Intervista Lo Presti e Cagia – Convegno “Le strategie più efficaci nella dislessia”

“Nei DSA servono 3 tipi di supporti, il primo è la scuola, che fa la differenza”
Ecco la video intervista del convegno di Barletta del 31/10/2015

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Screening DSA: ecco un progetto in 4 Fasi

Progetto Screening DSA

Problema: Sono ancora molti i bambini, bambine e studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento, che pur faticando negli apprendimenti scolastici, non vengono segnalati come oggetto di attenzione. Così facendo si rischiano non solo i classici abbandoni scolastici ma anche un eventuale sviluppo di problematiche a carattere emotivo.

Obiettivo: identificazione precoce delle difficoltà e disturbi specifici di apprendimento nelle classi 3-4-5 della scuola primaria.

Le Fasi

Raccolta dati

 1- > Colloqui con insegnanti + Test collettivi (1° screening di 1° livello, su tutti i soggetti)

2- > Test individuali (2° livello di screening, solo su soggetti segnalati in precedenza)

Attività di recupero mirato

3- > Potenziamento abilità di lettura nei casi segnalati al 2° livello di screening

Segnalazione definitiva

4- > Si considera 3° livello di screening tutti qui soggetti che non hanno avuto un significativo miglioramento dalle attività di recupero.

Questi soggetti andranno segnalati come oggetto di attenzione specialistica, così come indicato dal comma 2, art.3 legge 170/10, il quale indica che: “Per gli studenti che, nonostante adeguate attività di recupero didattico mirato, presentano persistenti difficoltà, la scuola trasmette apposita comunicazione alla famiglia”.

Strumenti possibili

BVN 5-11 (consigliata nel rapporto prezzo qualità).

SPEED

PR-CR 2

Attenzione: si sconsiglia altamente l’uso delle prove MT.  Queste in quanto fondamentali in fase diagnostica ( sostituibili per lo screening con Le prove di valutazione della lettura sono state sviluppate nell’ambito dell’attività di ricerca dell’unità di Neuropsicologia dell’IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma , qui:http://www.hsantalucia.it/modules.php?name=content&pa=showpage&pid=1032

Importante: NON somministrate le prove di Lettura di Parole e Non-parole della DDE-2 nello screening! Sono prove essenziali ai fini diagnostici e NON di screening.

Per approfondire gli strumenti di potenziamento puoi consultare il libro “Nostro figlio è dislessico”  da pagina 125 a pag. 142, QUI

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“Nostro figlio è dislessico” video con Gianluca Lo Presti


“Nostro figlio è dislessico” è un libro di Gianluca Lo Presti.
Manuale di autoaiuto per genitori di bambini con Dislessia e DSA
Ecco dove trovare il testo Scheda Libro “Nostro figlio è dislessico”, Ed. Erickson

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Frutto di anni di pratica professionale diretta, il volume nasce con lo scopo di rendere i genitori:
• informati sui cambiamenti normativi in materia di DSA;
• in grado di riconoscere i fattori di rischio e i sintomi;
• consapevoli delle risposte che lo specialista deve fornire alla conclusione del percorso diagnostico;
• condividere con gli insegnanti il Piano Didattico Personalizzato;
• gestire la delicata attività dello studio a casa;
• prevenire gli effetti secondari del disturbo sul piano emotivo, motivazionale e relazionale.
Pensato per le famiglie, il volume può fornire anche a psicologi e docenti indicazioni operative e un ampio panorama di strumenti didattici e interventi di recupero, grazie soprattutto a un linguaggio chiaro e ai numerosi suggerimenti pratici e consigli di esperti.

INDICE

Presentazione (Claudio Vio)
Introduzione

PRIMA PARTE – Capire e affrontare i Disturbi Specifici di Apprendimento
– Le difficoltà di apprendimento che un bambino incontra a scuola
– Disturbi Specifici di Apprendimento: domande & risposte
– Tutto sulla diagnosi di DSA
– Dopo la diagnosi di DSA

SECONDA PARTE – Aiutare uno studente con DSA nell’apprendimento scolastico
Pianificazione delle attività di studio e tecniche motivazionali
– Strategie di studio per i DSA
– Potenziare le abilità di apprendimento
– Attività dispensative e strumenti compensativi
– Autonomia di studio nei DSA
– Le 3 cose da ricordare dopo aver letto questo libro

Bibliografia
Appendici

Scopri l’anteprima -> PDF con 18 pagine del testo 


Per ordinare il libro “Nostro figlio è dislessico” chiama il Numero verde delle Edizioni Erickson (solo per ordini) al 800 844 052 da lunedì a venerdì dalle 8 alle 19
il sabato dalle ore 8 alle 12.

