell’incrocio tra i due ‘bracci’, si trova il simbolo matematico della moltiplicazione (x).

Scarica la ‘griglia a quadrettoni’ da qui:

E’ uguale a quella della battaglia navale, ha i numeri solo lungo i due lati.
Il secondo passo è preparare delle tessere (della stessa misura delle caselle quadrate e robuste) che corrispondano ai numeri della tavola pitagorica (la prima riga in orizzontale, ovviamente, è la tabellina dell’1, la seconda, quella del 2 e via così). A questo punto, è importante stabilire un colore fisso per ogni numero che compare più volte: per esempio, le tessere per il 4 sono rosse, quelle per il 9, blu e giallo spetta al numero 15…
Un lato delle tessera è colorato e sull’altro c’è il numero: ora si può giocare insieme, invitando, all’inizio, per esempio, il bimbo a mettere al posto ‘giusto’ tutte le tessere rosse con il quattro. Ognuno può inventare sul momento delle varianti (partendo dalla moltiplicazione o dalla tessera o dal colore), anche in base alle reazioni del bambino e alla sua conoscenza della tavola pitagorica.
Un’altra possibile alternativa per le mamme (o i papà) particolarmente bravi con il ‘fai-da-te’ per i più piccoli è quella di creare un vero e proprio puzzle, appiccicando pezzi di immagini dietro a ogni quadrato. In questo modo, il bambino dovrò prima comporre il disegno sulla tabella e poi potrà scoprire i numeri sull’altro lato.
Questo gioco della tavola pitagorica colorata stile puzzle prende spunto (ed è liberamente adattato in versione più semplice e ‘casalinga’!) dal software e libro per insegnanti di Sara Garosi, Imparare a giocare con la tavola pitagorica e la LIM (Kit cd + libro), Erickson Edizioni.
5. Filastrocche con il numero!
Forse, non sembrerà ‘originalissimo’, ma anche i vecchi trucchi possono funzionare. Questo è il caso di rime e filastrocche (a cui ricorrevano anche le maestre di 30 anni fa!) che si usano ancora oggi perché, in genere, sono più facili da memorizzare.
Ecco un esempio:
Tre, sei, nove,
sono bianco di terrore.
Dodici, quindici, diciotto,
mi nascondo nel cappotto.
Ventuno, ventiquattro, ventisette,
sono messo alle strette.
Ecco il trenta vicino all’uscita,
Finalmente l’avventura è finita!
(Monica Bertacco, Matematicaimparo, Erickson)
Provate a inventarne di nuove o ad attingere dalla memoria di nonni, zie, amici… E, se una filastrocca intera è troppo difficile per il vostro bimbo, proponetegli anche brevi (e simpatiche) rime basate su una singola moltiplicazione.
Qualche idea? 6 x 6 = 36, asino che sei!; 6 x 8 = 48, mangia tu il risotto!; 5 x 4 = 20, dimmi se davvero menti… Insomma, basta un po’ di fantasia per imparare allegramente perfino le tabelline.
6. Tombola speciale
Il gioco si ispira alla tradizionale tombola ma in questo caso si estraggono moltiplicazioni e non numeri da un sacchettino. È un ottimo sistema per ‘far allenare’ i bimbi più grandi giocando tutti insieme, ma richiede un po’ di preparazione da parte dell’adulto. Per prima cosa, occorre creare una quantità di cartelle (per farle resistenti, meglio il cartoncino così si potranno riutilizzare) sufficienti per una sfida tra più giocatori.
La cartella di gioco riprende la struttura della tavola pitagorica (ma resta incompleta) riportando una serie di numeri, a scelta, come nell’esempio qui sotto. È indispensabile segnare, magari con un pennarello colorato, la stessa quantità di numeri, pur se diversi, in ogni cartella (per esempio, 20 per ciascuna).

