3 motivi per cui i PDP NON vengono applicati

Ci sono scuole e scuole. Scuole in cui i PDP dalla carta passano alla cattedra. Ovvero che ciò che vi è scritto poi viene applicato davvero. Accade altre volte invece che ciò che viene riportato nel Piano Didattico Personalizzato, poi, NON viene applicato in classe.

Ecco, nella nostra esperienza, 3 motivi per cui accade che i PDP falliscano a scuola così da restare solo sulla carta, e quello che è possibile fare.

1 – Non si conosco realmente i DSA

A scuola abbiamo tanti professori formati ed attenti ai DSA. Nonostante ciò esistono anche dei docenti che dicono “io ho fatto un corso/master/incontri sui DSA”, ma, essendo il risultato quello che conta, il nostro studente non ha dei miglioramenti in classe. Molti credono che Dislessia significhi “leggere lentamente”, ma non è così. Il leggere lentamente è una manifestazione della Dislessia, la quale, invece, concerne una difficoltà nello sviluppo delle fasi di lettura. Altri sono convinti che basti dare il PC a scuola per compensare, mentre invece, serve assicurarsi che il soggetto sappia usare PC, software compensativi e soprattutto abbia una certa abilità di lettura (esempio dopo attività di potenziamento). Potremmo andare avanti all’infinito. Ciò che purtroppo accade è che non conoscendo i DSA si rischia di compilare un PDP senza sapere ciò che realmente serve allo studente, ed il PDP resta solo un foglio come tanti.

2 – No crocette nei PDP

“Il Piano Didattico personalizzato non può essere inteso come mera esplicazione di strumenti compensativi e dispensativi per gli alunni con DSA”.

La Circolare Ministeriale MIUR del n°8 del 6/3/2013 parla chiaro.

Il Piano Didattico Personalizzato NON può essere un elenco di strumenti generici.

Quanto, piuttosto, un Piano Didattico “Personalizzato” (appunto).

 

Si, proprio come un modulo “prestampato”, noto che a scuola girano molti PDP con caselle da spuntare. Dunque l’opposto della personalizzazione. Ecco un esempio:

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A mio avviso, non va bene. Questa NON è personalizzazione. Questa NON è didattica individuale. Se un DSA è diverso da un altro, NON possiamo utilizzare caselle in cui mettere delle crocette per i PDP. E’ ovvio che i PDP NON vengano applicati quando non ho personalizzazione.

3 – Linguaggio chiaro

Se leggo nel mio PDP frasi come:

  • Incoraggiare l’apprendimento collaborativo favorendo le attività in piccoli gruppi

Questo va bene per tutti a prescindere che sia DSA o meno.

  • Predisporre azioni di tutoraggio

Bene, ma quali sono queste “azioni”? Chi le mette in atto?

  • Promuovere inferenze, integrazioni e collegamenti tra le conoscenze e le discipline.

Come farlo con i DSA? Loro non hanno problemi di comprensione, ma solo difficoltà a livello lettura strumentale, comunicazione ortografica o grafica, e di calcolo.

Insomma, spesso si leggono frasi asettiche, generiche, “copia/incollate”. Ciò che servirebbe è proprio un PDP fatto su misura, su misura di Marco, Andrea, Sara.

Cosa fare allora?

Corsi con personale qualificato. Non possiamo dare alla scuola la colpa di tutto, anzi, le scuole sono spesso aperte  disponibili all’aiuto. Solo che è il caso che i docenti siano formati da personale seriamente qualificato nei DSA. Da chi garantisca Strumenti operativi (schede, testi, ed altro), e indicazioni pratiche caso per caso. Dunque, consiglierei prima di far fare formazione a scuola da un esperto, che questo professionista metta nero su bianco i materiali Pratici che andrà ad esporre. Noi facciamo così, un esempio QUI.

Che nella compilazione del PDP si tenga conto dei consigli degli esperti. Già è previsto dal DM 5669 del 12/7/2011 sui DSA, ma poco applicato. Alle volte abbiamo un paradosso, ovvero che gli insegnanti si formano tramite gli “Esperti in DSA” (psicologi, etc.) sui DSA. Questi insegnanti compilano il PDP per DSA. Può poi capitare che alcuni di questi insegnanti dicano: “non abbiamo bisogno di esperti, sappiamo quello che dobbiamo fare“. Ovvero non hanno poi bisogno dei consigli di quegli esperti che in precedenza gli hanno spiegato cosa siano i DSA. Certo, con la maggior parte delle scuola si collabora serenamente, ma capita anche questa chiusura. Ho scritto un libro “Nostro figlio è dislessico”, in cui consiglio come compilare il PDP per Dislessia, per Disortografia, per Disgrafia e per Discalculia, lo trovi QUI.