“Ho mal di scuola”

Parliamo di Dislessia dal punto di vista di un genitore che ha scritto un magnifico libro.
Il libro è Ho mal di scuola, di Anna di Lauro, Armando Editore – http://www.ibs.it/code/9788866770435/di-lauro-anna/mal-scuola.html

Guide ed aiuti per ‪#‎Dislessia‬ e ‪#‎DSA‬
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Come fare la richiesta di PDP a scuola (modello gratuito da scaricare)

Quando si ha in mano una Diagnosi di DSA, al fine di ottenere il PDP Piano Didattico Personalizzato, così come previsto dalla normativa sui DSA, può essere utile presentare una richiesta di PDP presso la segreteria della scuola.

Ecco come fare:

richiesta pdp piano didattico personalizzato 1 – Scarica il modello da noi elaborato, qui (PDF).

2- Compila il modulo in tutte le sue parti

3- Presenta il modulo in segreteria, allegando la Diagnosi di DSA di tuo figlio/figlia

4- Segnati il n° di protocollo e la data di presentazione della richiesta


Da leggere con attenzione

  • Se la tua regione non ha una legislazione specifica, allora il PDP va compilato dagli insegnanti anche se presenti la diagnosi di uno specialista privato come previsto dal MIUR:

“Per quanto riguarda gli alunni in possesso di una diagnosi di DSA rilasciata da una struttura privata, si raccomanda – nelle more del rilascio della certificazione da parte di strutture sanitarie pubbliche o accreditate – di adottare preventivamente le misure previste dalla Legge 170/2010(nota n8 del 6/3/2013).

  • Il PDP deve essere compilato entro 3 mesi dalla richiesta, leggi qui.
  • Evita di firmare PDP che prevedono crocette da spuntare, il PDP è un Piano Didattico Personalizzato e NON una check list. Le caselle da spuntare non sono una “personalizzazione”. Infatti i MIUR ha predisposto dei modelli di PDP, noi li consigliamo, ecco dove scaricarli, vai qui.
  • Ricordiamo che la segreteria della scuola, come ente pubblico, è obbligata a protocollare ogni documento presentato in segreteria, come questo documento, al fine di non incorrere nel reato di “omissione d’atti d’ufficio” art. 358 C.P. Penale.
  • Se vuoi scoprire come compilare il PDP in 5 passi, leggi qui.

Commenta, condividi e leggi gli altri aiuti.