Scarica la ‘cartella di gioco’ da qui:

Attenzione anche a ‘bilanciare’ un po’ la scelta: non sarebbe sportivo abbondare con i risultati delle tabelline dell’8 e del 7 in una cartella e mettere solo quelli del 2 o del 3 in un’altra. Ovviamente, è possibile sfruttare la situazione gioco proprio per il ripasso del bimbo, privilegiando, in qualche modo, le tabelline che digerisce meno.
In un sacchettino, infilate tanti foglietti con le moltiplicazioni che corrispondono ai numeri scritti in precedenza sulle cartelle. A ogni turno, il giocatore pesca un bigliettino, esegue l’operazione e controlla se il risultato corretto è presente sulla sua cartella. In caso positivo, appoggia sopra un segnalino (i centesimi possono andare bene) o lo evidenzia con un pennarello.
Alla fine, vince chi completa tutta la sua tabella a patto di avere fatto i calcoli corretti! Quanto al risultato della moltiplicazione ‘pescata’, decidete voi se verificarlo a ogni mano o allo scadere di un tempo di gioco stabilito.
7. Giochiamo a battaglia navale!
Il vecchio gioco della battaglia navale – che sembra piacere ancora alle ‘nuove generazioni’ (ve lo ricordate?) – si può trasformare in un ottimo alleato per esercitarsi con le tabelline.
A consigliarlo è l’esperta (artista e insegnante) Sara Garosi – convinta che il gioco sia fondamentale per ogni forma di apprendimento – nel suo libro, destinato agli insegnanti della primaria, Imparare a giocare con la tavola pitagorica e la LIM (Kit cd + libro), Erickson Edizioni.
Nulla vieta di ricorrere allo stesso stratagemma anche a casa, magari, coinvolgendo tutta la famiglia, a turni, in una grande sfida matematica con le operazioni della tavola pitagorica…
In questa versione (ispirata al software e alle schede del libro), occorre preparare due cartelle per giocare su un foglio a quadrettoni (così è più semplice ottenere la griglia). In alto, inserite i numeri dall’1 al 10, in senso orizzontale e poi incolonnateli in verticale. Tra le due file di caselle (che formano una L rovesciata), un quadrato è riservato al simbolo x: in questo modo si ottiene una tabella con 100 caselle bianche (una tavola pitagorica ‘da riempire’, insomma).

Scarica la ‘tabella’ da qui:

A questo punto, come nella classica battaglia navale, ogni giocatore sceglie dove collocare le sue navi (stabilite una dotazione, per esempio, di 10 imbarcazioni a testa). Per invogliare il bambino e coinvolgerlo al massimo, potete invitarlo a costruire le barche con cartoncini colorati (se non ha voglia, basta disegnarle a matita come una volta!) .
Ma non è tutto: si deve decidere la composizione della flotta e la lunghezza massima, per esempio, dell’ammiraglia (4 quadrati caselle) e di tutte le altre barche.
Scopo del gioco tradizionale è indovinare le coordinate per colpire le navi nemiche sulla tabella del gioco. In questa Battaglia matematica, invece, le barche sono visibili: per affondarle, serve ‘azzeccare’ le moltiplicazioni (e il risultato) della tavola pitagorica.
Per esempio, il giocatore ‘chiama’ 3 x 4 (equivalente delle coordinate) e dice anche il risultato (12) che può anche scrivere direttamente nelle caselle della sua cartella (o se preferisce su un foglietto). Se tutto è corretto, e su quella casella si trova una parte di nave, segna punto e può rilanciare un’altra coppia di coordinate. Quando sbaglia (le coordinate o il calcolo, cioè la moltiplicazione), passa il turno all’avversario.
Alla fine, vince chi per primo riesce ad affondare tutta la flotta nemica.
8. Tira il dado…
Ai più grandicelli, che già conoscono le tabelline, ma sembrano dimenticarle molto facilmente, potrebbe piacere cimentarsi (esercitandosi per gioco!) in una gara un po’ impegnativa, perfetta anche a squadre.
Per prima cosa, è necessario procurarsi ‘speciali’ dadi poliedrici (ovvero quelli che hanno più o meno di 6 facce), popolari nel mondo dei giochi di ruolo (tipo Dungeons & Dragon), da tavolo e carte collezionabili.
In questo caso ne servono due con 10 facce: a ogni tiro, il giocatore deve fare la moltiplicazione tra i due numeri usciti. Se il calcolo è corretto, può scrivere il numero nella sua cartella, una tavola pitagorica ‘bianca’ e incompleta (ovviamente, con i soliti due bracci a L capovolta con i numeri dall’1 al 10, in orizzontale e verticale), preparata in precedenza.
Vince il giocatore – o la squadra – che riesce in un tempo stabilito (3-4 minuti) a completare la sequenza di almeno una tabellina. Per una sfida di gruppo, si può alzare la posta del gioco ad almeno cinque tabelline, metà della tavola pitagorica.
9. Quiz numerico a sorpresa
Un’idea semplice e divertente per far ripassare al bimbo le tabelline è una gara a tempo che fa leva sul suo senso di competizione.
Preparate una serie di fogliettini colorati con i risultati delle 10 tabelline – o solo di una parte se preferite (per esempio: 2, 4, 6, 8, 10,12, 14, 16, 18, 20 – 3, 6, 9, 12, 15,18, 21, 24, 27, 30 e così via). Su altri pezzetti di carta, scrivete invece le moltiplicazioni (2 x 2; 2 x 3; 6 x 2; 8 x 2…), mescolate tutti i bigliettini e infilateli in un cestino o in sacchetto.
A questo punto, munite tutti i partecipanti di carta e penna e invitateli a pescare 5 foglietti dal sacchetto. Al via, in un tempo cronometrato di 3-4 minuti, ogni giocatore deve risolvere i suoi ‘quiz’. Se, per esempio, su un bigliettino estratto compare il numero 12, la risposta esatta è la moltiplicazione (4 x 3 o 3 x 4), quando invece capita in mano un foglietto con una moltiplicazione (8 x 3), occorre scrivere il risultato (24).
È possibile stabilire un giro di tornate per arrivare al vincitore finale, quello che avrà raggiunto il punteggio più alto.
10. Bingo-tab
Uno stratagemma per convincere il bimbo a esercitarsi con le tabelline che ha già appreso è una gara a Bingo-tab (un’attività proposta da Monica Bertacco, Matematicaimparo, Erickson). Questo gioco didattico si adatta facilmente anche alle esigenze ‘casalinghe’.
Occorre preparare due cartelle uguali per ogni giocatore (la sfida è adatta a 2 o più partecipanti), una con le moltiplicazioni delle tabelline e l’altra con i relativi risultati.
L’obiettivo del gioco è abbinare moltiplicazione e risultato corretto, segnandoli con lo stesso colore sulle due cartelle in un tempo prefissato.
Ecco un esempio di come preparare le due cartelle, ovviamente è possibile replicare lo stesso principio con altre operazioni e risultati.