Usare il PDP del MIUR. Se vado al Comune della mia Città e chiedo una carta di identità, vorrei che fosse sul modello del Comune, e non quello di un associazione di consumatori (con tutto rispetto per le preziose associazioni dei consumatori). Se faccio una denuncia alla polizia, compilo il modulo del Ministero dell’Interno, e non quello del cartolaio sotto casa (con tutto rispetto per il grande lavoro dei cartolai). Idem per il PDP, chiedo un PDP per mio figlio, vorrei quello del MIUR, del Ministero Istruzione Università e Ricerca e non quello di varie associazioni (per tutto rispetto delle associazioni, ma sempre tali restano). Il PDP del MIUR e Come compilare il PDP in 5 mosse, lo trovate QUI.

Ho scritto un libro per voi con tutti i miei consigli, si chiama “Nostro figlio è dislessico”, manuale di autoaiuto per genitori con figli con Dislessia e DSA, lo trovi QUI.

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Nostro figlio è Dislessico – Gianluca Lo Presti

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Genitori: vi siete mai trovati in questa situazione?

Lasciate che vi racconti una storia.

In seconda elementare G. si era fatto ancor più nervoso e irritabile, a tratti pieno di rabbia e permaloso, mentre i rapporti con i compagni peggioravano. La differenza con il resto della classe si era fatta evidente. Anche a casa la situazione non era allegra: la sua resistenza si era fatta più forte e usava tattiche di tutti i tipi per evitare di fare i compiti. Lasciava libri e quaderni a scuola o tornava senza penne, senza colori, senza astuccio. Glieli ricompravo, e li perdeva di nuovo. Una vera disperazione. Ogni tanto svolazzava qualche quaderno o scappava qualche urlo, insieme alla pazienza. Mi sarebbe servita una «mamma di sostegno», o almeno qualcuno che mi spiegasse come aiutarlo. Ero sola e un po’ sconfortata. Il papà, un po’ perché allergico alle attività scolastiche, un po’ per la preoccupazione di rivedere come in un piccolo specchio il riflesso di personali sofferenze tra i banchi, si teneva fuori. Non riuscivo a capire cosa gli impedisse di imparare a leggere e a scrivere come gli altri, cosa lo portasse ad avere un rapporto così faticoso con la scuola.

Il racconto è di Anna Di Lauro (2012), una mamma con un figlio con DSA. Vi siete mai trovati in questa situazione?

Sappiate che non siete i soli, perché sono molte le storie simili a queste che ascolto ogni giorno quando ho di fronte un genitore che elenca tutte le difficoltà che incontra con il proprio figlio, anche solo dall’iniziare a fargli eseguire i compiti a casa, sino ai problemi nell’apprendimento della lettura, scrittura o calcolo. Da qui nascono molti dubbi e domande, come, ad esempio: Perché accade questo?, Cosa ha mio figlio?, Come posso aiutarlo?

 

Così, ho scritto un libro per voi con tutti i miei consigli, si chiama “Nostro figlio è dislessico”, manuale di autoaiuto per genitori con figli con Dislessia e DSA, lo trovi QUI.

(tratto dall’anteprima pubblica del testo, qui)


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Un font modificabile per Dislessia – PickEditor

Un disturbo specifico dell’apprendimento, come la dislessia, non è uguale per tutti: ciascuno ha diverse necessità per la lettura. Per questo è stato realizzato PickEditor.

Come funziona

Semplicissimo per tutti. Basta andare nel sito pickeditor.com, e scrivere nella schermata principale il testo che si vuol far leggere al bambino con Dislessia.

Scegli le opzioni

FONT: puoi selezionare un carattere con le “grazie”, ovvero un carattere con delle definizioni migliori delle lettere che aiuta i bambini con dislessia a leggere riconoscendo meglio le lettere, opzione “TestMeSerif”. Buono per i soggetti con Dislessia a livello di abilità visive.

DOPPIE: scegli se differenziare le doppie. Opzione consigliata nei bambini della scuola primaria. Esempio:

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LETTERE: decidi la spaziatura tra le lettere, ideale per i soggetti con Dislessia fonologica.

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PAROLE: imposta la distanza tra le parole, eccellente per i soggetti con Dislessia lessicale.

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INTERLINEA: regola la distanza tra un rigo e l’altro, da usare in caso di bambini che spesso saltano il rigo quando leggono.

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Utilità

  • Nel preparare i compiti in classe per soggetti con DSA come strumento compensativo.
  • Per elaborare testi di studio da far leggere in autonomia a bambini con Dislessia
  • Personalizzare un modello di carattere per acquisire i contenuti presso scuole e doposcuola per DSA.

 

Dove trovarlo

Lo trovi in modo gratuito qui, nel sito pickeditor.com, puoi anche stampare l’elaborato o salvarlo su google drive.

Complimenti alla Società QRZ di Lucca (Piattaforma Editing), a Gloria Chiocci (User testing), ed a Luciano Perondi + Leonardo Romei (Font TestMe).

Aiutare mio figlio con DSA

Ti chiedi come capire ed aiutare tuo figlio con Dislessia e DSA?

Prova il Manuale di autoaiuto che ho scritto per i genitori “Nostro figlio è dislessico”, lo trovi QUI.