Come preparare il PDP in 5 passi

Se sei un GENITORE ed hai un problema con il PDP a scuola, potresti essere in una delle seguenti condizioni:
A) Il PDP non sai che cosa sia;
B) Il PDP a scuola non lo hanno compilato, e rimandano da giorni settimane mesi..
C) Il PDP, una volta compilato è solo teorico, ovvero, scritto ma non applicato a scuola;
D) Il PDP è stato compialato, funziona e tutti lo rispettano.
Se la tua condizione è la A) (cos’è PDP?) il PDP (ovvero Piano Didattico Personalizzato), in breve, il PDP è un documento previsto dal MIUR secondo il DM 5669 del 12/7/2011 in cui ci si accorda sulla didattica personalizzata da attuare a scuola, ovvero da quali attività è necessario dispensative e quali strumenti compensativi il ragazzino può utilizzare sia durante la lezione che durante le prove di valutazione. Dunque questo post, è per te, leggilo bene, ed invialo a chi conosci.
Se la tua condizione è la B) (PDP non compilato) puoi consigliare questo post ai docenti della tua scuola ed aiutarli ad applicare ciò che è previsto non solo per legge ma anche per il migliore apprendimento di tuo figlio.
Se la tua condizione è la C) (PDP solo sulla carta) allora il PDP va riformulato in maniera più chiara, ed in questo post vederemo come fare. Fai attenzione: evita PDP che NON siano del MIUR. Sotto trovi il PDP UFFICIALE del MIUR.
Se la tua condizione è la D) (tutto ok per ora..) allora al momento va tutto bene, ma leggi con attenzione questo post per evitare in futuro pericoli o problemi futuri.
Se sei un INSEGNANTE e devi compilare il PDP qui troverai 5 semplici passi per compilarlo efficacemente. Ricorda sempre però: evita PDP che NON siano del MIUR. Da insegnante sei la massima carica che rappresenta il MIUR in questa situazione, quindi con Dislessia e DSA, in alcuni casi anche con ADHD. Ti consigliamo di partire dalla bozza del PDP del tuo Ministero. Sotto trovi il PDP UFFICIALE del MIUR.
Se sei un ESPERTO in Dislessia, DSA, ADHD qui trovi il modo con cui compilare il PDP in collaborazione con la scuola.
Premessa per tutti: per iniziare a prendere affidabilità con il PDP USA il PDP INDICATO dal MIUR, su cui applicare i seguenti passi, eccolo >QUI< 
Ed è proprio sul PDP del MIUR che si fondano questi nostri 5 passi.
Perchè consigliamo il PDP del MIUR?
– Perchè sia le scuole pubbliche che le scuole paritarie dipendono dal MIUR, il quale ha predisposto, a nostro avviso, un ottimo documento.
– Perchè NON è un PDP con caselline da spulciare in cui poi, nessuno ci capisce niente, così eviteremo di fare un documento che poi nesssuno utilizza.
– Perchè ci si può e ci deve mettere in campo la massima competenza nella didattica indivdualizzata: è un PDP il quale si compila in meno di 1 ora.
La cosa più imporante? Ve la dico alla fine dei nostri 5 passi.
– I 5 PASSI PER PREPARARE IL PDP –
 1. Dati generali
PDP1
Qui è necessario inserire i dati anagrafici del ragazzino.
Spieghiamo alcune voci:
– Interventi pregressi: indicare se e da chi è stato seguito, se in attività scolastiche (progetti o altro, come previsto dall’Art3, comma 3 legge 170/10) o extrascolastiche.
– Scolarizzazione pregressa: indicare se vi sono indicazioni imporanti come eventuali bocciature, materie in cui è stata chiesta la riparazione a settembre, o altro di rilevanza.
– Rapporti scuola-famiglia: indicare se e quando la scuola ha avvisato la famiglia di difficoltà a scuola (vedi Art3, comma 2, legge 170/10); quando la famiglia ha protocollato la diagnosi; eventuali altre comunicazioni ufficiali.
2. Funzionamento delle abilità di lettura, scrittura e calcolo
PDP2
In “Elementi desunti dalla diagnosi”  indichiamo i parametri tecnici richiesti.
Cosa fare se nella diagnosi questi parametri non sono inseriti?
Premesso che, una diagnosi per DSA per essere tale è necessario che la stessa diagnosi sia conforme alla Consesuns Conferenze sui DSA dell’istituto Superiore di Sanità ISS-2011 e Conferenza Stato-Regioni sui DSA del 24/7/2012.
Sono proprio tutti questi documenti che indicano nel dettaglio che vanno inseriti sia questi parametri che le modalità di aiuto e intervento, altrimenti non è una diagnosi in “regola” per DSA.
Dunque, torniamo da chi ha compilato la diagnosi e chiediamo di inserire quanto richiesto (magari portiamo con noi copia del PDP in bianco).
Non sarà una cosa difficile visto che noi Specialisti inseriamo ognuna di queste voci: dati tecnici e modalità di aiuto a casa giorno per giorno, e a scuola materia per materia.
In “Elementi desunti dall’osservazione in classe”  tocca al docente.
Consiglio di non mettere termini difficili e/o ricercati, mettete ciò che osservate: da tecnico vi assicuro che l’osservazione del singolo docente è un tipo di informazione preziosissima.
Se osservate che il bambino legge lentamente, non mettete frasi come “Le sue abilità di lettura appaiono inferiori rispetto allo sviluppo cronologico…….etc”: no.
Mettete semplicemente e chiaramente: “La sua lettura appare più lenta e scorretta rispetto ai suoi compagni di classe”. E’ di questo che abbiamo di bisogno, di un linguaggio semplice ma efficiente.
3. Didattica Personalizzata
PDP3

In  Strategie metodologiche e didattiche, 

  • Valorizzare nella didattica linguaggi comunicativi altri dal codice scritto (linguaggio iconografico, parlato), utilizzando mediatori didattici quali immagini, disegni e riepiloghi a voce
  • Utilizzare schemi e mappe concettuali
  • Insegnare l’uso di dispositivi extratestuali per lo studio (titolo, paragrafi, immagini)
  • Promuovere inferenze, integrazioni e collegamenti tra le conoscenze e le discipline
  • Dividere gli obiettivi di un compito in “sotto obiettivi”
  • Offrire anticipatamente schemi grafici relativi all’argomento di studio, per orientare l’alunno nella discriminazione delle informazioni essenziali
  • Privilegiare l’apprendimento dall’esperienza e la didattica laboratoriale
  • Promuovere processi metacognitivi per sollecitare nell’alunno l’autocontrollo e l’autovalutazione dei propri processi di apprendimento
  • Incentivare la didattica di piccolo gruppo e il tutoraggio tra pari
  • Promuovere l’apprendimento collaborativo

In Misure dispensative

All’alunno con DSA è garantito l’essere dispensato da alcune prestazioni non essenziali ai fini dei concetti da apprendere. Esse possono essere, a seconda della disciplina e del caso:

  • la lettura ad alta voce
  • la scrittura sotto dettatura
  • prendere appunti
  • copiare dalla lavagna
  • il rispetto della tempistica per la consegna dei compiti scritti
  • la quantità eccessiva dei compiti a casa
  • l’effettuazione di più prove valutative in tempi ravvicinati
  • lo studio mnemonico di formule, tabelle, definizioni
  • sostituzione della scrittura con linguaggio verbale e/o iconografico

 In Strumenti compensativi

Altresì l’alunno con DSA può usufruire di strumenti compensativi che gli consentono di compensare le carenze funzionali determinate dal disturbo. Aiutandolo nella parte automatica della consegna, permettono all’alunno di concentrarsi sui compiti cognitivi oltre che avere importanti ripercussioni sulla velocità e sulla correttezza. A seconda della disciplina e del caso, possono essere:

  • formulari, sintesi, schemi, mappe concettuali delle unità di apprendimento
  • tabella delle misure e delle formule geometriche
  • computer con programma di videoscrittura, correttore ortografico; stampante e scanner
  • calcolatrice o computer con foglio di calcolo e stampante
  • registratore e risorse audio (sintesi vocale, audiolibri, libri digitali)
  • software didattici specifici
  • Computer con sintesi vocale
  • vocabolario multimediale

 In Strategie e Strumenti utilizzati dall’alunno nello studio

  • strategie utilizzate (sottolinea, identifica parole–chiave, costruisce schemi, tabelle o diagrammi)
  • modalità di affrontare il testo scritto (computer, schemi, correttore ortografico)
  • modalità di svolgimento del compito assegnato (è autonomo, necessita di azioni di supporto)
  • riscrittura di testi con modalità grafica diversa
  • usa strategie per ricordare (uso immagini, colori, riquadrature)

Strumenti:

  • strumenti informatici (libro digitale, programmi per realizzare grafici)
  • fotocopie adattate
  • utilizzo del PC per scrivere
  • registrazioni
  • testi con immagini
  • software didattici
  1. Valutazione 
PDP4
Per valutazione si intende TUTTA la valtazione, non solo a fine anno ma anche per le amatissime prove INVALSI.
Qui inseriamo quanto già indicato in precedenza, solo che cambia il formato e l’applicazione, ovvero, durante le prove di valutazione itermedie ed esami finali.
Come vi accennavo in precedenza: qual’è dunque la cosa più imporante??
La cosa più importante è la Concretezza!
Non basta una diagnosi con una frase standard come “Disturbo Specifico dell’Apprendimento” per attivare un percorso reale e fattivo di aiuto. Al di la che questa non è neppure una diagnosi (ne parlavo proprio qui -diagnosi specialistica ed intervento specifico-)
Non basta neppure che un PDP sia compilato per essere applicato, perchè:
a) Il PDP del MIUR, lo troviamo più agevole;
b) deve essere scritto con la consapevolezza di che cosa sia un DSA o ADHD, etc (difatti, il primo problema, spesso, è informare di che cosa sia realmente un DSA, o ADHD, etc..)
c) deve basarsi su una diagnosi realmente specialistica;
Dunque, la cosa più importante è, il nostro ultimo punto:
5. APPLICHIAMO IL PDP IN CLASSE!
La segnalzione da parte della scuola, la diagnosi specialistica, l’applicazione di tutta la normativa Leg.170/10, DM 5669…(che non sto qui a ripetere e citare) hanno un senso solo se alla fine avviene la reale applicazione in classe del PDP!
Grazie a tutti per seguirci sempre con tanto affetto e dedizione, siamo noi i vostri più grandi Fan.
Con un cordiale saluto
Gianluca Lo Presti

Strategie per imparare tutte le tabelline

Allora, come è possibile aiutare il bambino, anche a casa, a superare questo ostacolo? Un approccio divertente, basato sul gioco – lo stesso a cui si rifanno le più recenti teorie e attività didattiche – è sicuramente il migliore alleato.
Ecco, quindi, una raccolta di 10 trucchi alternativi (ispirati liberamente a software e testi per insegnanti e bambini della primaria) per apprendere ed esercitarsi con le tabelline senza paura e noia.
1. Le tabelline Canterine
La musica è una delle attività didattiche più coinvolgenti e divertenti, secondo Giuliano Crivellente, co-autore, insieme a Silvia Rinaldi, di Tabelline Canterine (disponibile nella versione libro + cd, a € 19,90 o solo cd con libretto testi, € 9,90, Mela Music).
Perché non sfruttare, allora, il potere del ritmo per imparare le famigerate tabelline? Questa l’idea di base del metodo musical-matematico messo a punto dagli autori che ogni genitore può proporre a suo figlio per dargli una mano con le tabelline.
Ogni tabellina (dall’1 al 10) è abbinata a una canzone (naturalmente in rima) per farla memorizzare più facilmente (e senza noia) al bambino. Così, l’apprendimento si può trasformare in un gioco, una sfida canora in famiglia o tra compagni di scuola.
Su youtube trovi le canzoni animate delle tabelline prodotte dalla casa editrice.
2. Tabelline come giochi elettronici
Mettete in mano un tablet o uno smartphone a un ‘nativo digitale’ e andrà in brodo di giuggiole: in questo caso però c’è il trucco. Cinque-dieci minuti al giorno di allenamento con le tabelline! Ce ne sono diverse che potete acquistare a un prezzo che varia da 0,80 a 2 euro circa. Vale la pena provarle. Chi scrive ha apprezzato i risultati ottenuti dal figlio con questa App semplicissima, che simula una specie di battaglia navale.
3. Viva i cruci-numeri
Anche un classico cruciverba può venire in aiuto per cimentarsi con le tabelline in modo alternativo e, certo, più divertente della classica e pura ripetizione. Ovviamente, al posto delle parole, occorre ‘indovinare’ i numeri che sono il risultato di una moltiplicazione.
Questo metodo è usato anche a scuola – come nell’esempio del crucilab che vi riportiamo qui sotto – ma potete prendere spunto e inventarne di simili per i vostri figli. Per rendere tutto più simpatico, usate cartoni e pennarelli colorati per tracciare lo schema, e improvvisate una bella gara con tutta la famiglia.