3 x 4 3 x 7
2 x 8 4 x 9
3 x 9 5 x 6
4 x 7 2 x 5
10 28
36 30
21 27
16 20

Al via, ogni bambino deve individuare (e segnare) le giuste corrispondenze (tra moltiplicazione e risultato) nella sua cartella senza sbirciare cosa combina l’avversario.
Vince chi completa tutto per primo con le corrispondenze giuste o il minor numero di errori. Infatti, se il giocatore più veloce ha totalizzato meno risposte esatte, la vittoria passa al secondo in base al tempo e alle risposte azzeccate.
11. Cerca l’intruso
Per aiutare i più piccoli alle prese con le tabelline, è utile ‘farli giocare’ con i risultati uguali: una moltiplicazione difficile (per esempio, 9 x 2 = 18) può diventare più semplice invertendo i fattori (2 x 9 = 18). È importante sottolineare che il risultato (ovvero il prodotto) non cambia. Un’idea che passa meglio con l’aiuto di cartoncino, forbici e un pizzico di fantasia.
Al centro di un cartoncino ritagliato tondeggiante – che rappresenta il nido – scrivete un numero, per esempio 12, e intorno 6 operazioni: le 4 corrette che portano a questo risultato (4 x 3; 3 x 4; 6 x 2; 2 x 6) e due sbagliate (2 x 8; 8 x 2).
A questo punto, in un tempo cronometrato, il giocatore deve individuare le operazioni ‘intruso’ in quel nido (secondo l’esempio, 2 x 8 e 8 x 2 che fa 16 e non 12). Per rendere il gioco più divertente, è possibile sottoporre al bambino 4-5 nidi dove scovare l’intruso in un tempo definito.
Tratto da: http://www.nostrofiglio.it/Bambino-7-13-anni/scuola/11_strategie_divertenti_per_imparare_le_tabelline.html

Con un cordiale saluto
Gianluca Lo Presti

Doposcuola per Dislessia in 5 punti

Non basta mettere insieme i termini “doposcuola” e “DSA” per avere un -vero- doposcuola per i DSA.