 

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Mappe storia scuola primaria

Se hai di bisogno di Mappe concettuali per la Storia a scuola primaria qui trovi degli utili schemi per insegnare, studiare, fare ricerche, prepararsi agli esami o per apprendere.


 

Sono delle mappe già sintetizzate a cura di Anna Carmelitano, Insegnante specializzato al sostegno didattico nella scuola primaria.

Tutte utili e funzionali per bambini con Dislessia e Disturbi Specifici di Apprendimento

SUMERI ASSIRI BABILONESI EGIZI INDO CRETESI
    periodizzazione civiltà dei fiumi e dei mari
    MICENEI
    LE GUERRE PUNICHE
    INDO
    I PLEBEI
    ETRUSCHI
    civilta’ cinese
    1a guerra persiana

SCARICA QUI


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7 buoni libri sulla Dislessia

Oggi vorrei consigliarvi alcuni libri sula Dislessia, per capirla ed affrontarla al meglio, suddivisi per ciò che può esservi più utile.

 

GRAMMATICA

Analisi grammaticale e logica al volo.

Strumenti per l’apprendimento intuitivo con il metodo analogico.

 

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Esiste un segreto per insegnare a svolgere «al volo» l’analisi grammaticale e logica, evitando mesi di spiegazioni spesso infruttuose: è quello di presentare subito all’alunno tutte le conoscenze necessarie provviste di agganci emozionali, come le due strisce illustrate allegate a questo volume. Di Camillo Bortolato.

 

 

POSSIBILITA’

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Cos’hanno in comune Leonardo da Vinci, Steven Spielberg, Albert Einstein e George Clooney?
La loro dislessia o, per meglio dire, la tenacia con la quale sono
riusciti a superare le difficoltà legate a questo disturbo dell’apprendimento, facendo emergere le loro potenzialità creative. Di Rossella Grenci

 

TESTI SCRITTI

Comprensione e produzione del testo per alunni con DSA.

Schede e attività didattiche per facilitare il passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria.

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Il volume è pensato per guidare l’alunno con Disturbi Specifici di Apprendimento verso il consolidamento di strategie per migliorare le abilità di comprensione e produzione di un testo scritto. Di Cristina Gaggioli

 

ESPERIENZE

Pensami al contrario.

Storie e testimonianze sui DSA.

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Pensami al contrario è una raccolta di testimonianze che ci parla di disturbi di apprendimento. I numerosi racconti si avvicendano trasportandoci in un mondo complesso e al contempo semplice. Storie che si assomigliano, da cui trarre insegnamento. A cura di Daniela Conti e Anna Paris

 

STRATEGIE EFFICACI

Nostro figlio è dislessico.

Manuale di autoaiuto per i genitori di bambini con DSA.

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Frutto di anni di pratica professionale diretta, il volume nasce con lo scopo di rendere i genitori:
• informati sui cambiamenti normativi in materia di DSA;
• in grado di riconoscere i fattori di rischio e i sintomi;
• consapevoli delle risposte che lo specialista deve fornire alla conclusione del percorso diagnostico;
• condividere con gli insegnanti il Piano Didattico Personalizzato;
• gestire la delicata attività dello studio a casa;
• prevenire gli effetti secondari del disturbo sul piano emotivo, motivazionale e relazionale. Di Gianluca Lo Presti

 

SCUOLA

Dislessia e altri DSA a scuola

Strategie efficaci per gli insegnanti

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Questo libro fornisce agli insegnanti un quadro esauriente delle caratteristiche peculiari dei vari disturbi, fornendo poi numerose indicazioni e suggerimenti per lavorare in modo efficace sia nei casi in cui è necessario un recupero mirato a specifiche difficoltà. Con i contributi dei maggiori esperti dei DSA.

 

TECNICI

Diagnosi dei disturbi specifici dell’apprendimento scolastico

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I cosiddetti «disturbi dell’apprendimento scolastico », che colpiscono principalmente le abilità di lettura, di scrittura e di calcolo, richiedono attenzione e interventi particolarmente accurati. Questo libro fornisce agli psicologi e agli insegnanti gli strumenti e i materiali specialistici indispensabili per stendere insieme una diagnosi direttamente «funzionale» al recupero degli apprendimenti, articolata su concetti chiari e comprensibili. Di Claudio Vio, Patrizio Tressoldi e Gianluca Lo Presti

 


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2 metodi per insegnare ai bambini tenere in mano la matita

Ciò che per noi è ormai naturale, per i bambini che stanno crescendo, non lo è. Tra le tante attività che vi sono da apprendere vi è anche quella di come tenere in mano la matita. Se ti sei mai chiesto come insegnare a tuo figlio o alunno il metodo giusto per tenere tra le dita la penna, allora questo articolo ti aiuterà con esempi e materiali.

Metodo 1: il fazzolettino accartocciato.