Scarica il Crucilab da qui:

(S. Poli, A. Molin, D. Lucangeli e C. Cornoldi, Memocalcolo, Erickson)
4. Un puzzle speciale
Un approccio divertente alle tabelline aiuta a renderle meno ‘antipatiche’ a ogni bambino. Con un po’ di creatività, (molta?) pazienza e impegno anche da parte dell’adulto, la tavola pitagorica può trasformarsi in un gioco. Come? È possibile creare uno speciale puzzle associando numeri e colori: questo stratagemma ha un impatto visivo che poi aiuta a memorizzare.
Forse è invece un po’ laborioso da preparare per il genitore se non ama mettere mano a forbici e carta…
Per prima cosa, è indispensabile creare una cartella (meglio usare cartoncino pesante) con una griglia a quadrettoni che riprenda la struttura della tavola pitagorica ma in versione incompleta. Il quadrato è composto da 100 caselle bianche ed è ‘circondato’ da una riga e una colonna, in orizzontale e verticale (a forma di L capovolta) con i numeri dall’uno al 10. Nell’incrocio tra i due ‘bracci’, si trova il simbolo matematico della moltiplicazione (x).

Scarica la ‘griglia a quadrettoni’ da qui:

E’ uguale a quella della battaglia navale, ha i numeri solo lungo i due lati.
Il secondo passo è preparare delle tessere (della stessa misura delle caselle quadrate e robuste) che corrispondano ai numeri della tavola pitagorica (la prima riga in orizzontale, ovviamente, è la tabellina dell’1, la seconda, quella del 2 e via così). A questo punto, è importante stabilire un colore fisso per ogni numero che compare più volte: per esempio, le tessere per il 4 sono rosse, quelle per il 9, blu e giallo spetta al numero 15…
Un lato delle tessera è colorato e sull’altro c’è il numero: ora si può giocare insieme, invitando, all’inizio, per esempio, il bimbo a mettere al posto ‘giusto’ tutte le tessere rosse con il quattro. Ognuno può inventare sul momento delle varianti (partendo dalla moltiplicazione o dalla tessera o dal colore), anche in base alle reazioni del bambino e alla sua conoscenza della tavola pitagorica.
Un’altra possibile alternativa per le mamme (o i papà) particolarmente bravi con il ‘fai-da-te’ per i più piccoli è quella di creare un vero e proprio puzzle, appiccicando pezzi di immagini dietro a ogni quadrato. In questo modo, il bambino dovrò prima comporre il disegno sulla tabella e poi potrà scoprire i numeri sull’altro lato.
Questo gioco della tavola pitagorica colorata stile puzzle prende spunto (ed è liberamente adattato in versione più semplice e ‘casalinga’!) dal software e libro per insegnanti di Sara Garosi, Imparare a giocare con la tavola pitagorica e la LIM (Kit cd + libro), Erickson Edizioni.
5. Filastrocche con il numero!
Forse, non sembrerà ‘originalissimo’, ma anche i vecchi trucchi possono funzionare. Questo è il caso di rime e filastrocche (a cui ricorrevano anche le maestre di 30 anni fa!) che si usano ancora oggi perché, in genere, sono più facili da memorizzare.
Ecco un esempio:
Tre, sei, nove,
sono bianco di terrore.
Dodici, quindici, diciotto,
mi nascondo nel cappotto.
Ventuno, ventiquattro, ventisette,
sono messo alle strette.
Ecco il trenta vicino all’uscita,
Finalmente l’avventura è finita!
(Monica Bertacco, Matematicaimparo, Erickson)
Provate a inventarne di nuove o ad attingere dalla memoria di nonni, zie, amici… E, se una filastrocca intera è troppo difficile per il vostro bimbo, proponetegli anche brevi (e simpatiche) rime basate su una singola moltiplicazione.
Qualche idea? 6 x 6 = 36, asino che sei!; 6 x 8 = 48, mangia tu il risotto!; 5 x 4 = 20, dimmi se davvero menti… Insomma, basta un po’ di fantasia per imparare allegramente perfino le tabelline.
6. Tombola speciale
Il gioco si ispira alla tradizionale tombola ma in questo caso si estraggono moltiplicazioni e non numeri da un sacchettino. È un ottimo sistema per ‘far allenare’ i bimbi più grandi giocando tutti insieme, ma richiede un po’ di preparazione da parte dell’adulto. Per prima cosa, occorre creare una quantità di cartelle (per farle resistenti, meglio il cartoncino così si potranno riutilizzare) sufficienti per una sfida tra più giocatori.
La cartella di gioco riprende la struttura della tavola pitagorica (ma resta incompleta) riportando una serie di numeri, a scelta, come nell’esempio qui sotto. È indispensabile segnare, magari con un pennarello colorato, la stessa quantità di numeri, pur se diversi, in ogni cartella (per esempio, 20 per ciascuna).