Che cos’è (e cosa -non- è) un doposcuola specialistico per DSA?:

Ecco alcuni punti:

1 – E’ tenuto direttamente da personale qualificato (sarebbe bellissimo, ma non basta un corso o un master per essere “esperti” nei Disturbi Specifici di Apprendimento inquadrati all’interno di F.81 ICD-10, riconosciuti dalla Leg.170/10 e CC-ISS. Lo possono testimoniare tutti coloro che hanno anni di studi e tante pubblicazioni alle spalle, i quali, ancora oggi, si sentono d’aver tanto da imparare sui DSA).

2 – Le attività proposte riguardano tutte le materie (e non solo quelle da recuperare).

3 – Prima di iniziare il doposcuola è necessaria una semplice valutazione iniziale di abilità e strutturare gli strumenti da usare secondo la diagnosi funzionale (e non proporre il solito aiuto in gruppo “tanto insieme si aiutano meglio”: è vero solo in alcuni casi per i DSA).

4 – Deve essere previsto un tempo dedicato all’autonomia didattica. Dunque un momento in cui non si trattano le materie di studio ma si impara ad utilizzare gli strumenti compensativi (e non solo dire “a casa usa il pc e qui porti le mappe”).

5 – Vi deve essere un monitoraggio ogni 4-6 mesi per capire se questo doposcuola per DSA sta andando bene, e dunque misurando:
> livello di autonomia raggiunta da 1 a 10
> tempo autonomo medio di studio ridotto di almeno il 20% (esempio da 2ore a 1h e 35 min.)
> autostima ed autoefficacia percepita: da quando ha iniziato sino ad ora, quanto si sente “più capace” il ragazzo con dislessia?

… e molto altro ancora.

Sino a quando non avremo raggiunto almeno questi punti non esisteranno differenze evidenti tra un “doposcuola classico” ed un” doposcuola per DSA”.

Qual è la tua esperienza sui doposcuola specialistici per DSA?
Trovi delle differenze chiare tra un classico doposcuola ed uno per DSA?
Hai ottenuto dei risultati?
Parliamo insieme qui nei commenti.

Un cordiale saluto

5 passi metodo di studio per genitori con figli con Dislessia

Ecco un metodo con cui far apprendere il contenuto di un testo ad un bambino dislessico in modo efficace, prova a seguire questi 5 punti

Come sappiamo, ladislessiaè una difficoltà relativa all’acquisizione di determinate fasi di lettura. Quando il bambino dislessico legge, spesso lo fa in modo sillabico e/o scorretto. Questo tipo di lettura lenta e scorretta è la conseguenza delle difficoltà che possono derivare della memoria fonologica o memoria lessicale, ciò che ne consegue è che specifiche parole-chiave non riescono ad essere memorizzate con semplicità. Essendo però bambini con una intelligenza dalla norma in sù e pur comprendendone in certi casi il contenuto, essi mostrano difficoltà a mantenere determinate parole-chiave in memoria. Sono però proprio queste ultime parole-chiave che servono al bambino per agganciarsi al testo così da poterlo ripetere. Quando nella dislessia non vi è un buon metodo di studio, quello che può succedere è che il bambino durante la ripetizione rischia di fare giri pindarici di parole, senza centrare il punto o senza seguire un discorso consequenziale, oppure, in casi di ansia e preoccupazione, si blocca completamente. Molti si domanderanno: “ma come farà ad imparare a leggere se non si allena?”, rispondendo in modo breve, ricordiamo che, pur essendo la lettura lo strumento cardine per l’acquisizione dei contenuti, essa non è l’unica via per l’apprendimento del significato di un testo. L’obiettivo relativo al miglioramento della lettura si può provare a raggiungere tramite le attività di potenziamento. Attività la quale è sempre bene provare a migliorare per rendere più autonomi gli studenti con dislessia, ma è anche bene tenere presente che il nostro obiettivo finale non è saper leggere velocemente, ma, al di la della velocità di lettura, è saper acquisire i contenuti scolastici. Quello che qui proponiamo è un metodo con cui far apprendere il contenuto di un testo ad un bambino dislessico in modo alternativo ma altrettanto efficace seguendo i 5 passi qui indicati.