Prendete un fazzolettino e accartocciatelo, quindi sistematelo in mano al bambino e chiedetegli di reggerlo con l’anulare e il mignolo come nella foto in basso. In questo modo le tre dita libere saranno già nella posizione adatta ad impugnare una matita e il bambino troverà meno difficoltà a scrivere.scrivere-800x600

Metodo 1: accartocciate una fazzolettino tra le dita libere del bambino.

 

Metodo 2: impugnatura Grip

Style Grip è la nuova serie di impugnature ergonomiche, realizzate con varie forme per scegliere quella in cui meglio riesce il bambino.

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Metodo 2: Tutte le Grip, si inseriscono dentro la penna così da permettere da una guida alle dita del bambino.

Sono disponibili qui: www.logopedia.com/13-disgrafia

Tutti i nostri corsi On-line su Dislessia e Disturbi Specifici di Apprendimento, li trovi qui: https://gianlucalopresti.net/dsa-academy/

Ricordati che tutti i miei consigli li ho scritti nel manuale di autoaiuto per genitori di bambini con Dislessia e DSA “Nostro figlio è dislessico”, lo trovi QUI.


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Strumenti compensativi per DSA: a te la scelta

Prima dell’elenco completo vorremmo far passare un messaggio importantissimo:

Gli strumenti compensativi, non vanno consigliati “a valanga”: sia perché poi tutti non si usano e sia perché è giusto usarne pochi ma buoni. Ma, soprattutto, non vanno neppure accantonati.

Strumenti compensativi

Dato che al dislessico serve attivare più canali sensoriali insieme e che i DSA sono generalmente bravissimi a usare i mezzi forniti dalla tecnologia, si possono usare in classe degli strumenti compensativi tecnologici:

  • LIM = lavagna interattiva multimediale;
  • PC con videoproiettore;
  • registratore (CD, MP3);
  • Smart Pen (penna “intelligente” che registra, e recupera la voce del docente, digitando una parola);
  • dizionario elettronico.

Senza trascurare gli strumenti compensativi non tecnologici:

  • lettura ad alta voce (eseguita dal docente o dai compagni),
  • schemi, riassunti, mappe,
  • aumento del tempo a disposizione,
  • abitudine a porre quesiti “dal posto” per monitorare gli apprendimenti.

Anche a casa, il DSA può utilizzare strumenti compensativi tecnologici:

  • PC con correttore ortografico;
  • sintesi vocale;
  • software specifici (testi digitali, mappe);
  • strumenti per l’audio: registratore, lettori Mp3;
  • Internet;
  • dizionario elettronico;
  • traduttore.

E non tecnologici:

  • schemi propri;
  • appunti del docente o dei compagni;
  • tavole con le regole grammaticali;
  • tabelle verbali con paradigma irregolare;
  • affiancamento per lo studio pomeridiano.

Trovate tutti gli strumenti compensativi caso per caso nel libro “Nostro figlio è dislessico”, lo trovi qui.

Il dizionario elettronico

Il dizionario elettronico contiene tutte le voci tradotte dalla lingua straniera all’italiano e viceversa; funziona come correttore ortografico, risolve cruciverba e anagrammi, ricerca verbi frasali, funge da calcolatrice e da convertitore. Il dispositivo è utile a casa e per le verifiche in classe. Viene incontro alle esigenze espresse dai docenti; infatti è un sistema chiuso: non si collega al web e non si possono caricare altri contenuti.

Il libro digitale e la penna intelligente

Il libro digitale e la penna intelligente si usano in classe con la LIM e a casa con il PC. La penna scrive su qualsiasi foglio, trasferisce le note al PC, converte scritture a mano, memorizza disegni, note, musica, …

È possibile sfogliare le pagine digitali, attivare contributi audio e video, effettuare autovalutazioni con esercizi interattivi, interagire con le immagini, scaricare materiale supplementare dal web.

Software

Molti software sono gratuiti, per esempio alcuni di quelli che si possono usare per fare mappe mentali, concettuali e schemi (VUE, CMapTools, Freemind) e per la sintesi vocale (Balabolka, Dspeech, LeggixMe, ReadSpeaker). Tra questi, per esempio, ReadSpeaker  (vocalizzazione) è un servizio online basato su server esterno che permette la lettura ad alta voce di un testo da siti web. Esistono anche diversi software non gratuiti, come Highlighter, Superquaderno, Supermappe, Carlo II, Carlo Mobile.

Il rapporto tra docente e studente

È importante che si instauri un rapporto costruttivo tra docente e studente: quindi è fondamentale condividere gli obiettivi, esplicitare le modalità degli esercizi, sostenere costruttivamente, evitare l’approccio punitivo e non rinforzante, abituare gli alunni all’autocorrezione e all’autovalutazione. Ricordiamoci che tutto ciò che non è vietato è permesso e va a vantaggio di tutta la classe; queste strategie sono per la maggior parte valide per tutti gli studenti perché incrementano l’attenzione di tutta la classe, rendono più coinvolgente la lezione frontale, stimolano la partecipazione attiva degli studenti.