Scarica la ‘cartella di gioco’ da qui:

Attenzione anche a ‘bilanciare’ un po’ la scelta: non sarebbe sportivo abbondare con i risultati delle tabelline dell’8 e del 7 in una cartella e mettere solo quelli del 2 o del 3 in un’altra. Ovviamente, è possibile sfruttare la situazione gioco proprio per il ripasso del bimbo, privilegiando, in qualche modo, le tabelline che digerisce meno.
In un sacchettino, infilate tanti foglietti con le moltiplicazioni che corrispondono ai numeri scritti in precedenza sulle cartelle. A ogni turno, il giocatore pesca un bigliettino, esegue l’operazione e controlla se il risultato corretto è presente sulla sua cartella. In caso positivo, appoggia sopra un segnalino (i centesimi possono andare bene) o lo evidenzia con un pennarello.
Alla fine, vince chi completa tutta la sua tabella a patto di avere fatto i calcoli corretti! Quanto al risultato della moltiplicazione ‘pescata’, decidete voi se verificarlo a ogni mano o allo scadere di un tempo di gioco stabilito.
7. Giochiamo a battaglia navale!
Il vecchio gioco della battaglia navale – che sembra piacere ancora alle ‘nuove generazioni’ (ve lo ricordate?) – si può trasformare in un ottimo alleato per esercitarsi con le tabelline.
A consigliarlo è l’esperta (artista e insegnante) Sara Garosi – convinta che il gioco sia fondamentale per ogni forma di apprendimento – nel suo libro, destinato agli insegnanti della primaria, Imparare a giocare con la tavola pitagorica e la LIM (Kit cd + libro), Erickson Edizioni.
Nulla vieta di ricorrere allo stesso stratagemma anche a casa, magari, coinvolgendo tutta la famiglia, a turni, in una grande sfida matematica con le operazioni della tavola pitagorica…
In questa versione (ispirata al software e alle schede del libro), occorre preparare due cartelle per giocare su un foglio a quadrettoni (così è più semplice ottenere la griglia). In alto, inserite i numeri dall’1 al 10, in senso orizzontale e poi incolonnateli in verticale. Tra le due file di caselle (che formano una L rovesciata), un quadrato è riservato al simbolo x: in questo modo si ottiene una tabella con 100 caselle bianche (una tavola pitagorica ‘da riempire’, insomma).

Scarica la ‘tabella’ da qui:

A questo punto, come nella classica battaglia navale, ogni giocatore sceglie dove collocare le sue navi (stabilite una dotazione, per esempio, di 10 imbarcazioni a testa). Per invogliare il bambino e coinvolgerlo al massimo, potete invitarlo a costruire le barche con cartoncini colorati (se non ha voglia, basta disegnarle a matita come una volta!) .
Ma non è tutto: si deve decidere la composizione della flotta e la lunghezza massima, per esempio, dell’ammiraglia (4 quadrati caselle) e di tutte le altre barche.
Scopo del gioco tradizionale è indovinare le coordinate per colpire le navi nemiche sulla tabella del gioco. In questa Battaglia matematica, invece, le barche sono visibili: per affondarle, serve ‘azzeccare’ le moltiplicazioni (e il risultato) della tavola pitagorica.
Per esempio, il giocatore ‘chiama’ 3 x 4 (equivalente delle coordinate) e dice anche il risultato (12) che può anche scrivere direttamente nelle caselle della sua cartella (o se preferisce su un foglietto). Se tutto è corretto, e su quella casella si trova una parte di nave, segna punto e può rilanciare un’altra coppia di coordinate. Quando sbaglia (le coordinate o il calcolo, cioè la moltiplicazione), passa il turno all’avversario.
Alla fine, vince chi per primo riesce ad affondare tutta la flotta nemica.
8. Tira il dado…
Ai più grandicelli, che già conoscono le tabelline, ma sembrano dimenticarle molto facilmente, potrebbe piacere cimentarsi (esercitandosi per gioco!) in una gara un po’ impegnativa, perfetta anche a squadre.
Per prima cosa, è necessario procurarsi ‘speciali’ dadi poliedrici (ovvero quelli che hanno più o meno di 6 facce), popolari nel mondo dei giochi di ruolo (tipo Dungeons & Dragon), da tavolo e carte collezionabili.
In questo caso ne servono due con 10 facce: a ogni tiro, il giocatore deve fare la moltiplicazione tra i due numeri usciti. Se il calcolo è corretto, può scrivere il numero nella sua cartella, una tavola pitagorica ‘bianca’ e incompleta (ovviamente, con i soliti due bracci a L capovolta con i numeri dall’1 al 10, in orizzontale e verticale), preparata in precedenza.
Vince il giocatore – o la squadra – che riesce in un tempo stabilito (3-4 minuti) a completare la sequenza di almeno una tabellina. Per una sfida di gruppo, si può alzare la posta del gioco ad almeno cinque tabelline, metà della tavola pitagorica.
9. Quiz numerico a sorpresa
Un’idea semplice e divertente per far ripassare al bimbo le tabelline è una gara a tempo che fa leva sul suo senso di competizione.
Preparate una serie di fogliettini colorati con i risultati delle 10 tabelline – o solo di una parte se preferite (per esempio: 2, 4, 6, 8, 10,12, 14, 16, 18, 20 – 3, 6, 9, 12, 15,18, 21, 24, 27, 30 e così via). Su altri pezzetti di carta, scrivete invece le moltiplicazioni (2 x 2; 2 x 3; 6 x 2; 8 x 2…), mescolate tutti i bigliettini e infilateli in un cestino o in sacchetto.
A questo punto, munite tutti i partecipanti di carta e penna e invitateli a pescare 5 foglietti dal sacchetto. Al via, in un tempo cronometrato di 3-4 minuti, ogni giocatore deve risolvere i suoi ‘quiz’. Se, per esempio, su un bigliettino estratto compare il numero 12, la risposta esatta è la moltiplicazione (4 x 3 o 3 x 4), quando invece capita in mano un foglietto con una moltiplicazione (8 x 3), occorre scrivere il risultato (24).
È possibile stabilire un giro di tornate per arrivare al vincitore finale, quello che avrà raggiunto il punteggio più alto.
10. Bingo-tab
Uno stratagemma per convincere il bimbo a esercitarsi con le tabelline che ha già appreso è una gara a Bingo-tab (un’attività proposta da Monica Bertacco, Matematicaimparo, Erickson). Questo gioco didattico si adatta facilmente anche alle esigenze ‘casalinghe’.
Occorre preparare due cartelle uguali per ogni giocatore (la sfida è adatta a 2 o più partecipanti), una con le moltiplicazioni delle tabelline e l’altra con i relativi risultati.
L’obiettivo del gioco è abbinare moltiplicazione e risultato corretto, segnandoli con lo stesso colore sulle due cartelle in un tempo prefissato.
Ecco un esempio di come preparare le due cartelle, ovviamente è possibile replicare lo stesso principio con altre operazioni e risultati.

3 x 4 3 x 7
2 x 8 4 x 9
3 x 9 5 x 6
4 x 7 2 x 5
10 28
36 30
21 27
16 20

Al via, ogni bambino deve individuare (e segnare) le giuste corrispondenze (tra moltiplicazione e risultato) nella sua cartella senza sbirciare cosa combina l’avversario.
Vince chi completa tutto per primo con le corrispondenze giuste o il minor numero di errori. Infatti, se il giocatore più veloce ha totalizzato meno risposte esatte, la vittoria passa al secondo in base al tempo e alle risposte azzeccate.
11. Cerca l’intruso
Per aiutare i più piccoli alle prese con le tabelline, è utile ‘farli giocare’ con i risultati uguali: una moltiplicazione difficile (per esempio, 9 x 2 = 18) può diventare più semplice invertendo i fattori (2 x 9 = 18). È importante sottolineare che il risultato (ovvero il prodotto) non cambia. Un’idea che passa meglio con l’aiuto di cartoncino, forbici e un pizzico di fantasia.
Al centro di un cartoncino ritagliato tondeggiante – che rappresenta il nido – scrivete un numero, per esempio 12, e intorno 6 operazioni: le 4 corrette che portano a questo risultato (4 x 3; 3 x 4; 6 x 2; 2 x 6) e due sbagliate (2 x 8; 8 x 2).
A questo punto, in un tempo cronometrato, il giocatore deve individuare le operazioni ‘intruso’ in quel nido (secondo l’esempio, 2 x 8 e 8 x 2 che fa 16 e non 12). Per rendere il gioco più divertente, è possibile sottoporre al bambino 4-5 nidi dove scovare l’intruso in un tempo definito.
Tratto da: http://www.nostrofiglio.it/Bambino-7-13-anni/scuola/11_strategie_divertenti_per_imparare_le_tabelline.html

Con un cordiale saluto
Gianluca Lo Presti

Strumento compensativo studio DSA: Livescribe Echo Pen AIRIPA 2014

I ragazzi con diagnosi di DSA hanno bisogno della loro autonomia nello studio. Questa è raggiungibile con un modo di studiare idoneo alle proprie difficoltà. La Echo Pen dell’Anastasis permette di prendere appunti concentrandosi sui contenuti. Roberto Vitali dell’Anastasis ci mostra un breve uso di questo importante strumento compensativo.
Per appofondire trovate qui il link: http://www.anastasis.it/catalogo-generale/livescribe-echo-pen

Dislessia e DSA: Intervista Dr. Gianluca Lo Presti

DSA – I disturbi specifici dell’apprendimento, fenomeno diffuso ma poco compreso
Si parla dei disturbi, di come riconoscere la dislessia, dei comportamenti da seguire, dei trattamenti da effettuare, delle normative che regolano questi disturbi nell’ambito scolastico e dell’importanza della collaborazione tra la famiglia del bambino dislessico e le istituzioni come la scuola.