1- Leggere il contenuto del testo al bambino per una o due volte Obiettivo: comprensione del contenuto del testo. Strumento: lettura dell’adulto o uso sintesi vocale. In questa prima fase, ciò che è necessario, è la comprensione dei contenuti. La lettura d’altronde è solo uno dei tanti canali che noi abbiamo a disposizione per acquisire un tipo di contenuto. Possiamo anche comprendere un testo ascoltandolo, vendendo delle immagini, attraverso un video o con spiegazioni guidate. In questa fase sarà necessario sostituirsi al bambino dislessico nella lettura del testo affinché lui possa impiegare tutte le sue energie nell’ascolto, e dunque nella comprensione.

2- Chiedere un breve riassunto orale di ciò che si è ascoltato Obiettivi: a) assicurarsi che abbia un’idea anche generale di ciò che ha ascoltato; b) richiamare le conoscenze che il bambino già possiede in merito a questo argomento. c) segnare nel testo o su un foglio le parole/frasi con cui il bambino ha riassunto il testo. Potremmo usare domande come “Proviamo a riassumere in breve: Di cosa parla questo testo? Che cosa hai capito di ciò che ho letto?”, alle quali potremmo anche aggiungere la consegna: “Ricorda, dell’argomento letto mi basta anche piccole brevi frasi”. Nei bambini più piccoli o con maggiori difficoltà bastano anche poche parole. Infatti, è sufficiente che in un primo momento le risposte siano di 2-3 frasi in riferimento al testo appena letto. Appare essere molto utile domandare al bambino se possiede conoscenze pregresse relative all’argomento trattato, chiedendo ad esempio: “quello che abbiamo appena letto, ti ricorda qualcosa che già conosci?”. La tecnica di ancorare qualcosa di nuovo con una conoscenza già acquisita risulta molto utile sia alla comprensione che alla memorizzazione. E’ molto importante segnare sul testo o su un foglio le parole o le frasi che il soggetto ha utilizzato per fare il suo riassunto. Infatti sono proprio le parole che di fatto il bambino ha utilizzato per comprendere quel brano che saranno da noi utilizzate per costruire in modo personalizzato la mappa concettuale.

3- Realizzare una mappa concettuale insieme al bambino Obiettivo: rappresentazione schematica delle conoscenze studiate Strumento: mappa concettuale (su carta o su computer) con immagini e/o specifiche parole-chiave. Nella dislessia appare necessario trasformare graficamente, tramite mappa concettuale, il riassunto del testo da studiare. Per fare ciò useremo proprio le parole/frasi con cui il bambino ha riassunto il brano ascoltato. Queste potranno essere inserite come parole o come immagini. Ricordiamo infatti, che lo studio tramite l’uso delle immagini è il canale preferenziale dei soggetti con dislessia. Chi realizza la mappa concettuale? Dipende dall’età e dall’autonomia. È normale che bambini di scuola primaria necessitino di un evidente guida giornaliera nella realizzazione degli schemi. Appare evidente che più pratica di faccia nel corso degli anni con la realizzazione delle mappe e più probabile potrà essere uno studio autonomo dello studente.

4- Leggere ancora una volta il testo mentre il bambino segue la lettura sulla mappa concettuale Obiettivo: prendere confidenza con la mappa concettuale ed ampliare le conoscenze rispetto al tema trattato. Strumento: lettura dell’adulto o uso sintesi vocale. Mentre il genitore legge, il bambino ha la possibilità di seguire il discorso sulla mappa concettuale da lui realizzata. Questa attività permette al bambino non solo di ampliare ancora di più l’argomento da studiare ma anche di prendere ancor più dimestichezza con la mappa concettuale. E’ molto importante che il soggetto possa avere anche in questa fase la possibilità di modificare in corso d’opera il proprio lavoro.

5- Ripetizione da parte del bambino del testo studiato tramite mappa concettuale Obiettivo: esposizione di quanto studiato. Strumento: mappa concettuale in versione finale L’ultima fase è quella relativa all’esposizione. La mappa concettuale, stampata in cartaceo oppure disponibile in digitale su computer portatile o tablet, viene portata a scuola ed utilizzata durante le interrogazioni. Come tutti gli strumenti compensativi, la mappa concettuale durante l’interrogazione non è un aiuto, ma questa rappresenta semplicemente uno strumento che mette alla pari gli studenti con dislessia con i propri compagni di classe. D’altronde, anche se si ha di fronte una mappa concettuale, quanto un determinato argomento non lo si conosce, non è di certo uno schema con parole e disegni a fare la differenza. Ma se un bambino con dislessia ha l’opportunità (oltre che essere un suo diritto) di essere interrogato tramite mappa concettuale, allora ha la possibilità di esporre al meglio tutto il suo potenziale.