Il dislessico, poi, trarrà vantaggio da accorgimenti particolari, che è bene sintetizzare:

  • fornire e favorire l’uso di schemi, mappe mentali e mappe concettuali, anche su supporto digitalizzato e incentivarne l’uso durante le interrogazioni per favorire l’esposizione;
  • permettere allo studente di esercitarsi in situazioni simulate con il compagno nel ruolo dell’insegnante;
  • consentire la libera circolazione degli appunti in classe;
  • astenersi dal richiedere uno studio mnemonico e nozionistico con termini tecnici difficili o parole a bassa frequenza da ricordare;
  • collaborare con i docenti tutor pomeridiani, concordando obiettivi;
  • prestare attenzione alla gestione del diario (insegnanti);
  • prestare attenzione alla gestione del tempo (genitori);
  • adottare un libro di testo utilizzabile con la LIM, Lavagna Interattiva Multimediale.

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(articolo originale su: http://is.pearson.it/dsa/misure-dispensative-e-strumenti-compensativi-per-i-dsa/   ).

 

Compiti per casa DSA: strategia cardinalità

Una delle modalità dispensative per DSA è il “ridotto carico di lavoro”, ovvero principalmente, meno compiti per casa.

Perché un DSA dovrebbe fare meno compiti per casa, ne parliamo qui (link). In breve fa meno compiti per casa sia perché faticando il doppio degli altri impiega il doppio del tempo e sia perché spesso effettua sedute di potenziamento delle abilità o esercizi di recupero a casa, oppure studia attraverso software attraverso cui impiega molto tempo per studiare.

Quando ci si mette d’accordo, tramite il PDP, su quanti compiti far fare per casa, una delle strategie che si possono usare è quella della “Cardinalità”, ecco come funziona.

Prima di tutto, in fase di stesura del PDP mettiamo una regola chiara, ovvero che i compiti per lo studente con DSA saranno quelli contrassegnati o indicati per tutti come “importantissimi”.

Dunque, lasciamo i compiti per casa in un ordine preciso di importanza, ad esempio lasciamo 10 esercizi di matematica, di cui i primi 5 “importantissimi”; oppure 5 esercizi di grammatica, di cui i primi 3 “importantissimi”.

Insomma, lasciamo a tutti gli stessi compiti ma sottolineando che (ad esempio) i primi 4, 7 o 9 esercizi sono quelli “importanti”.

Cosa otteniamo con ciò?
a ) Niente compiti differenziati con il resto dei compagni;
b ) Che uno studente con DSA, se vuole (a causa di una condizione di DSA lieve, buona compensa; alta motivazione, etc), può anche fare un numero maggiore di esercizi di quelli prestabiliti;
c) Se presenti due o più soggetti con un PDP in classe (DSA o altri BES) allora l’insegnante con un unico metodo potrà assegnare i compiti per tutti.

Facciamo un altro esempio, vi lascio adesso un compito, ovvero quello di suggerire o di inviare questo post a 5 vostri amici o colleghi, di cui però quelli importanti siano almeno 3, ovvero coloro con i quali sia “importantissimo”, condividere o far conoscere questa strategia.

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Perché un DSA deve fare meno compiti per casa?

Come previsto dal DM 5669 del 12 luglio 2011 (pag. 7), ovvero nelle linee guida per DSA a scuola (le trovi qui), abbiamo per gli studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento una riduzione legale del carico di lavoro. Questo sia a scuola che a casa.
In questo articolo vedremo perché un alunno con DSA ha una forte necessità di avere una riduzione dei compiti per casa.
Lo studente con DSA fa meno compiti per casa sia perché faticando il doppio degli altri impiega il doppio del tempo e sia perché spesso effettua sedute di potenziamento delle abilità o esercizi di recupero a casa, oppure studia attraverso software attraverso cui impiega molto tempo per studiare.

Vediamo di entrare più nel dettaglio:

Ecco perchè vi sono meno compiti per casa per gli studenti con Dislessia e DSA.

Come abbiamo già visto c’è questa stanchezza ed anche altro lavoro da fare, e dunque la normativa parla chiaro: meno compiti per casa per gli studenti con Dislessia e DSA. Ma c’è anche un altro motivo, forse il più importante, si chiama “valorizzare l’apprendimento”.
Visto che siamo di fronte ad un Disturbo Specifico dell’-Apprendimento- (sottolineo “apprendimento”), abbiamo difficoltà ad apprendere i concetti scolastici tramite vie specifiche (come la lettura, l’ortografia, etc). Ciò significa che servono altre vie. Molte di queste strategie le ho descritte nel libro “Nostro figlio è dislessico”, manuale di autoaiuto per genitori con figli con dislessia e DSA (lo trovi qui).
Una di queste è, ad esempio, l’uso delle mappe concettuali (qui ho messo un tutorial per l’uso dei software gratuiti per le mappe).
Ad esempio, per strutturare in modo efficace una mappa concettuale devo:
1-Leggere il contenuto del testo al bambino per una o due volte
2-Chiedere un breve riassunto orale di ciò che si è ascoltato
3-Realizzare una mappa concettuale insieme al bambino
4- Leggere ancora una volta il testo mentre il bambino segue la lettura sulla mappa concettuale 
5-Ripetizione da parte del bambino del testo studiato tramite mappa concettuale
E poi? E poi vi sono le ripetizioni su ripetizioni, la mancata memorizzazione, la ricerca continua, giornaliera e spesso sfiancante di strategie alternative per imparare.
E ciò perché? Perché appunto vi sono difficoltà nell’apprendimento, dunque serve molto più tempo, serve più fatica, serve trovare strategie su strategie, ovvero, serve, soprattutto, valorizzare ciò che il soggetto sta apprendendo, dunque l’accumulo di compiti su compiti, non serve a nulla.