Ringraziamo Canale Sicilia per l’intervista e l’immensa professionalità.

I Disturbi Specifici di Apprendimento in 10 Video

Brevi video in cui si chiariscono molti concetti sui Disturbi Specifici di Apprendimento.

Ecco gli argomenti:

#1 Breve guida sulle cause dei DSA: familiarità e genetica
#2 Memorizzare i concetti: le difficoltà nella dislessia
#3 Fatica della dislessia: le sillabe al secondo nella lettura
#4 Guida legge 170/10 e diagnosi di DSA
#5 Dislessia e DSA: diagnosi precoci e specialistiche per PDP
#6 Come ottenere dei buoni risultati dal Piano Didattico Personalizzato
#7 Disortografia: una strategia didattica veramente efficace
#8 Sfruttare gli strumenti compensativi per attivare impegno e motivazione
#9 Imperdibile genitore di bambino con DSA: la sua esperienza
#10 – 3 consigli educativi per genitori/insegnanti nel gestire le difficoltà comportamentali

DSA: strategie pratiche a cura di Gianluca Lo Presti

Disturbi Specifici dell’Apprendimento: intervista a Gianluca Lo Presti sulle strategie pratiche che può seguire un genitore dall’identificazione precoce, passando per la documentazione necessaria sino all’aiuto a casa e a scuola.

In particolare si parla di:
1:05 Quali sono i segnali per poter meglio riconoscere i Disturbi Specifici di Apprendimento?
4:21 Dopo della diagnosi, come si aiuta un bambino con DSA?
7:13 Come funziona il Piano Didattico Personalizzato.
8:31 A che età diagnostichiamo un DSA?
9:24 I 5 passi di un metodo di studio per genitori con figli con Dislessia.
11:55 “Prendere un buon voto”.
13:25 Andare oltre i punteggi dei Test.
14:32 Attività pomeridiane: andare al di la dello studio.
16:13 Disortografia: strumento di potenziamento, tempi e modalità.

Tutti i nostri corsi On-line su Dislessia e Disturbi Specifici di Apprendimento, li trovi qui: https://gianlucalopresti.net/dsa-academy/

Evidenziare le parole corrette: una tecnica efficace nella Disortografia

Una volta segnate le parole indicate, non solo il ragazzino si sentirà gratificato per le parole corrette, ma sarà anche incentivato ad impregnarsi a scriverle sempre correttamente.

disortografia 1
Sottolineando solo l’errore si rischia che il bambino non solo “memorizzi” l’errore, am che non abbia presente quale sia la parola corretta.

Durante le correzioni di temi, testi, o anche piccole frasi siamo soliti a sottolineare, cancellare o tagliare gli errori ortografici in rosso o blu, per poi, alle volte, riscrivere la parola corretta. Con questa modalità si rischia tuttavia che lo studente, nonostante la correzione, si concentri di più sull’errore e non sulla parola giusta appena corretta.

disortografia 2
Esempio di come evidenziare le parole corrette in modo vistoso. Mentre gli errori restano in secondo piano. Ciò appare utile al fine di far apprendere la parola corretta.

Dato che il nostro obiettivo è il l’apprendimento delle parole ortograficamente corrette, di certo potrebbe essere più efficace andare a segnare di rosso, cerchiando o sottolineando in modo vistoso, tutte quelle le parole che nel tema o testo, il bambino è riuscito a scrivere correttamente nonostante siano parole che solitamente sbaglia o molto difficili (trisillabe, quadrisillabe, doppie, accenti, etc.).

Una volta segnate le parole come appena indicato, non solo il ragazzino si sentirà gratificato per le parole corrette, ma sarà anche incentivato ad impregnarsi a scriverle sempre correttamente, visto che se lo fa riceve sul quaderno una gratificazione oggettiva, ma soprattutto, ogni qual volta avrà un dubbio relativamente alla correttezza orografica di una parola, potrà tornare indietro nel quaderno, ed osservando a colpo d’occhio le parole segnate, potrà avere un esempio di come scrivere correttamente.

Il dubbio che a questo punto potrebbe sorgere è “visto che qui segniamo le parole difficili ma scritte correttamente, allora come fare a far diminuire gli errori ortografici?”
Al fine di far diminuire gli errori ortografici, è bene eseguire gli esercizi di potenziamento ortografico con le modalità e gli strumenti indicati dallo specialista.

Gianluca Lo Presti

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