Gianluca Lo Presti

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Evidenziare le parole corrette: una tecnica efficace nella Disortografia

Una volta segnate le parole indicate, non solo il ragazzino si sentirà gratificato per le parole corrette, ma sarà anche incentivato ad impregnarsi a scriverle sempre correttamente.

disortografia 1
Sottolineando solo l’errore si rischia che il bambino non solo “memorizzi” l’errore, am che non abbia presente quale sia la parola corretta.

Durante le correzioni di temi, testi, o anche piccole frasi siamo soliti a sottolineare, cancellare o tagliare gli errori ortografici in rosso o blu, per poi, alle volte, riscrivere la parola corretta. Con questa modalità si rischia tuttavia che lo studente, nonostante la correzione, si concentri di più sull’errore e non sulla parola giusta appena corretta.

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Esempio di come evidenziare le parole corrette in modo vistoso. Mentre gli errori restano in secondo piano. Ciò appare utile al fine di far apprendere la parola corretta.

Dato che il nostro obiettivo è il l’apprendimento delle parole ortograficamente corrette, di certo potrebbe essere più efficace andare a segnare di rosso, cerchiando o sottolineando in modo vistoso, tutte quelle le parole che nel tema o testo, il bambino è riuscito a scrivere correttamente nonostante siano parole che solitamente sbaglia o molto difficili (trisillabe, quadrisillabe, doppie, accenti, etc.).

Una volta segnate le parole come appena indicato, non solo il ragazzino si sentirà gratificato per le parole corrette, ma sarà anche incentivato ad impregnarsi a scriverle sempre correttamente, visto che se lo fa riceve sul quaderno una gratificazione oggettiva, ma soprattutto, ogni qual volta avrà un dubbio relativamente alla correttezza orografica di una parola, potrà tornare indietro nel quaderno, ed osservando a colpo d’occhio le parole segnate, potrà avere un esempio di come scrivere correttamente.

Il dubbio che a questo punto potrebbe sorgere è “visto che qui segniamo le parole difficili ma scritte correttamente, allora come fare a far diminuire gli errori ortografici?”
Al fine di far diminuire gli errori ortografici, è bene eseguire gli esercizi di potenziamento ortografico con le modalità e gli strumenti indicati dallo specialista.

Gianluca Lo Presti

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Perchè tutta questa fatica per studiare?

In molti casi basta dire al bambino la frase “Prendi lo zaino ed iniziamo a fare i compiti” che scatta immediato il bisogno di fare merenda, andare in bagno, finire un gioco che non si può interrompere.

I più piccoli li rincorriamo sotto il letto e sopra il divano, anche il ronzio di una mosca è sufficiente per far perdere l’attenzione al bambino. Il pomeriggio vola via e in un attimo arriva il momento della cena e con i compiti si è ancora all’inizio. L’indomani si va a scuola impreparati e si prende un brutto voto, così l’umore non sarà dei migliori. La stessa situazione si ripete nel pomeriggio successivo e così via nella maggior parte dei giorni a seguire, fino a quando la stanchezza, la frustrazione ed il senso di impotenza di fronte questa situazione aumentano insieme ai dubbi: perché tutta questa fatica per studiare?

Se tuo figlio ci vede bene ma legge male tieni gli occhi aperti

Nel frattempo che la scuola va avanti le difficoltà non sembrano diminuire, anzi, in molti casi aumentano con l’andare del tempo. Alle volte un genitore pensa che vi possano essere difficoltà legate alla vista o udito. Nella stragrande maggioranza dei casi questi risultati danno un esito negativo, dunque il ragazzino ci vede e ci sente benissimo, con la conclusione che non sono queste le cause delle difficoltà di apprendimento.

Se vuoi conoscere meglio la Dislessia e i DSA, scopri di più vai qui.

Non leggo, non conto, non scrivo? No, lo faccio solo in modo un po’ diverso

Alle volte bastano semplici ma efficaci accorgimenti per aiutare al meglio uno studente con Dislessia e DSA. Ad esempio migliorare il metodo di studio, oppure adottare modalità compensative e strumenti compensativi.

Per tutte le nostre guide su Dislessia e DSA vai qui.