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Tavole nel Quaderno: Pitagorica e 4 Caratteri

Ecco uno strumento compensativo per i Disturbi Specifici di Apprendimento a scuola primaria.

Si tratta di due tavole.
La tavola pitagorica per la Discalculia, da ritagliare ed inserire in alto, creando una linguetta da incollare sul quaderno.
E poi la Tavola dei 4 caratteri, importantissima per distinguere le lettere. Anche qui si crea una linguetta da incollare sul quaderno.

Con questo sistema si potrà lavorare sui compiti avendo sempre in evidenza le due tavole senza perdere tempo nel cercarle.

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E su twitter: https://twitter.com/GianLoPresti 

“Dislessia: le 5 fasi di quando studio con mio figlio”

“Prendiamo lo zaino” credo che sia la frase che per eccellenza meglio rappresenti l’inizio di uno dei momenti più difficili di un genitore di bambino con Dislessia e DSA.

Infatti basta proferire tale frase che il bambino inizia a dire “Ho fame! Ho sete! Devo andare in bagno!” e se va male dobbiamo pure rincorrerlo sotto il letto, dietro il divano o intorno al tavolo.

Insomma, che cosa accade in casa di un genitore quando studia il pomeriggio con sui figlio con Dislessia?

Fase 1 – Dolce convincimento.

E’ quel momento in cui il genitore cerca di motivare il proprio figlio nell’iniziare a studiare. Con frasi come “Studia e dopo puoi.. andiamo.. così sei libero..”

Fase 2 – Inizia la mamma.

Ebbene si. E’ spesso il genitore che inizia a prendere lo zaino, vedere i compiti per casa (sempre se non deve telefonare a casa di altri genitori per fari dare i compiti non segnati o che non si comprendono).

Fase 3 – Passo dopo passo.

Viene spiegato che cosa fare, ogni pomeriggio, per ogni esercizio.

Fase 4 – Estenuanti ripetizioni.

Avere un DSA, ovvero un Disturbo Specifico dell’Apprendimento significa prima di tutto che nonostante le estenuanti ripetizioni di “qualcosa”, per “qualcosa”, non si memorizza. Per questo si usano mappe concettuali e strumenti compensativi.

Fase 5 – Arriva la sera.

E’ così. Spesso per finire tutti i compiti per casa si fa tardi, si arriva sino a sera.

Come fare dunque per motivare il proprio figlio, sapere quali strategie adottare, quali strumenti compensativi possono essere più idonei, e come far mettere nel PDP, previsto per legge nei DSA, che serve un minore carico di lavoro?

Ho scritto per voi un libro, si intitola “Nostro figlio è dislessico”, è un manuale di autoaiuto per genitori di bambini con dislessia e dsa. Lo trovate qui con video di presentazione (clicca qui).

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Vi invito a seguire gli aggiornamenti che inserisco tutto i giorni nella pagina Facebook

Cosa inserire nel PDP per DSA? Un suggerimento

Il PDP, Piano Didattico Personalizzato, è lo strumento che secondo la Legge 170/10 sui DSA si formalizza a scuola per attivare gli strumenti compensativi e dispensativi.
Nel video parliamo delle strategie da poter adottare a scuola, le quali si trovano nel libro “NOSTRO FIGLIO E’ DISLESSICO”.

Lo trovi qui
http://www.erickson.it/Libri/Pagine/Scheda-Libro.aspx?ItemId=41218
Numero verde (solo per ordini) 800 844052 da lunedì a venerdì dalle 8 alle 19
il sabato dalle ore 8 alle 12

Il contasemplice

Il contasemplice è uno strumento didattico da far utilizzare in classe ed a casa durante lo svolgimento degli esercizi. Ha come obiettivo quello di migliorare ed automatizzare le abilità di conteggio a scuola primaria.

Vediamo come realizzarlo e come utilizzarlo con i nostri figli ed alunni.

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Serve una forbice, un taglierino ed un pennarello con punta fine.

Nel cartoncino bianco grande realizzeremo i numeri da 1 a 100 per decine, ovvero

1   2   3   4   5   6   7   8   9   10

11 12 13 14 15 16 17 18 19 20

21 22 23 24 25 26 27 28 29 30

ognuno di questi numeri vanno inseriti in dei quadrati.

Nel cartoncino colorato (nell’esempio è verde) ritagliamo una casella al centro, e creiamo quattro finestrelle come nella foto.

-> LESS lo traduciamo con “Meno”, MORE “Più”.

Dunque indietro sarà MENO 1 ; AVANTI sarà PIù 1

SOPRA sarà MENO 10

SOTTO sarà PIù 10

Utilizzo

Durante i compiti e gli esercizi l’alunno potrà eseguire i conteggi con questo cartoncino, sarà cura del docente dettare esercizi in cui il soggetto potrà fare conti come +1; -1; +10; -10.

Nella foto esempio potrebbe fare

54 + 1;

54 -1;

54-10;

54+10

Spero che vi sia utile. Altre strategie li trovi sulle nostre pagine FACEBOOK e TWITTER

Oppure scopri il Manuale di Autoaiuto per genitori di bambini con Dislessia e DSA che ho scritto per voi “Nostro figlio è dislessico”, eccolo QUI

5 passi metodo di studio per genitori con figli con Dislessia

Ecco un metodo con cui far apprendere il contenuto di un testo ad un bambino dislessico in modo efficace, prova a seguire questi 5 punti

Come sappiamo, ladislessiaè una difficoltà relativa all’acquisizione di determinate fasi di lettura. Quando il bambino dislessico legge, spesso lo fa in modo sillabico e/o scorretto. Questo tipo di lettura lenta e scorretta è la conseguenza delle difficoltà che possono derivare della memoria fonologica o memoria lessicale, ciò che ne consegue è che specifiche parole-chiave non riescono ad essere memorizzate con semplicità. Essendo però bambini con una intelligenza dalla norma in sù e pur comprendendone in certi casi il contenuto, essi mostrano difficoltà a mantenere determinate parole-chiave in memoria. Sono però proprio queste ultime parole-chiave che servono al bambino per agganciarsi al testo così da poterlo ripetere. Quando nella dislessia non vi è un buon metodo di studio, quello che può succedere è che il bambino durante la ripetizione rischia di fare giri pindarici di parole, senza centrare il punto o senza seguire un discorso consequenziale, oppure, in casi di ansia e preoccupazione, si blocca completamente. Molti si domanderanno: “ma come farà ad imparare a leggere se non si allena?”, rispondendo in modo breve, ricordiamo che, pur essendo la lettura lo strumento cardine per l’acquisizione dei contenuti, essa non è l’unica via per l’apprendimento del significato di un testo. L’obiettivo relativo al miglioramento della lettura si può provare a raggiungere tramite le attività di potenziamento. Attività la quale è sempre bene provare a migliorare per rendere più autonomi gli studenti con dislessia, ma è anche bene tenere presente che il nostro obiettivo finale non è saper leggere velocemente, ma, al di la della velocità di lettura, è saper acquisire i contenuti scolastici. Quello che qui proponiamo è un metodo con cui far apprendere il contenuto di un testo ad un bambino dislessico in modo alternativo ma altrettanto efficace seguendo i 5 passi qui indicati.

1- Leggere il contenuto del testo al bambino per una o due volte Obiettivo: comprensione del contenuto del testo. Strumento: lettura dell’adulto o uso sintesi vocale. In questa prima fase, ciò che è necessario, è la comprensione dei contenuti. La lettura d’altronde è solo uno dei tanti canali che noi abbiamo a disposizione per acquisire un tipo di contenuto. Possiamo anche comprendere un testo ascoltandolo, vendendo delle immagini, attraverso un video o con spiegazioni guidate. In questa fase sarà necessario sostituirsi al bambino dislessico nella lettura del testo affinché lui possa impiegare tutte le sue energie nell’ascolto, e dunque nella comprensione.

2- Chiedere un breve riassunto orale di ciò che si è ascoltato Obiettivi: a) assicurarsi che abbia un’idea anche generale di ciò che ha ascoltato; b) richiamare le conoscenze che il bambino già possiede in merito a questo argomento. c) segnare nel testo o su un foglio le parole/frasi con cui il bambino ha riassunto il testo. Potremmo usare domande come “Proviamo a riassumere in breve: Di cosa parla questo testo? Che cosa hai capito di ciò che ho letto?”, alle quali potremmo anche aggiungere la consegna: “Ricorda, dell’argomento letto mi basta anche piccole brevi frasi”. Nei bambini più piccoli o con maggiori difficoltà bastano anche poche parole. Infatti, è sufficiente che in un primo momento le risposte siano di 2-3 frasi in riferimento al testo appena letto. Appare essere molto utile domandare al bambino se possiede conoscenze pregresse relative all’argomento trattato, chiedendo ad esempio: “quello che abbiamo appena letto, ti ricorda qualcosa che già conosci?”. La tecnica di ancorare qualcosa di nuovo con una conoscenza già acquisita risulta molto utile sia alla comprensione che alla memorizzazione. E’ molto importante segnare sul testo o su un foglio le parole o le frasi che il soggetto ha utilizzato per fare il suo riassunto. Infatti sono proprio le parole che di fatto il bambino ha utilizzato per comprendere quel brano che saranno da noi utilizzate per costruire in modo personalizzato la mappa concettuale.

3- Realizzare una mappa concettuale insieme al bambino Obiettivo: rappresentazione schematica delle conoscenze studiate Strumento: mappa concettuale (su carta o su computer) con immagini e/o specifiche parole-chiave. Nella dislessia appare necessario trasformare graficamente, tramite mappa concettuale, il riassunto del testo da studiare. Per fare ciò useremo proprio le parole/frasi con cui il bambino ha riassunto il brano ascoltato. Queste potranno essere inserite come parole o come immagini. Ricordiamo infatti, che lo studio tramite l’uso delle immagini è il canale preferenziale dei soggetti con dislessia. Chi realizza la mappa concettuale? Dipende dall’età e dall’autonomia. È normale che bambini di scuola primaria necessitino di un evidente guida giornaliera nella realizzazione degli schemi. Appare evidente che più pratica di faccia nel corso degli anni con la realizzazione delle mappe e più probabile potrà essere uno studio autonomo dello studente.

4- Leggere ancora una volta il testo mentre il bambino segue la lettura sulla mappa concettuale Obiettivo: prendere confidenza con la mappa concettuale ed ampliare le conoscenze rispetto al tema trattato. Strumento: lettura dell’adulto o uso sintesi vocale. Mentre il genitore legge, il bambino ha la possibilità di seguire il discorso sulla mappa concettuale da lui realizzata. Questa attività permette al bambino non solo di ampliare ancora di più l’argomento da studiare ma anche di prendere ancor più dimestichezza con la mappa concettuale. E’ molto importante che il soggetto possa avere anche in questa fase la possibilità di modificare in corso d’opera il proprio lavoro.

5- Ripetizione da parte del bambino del testo studiato tramite mappa concettuale Obiettivo: esposizione di quanto studiato. Strumento: mappa concettuale in versione finale L’ultima fase è quella relativa all’esposizione. La mappa concettuale, stampata in cartaceo oppure disponibile in digitale su computer portatile o tablet, viene portata a scuola ed utilizzata durante le interrogazioni. Come tutti gli strumenti compensativi, la mappa concettuale durante l’interrogazione non è un aiuto, ma questa rappresenta semplicemente uno strumento che mette alla pari gli studenti con dislessia con i propri compagni di classe. D’altronde, anche se si ha di fronte una mappa concettuale, quanto un determinato argomento non lo si conosce, non è di certo uno schema con parole e disegni a fare la differenza. Ma se un bambino con dislessia ha l’opportunità (oltre che essere un suo diritto) di essere interrogato tramite mappa concettuale, allora ha la possibilità di esporre al meglio tutto il suo potenziale.

Gianluca Lo Presti

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Evidenziare le parole corrette: una tecnica efficace nella Disortografia

Una volta segnate le parole indicate, non solo il ragazzino si sentirà gratificato per le parole corrette, ma sarà anche incentivato ad impregnarsi a scriverle sempre correttamente.

disortografia 1
Sottolineando solo l’errore si rischia che il bambino non solo “memorizzi” l’errore, am che non abbia presente quale sia la parola corretta.

Durante le correzioni di temi, testi, o anche piccole frasi siamo soliti a sottolineare, cancellare o tagliare gli errori ortografici in rosso o blu, per poi, alle volte, riscrivere la parola corretta. Con questa modalità si rischia tuttavia che lo studente, nonostante la correzione, si concentri di più sull’errore e non sulla parola giusta appena corretta.

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Esempio di come evidenziare le parole corrette in modo vistoso. Mentre gli errori restano in secondo piano. Ciò appare utile al fine di far apprendere la parola corretta.

Dato che il nostro obiettivo è il l’apprendimento delle parole ortograficamente corrette, di certo potrebbe essere più efficace andare a segnare di rosso, cerchiando o sottolineando in modo vistoso, tutte quelle le parole che nel tema o testo, il bambino è riuscito a scrivere correttamente nonostante siano parole che solitamente sbaglia o molto difficili (trisillabe, quadrisillabe, doppie, accenti, etc.).

Una volta segnate le parole come appena indicato, non solo il ragazzino si sentirà gratificato per le parole corrette, ma sarà anche incentivato ad impregnarsi a scriverle sempre correttamente, visto che se lo fa riceve sul quaderno una gratificazione oggettiva, ma soprattutto, ogni qual volta avrà un dubbio relativamente alla correttezza orografica di una parola, potrà tornare indietro nel quaderno, ed osservando a colpo d’occhio le parole segnate, potrà avere un esempio di come scrivere correttamente.

Il dubbio che a questo punto potrebbe sorgere è “visto che qui segniamo le parole difficili ma scritte correttamente, allora come fare a far diminuire gli errori ortografici?”
Al fine di far diminuire gli errori ortografici, è bene eseguire gli esercizi di potenziamento ortografico con le modalità e gli strumenti indicati dallo specialista.

Gianluca Lo Presti

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