29 regole grammaticali per DSA (e scuola primaria)

Le 29 #REGOLE di #GRAMMATICA più importanti di sempre, spiegate tramite #InfoGrafica per i nostri figli e studenti con #Dislessia e #DSA.

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Ho scritto un libro per voi con tutti i miei consigli, si chiama “Nostro figlio è dislessico”, manuale di autoaiuto per genitori con figli con Dislessia e DSA, lo trovi QUI.

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Newsletter e Telegram

E’ nostra cura fornirvi il meglio sui Disturbi Specifici di Apprendimento.

Così abbiamo creato canali, mail e libri specifici per aiutare chi vuole aiutare i bambini con Dislessia e DSA.

Ecco come fare:

1- TELEGRAM per materiali tecnici e di aiuto.
a- Scaricare Telegram da Google Play o App Store.
b- Iscriviti al canale andando al link: https://telegram.me/gianlopresti

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3- Nostro figlio è dislessico”. Il manuale di autoaiuto per genitori di bambini con Dislessia e DSA.

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Ecco la nostra pagina: “Gianluca Lo Presti

B o D? Come aiutare i bambini con Dislessia che confondono le lettere

Sono molti i bambini con Dislessia che invertono la B con P o la C con la G, e non solo.

Vediamo quali esercizi possiamo effettuare per aiutarli.

Il vol.1 FOL lo trovate qui
http://www.erickson.it/Libri/Pagine/S…

 

 

Tutti i nostri corsi On-line su Dislessia e Disturbi Specifici di Apprendimento, li trovi qui: https://gianlucalopresti.net/dsa-academy/

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Come migliorare la presa della penna nei bambini

Una delle più grandi difficoltà legate alla grafia è l’impugnatura della penna. Vediamo dei metodi per migliorare l’ergonomia nella presa della penna.

Trovi qui tutti i materiali suggeriti nel video:

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Libri Diagnosi e Aiuto per Dislessia e DSA


E’ nel nostro interesse promuovere le conoscenze per migliorare la Diagnosi e l’Aiuto per Dislessia e DSA.

Qui trovate tutti i nostri libri per la diagnosi SPECIALISTICA di Disturbi Specifici di Apprendimento, ADHD, Disturbi Specifici del linguaggio, Autismo, Disturbo della Coordinazione Motoria.

E l’ormai famoso manuale di autoaiuto per Dislessia e DSA.

Eccoli.

Nostro figlio è dislessico

Nostro figlio è dislessico

Manuale di autoaiuto per i genitori di bambini con DSA

Diagnosi dei disturbi evolutivi

Diagnosi dei disturbi evolutivi

Modelli, criteri diagnostici e casi clinici – Aggiornato al DSM-5

Diagnosi dei disturbi specifici dell'apprendimento scolastico

Telefona per averli a casa tua:

Numero verde
(solo per ordini)
800 844052 da lunedì a venerdì 8.00 – 19.00
sabato 8.00 – 12.00
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Tabella “Motivazione allo studio”

Vediamo la tabella delle gratificazioni per motivare i bambini allo studio o agli esercizi di potenziamento pomeridiani.

Ecco la tabella delle gratificazioni.

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E’ tratta dal libro NOSTRO FIGLIO E’ DISLESSICO, manuale di autoaiuto per alunni con Dislessia e DSA, lo trovi QUI.

Ho scritto un libro per voi con tutti i miei consigli, si chiama “Nostro figlio è dislessico”, manuale di autoaiuto per genitori con figli con Dislessia e DSA, lo trovi QUI.

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PDP MIUR, ecco come compilarlo

Vediamo insieme il Piano Didattico Personalizzato per Disturbi Specifici di Apprendimento secondo il modello del MIUR.

Che cos’è il PDP ed a che cosa serve?

Il PDP (ovvero Piano Didattico Personalizzato), è, in breve, un documento previsto dal MIUR secondo il DM 5669 del 12/7/2011 in cui ci si accorda sulla didattica personalizzata da attuare a scuola.
Cosa contiene il PDP?
All’interno sono indicate le attività da cui appare necessario dispensare lo studente e quali strumenti compensativi il ragazzino può utilizzare. Questo sia durante la lezione che durante le prove di valutazione (esempio: riduzione della quantità dei compiti a casa a favore della qualità, uso di mappe concettuali durante l’interrogazione, uso della calcolatrice, evitare di far leggere il bambino come primo lettore, etc).
Il modello del PDP contiene i generalmente, le seguenti aree:
Dati generali dello studente;
Funzionamento delle Abilità di Lettura, Scrittura e Calcolo;
Didattica Personalizzata con:
– Strategie metodologiche e didattiche,
– Misure dispensative e Strumenti compensativi,
– Strategie e Strumenti utilizzati dall’alunno nello studio.

Chi compila il PDP?

La normativa di riferimento indica che il PDP va compilato dai docenti della classe, ma con la possibilità di avvalersi del supporto e suggerimenti della famiglia e di chi segue lo studente. Infatti, citando la normativa MIUR, DM 5669 del 12/7/2011 (pg.8, pt 3): “Nella predisposizione della documentazione in questione è fondamentale il raccordo con la famiglia, che può comunicare alla scuola eventuali osservazioni su esperienze sviluppate dallo studente anche autonomamente o attraverso percorsi extrascolastici”

Con la diagnosi dello specialista privato la scuola può già compilare il PDP?

SI. Infatti la CM del MIUR n°8 del 6 marzo 2013 prot. 561 sui BES chiarisce che:
“Alunni con DSA e disturbi evolutivi specifici”
“Per quanto riguarda gli alunni in possesso di una diagnosi di DSA rilasciata da una struttura privata, si raccomanda – nelle more del rilascio della certificazione da parte di strutture sanitarie pubbliche o accreditate – di adottare preventivamente le misure previste dalla Legge 170/2010”.
Ovvero che questo documento indica la necessità che sia predisposto il PDP già con la diagnosi dello specialista privato.

COME FARE RICHIESTA DI PDP 

COME PREPARARE IL PDP 

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E se non fosse solo pigro e svogliato?

Solitamente, una delle prime cause che un genitore attribuisce a questa situazione è che al bambino «lo studio non interessa, ha la testa sempre su altro, non è maturo per studiare, pensa sempre e solo a giocare».

Nonostante gli insegnanti cerchino di stimolare l’attenzione degli allievi e le scuole si dotino sempre più di adeguati supporti didattici e multimediali, lo studio, nel suo complesso, non incontra l’interesse di tutti gli studenti.

Tutto ciò si complica nel caso di alunni con difficoltà nell’apprendimento scolastico, la cui fatica è oggettivamente maggiore rispetto a quella dei compagni di classe. Spesso però accade che insegnanti e genitori attribuiscano la causa di queste difficoltà a motivazioni quali, ad esempio, «non gli piace studiare e, quindi, non riesce nello studio». Rovesciando la prospettiva, il dubbio che dovremmo porci, invece, è: a) non gli piace studiare e dunque non riesce nello studio?; oppure b) visto che non riesce nello studio, non gli piace studiare?

Chiunque di noi, del resto, messo di fronte a delle prove in cui fallisce, spesso o ogni giorno, perderà con ogni probabilità interesse verso quelle stesse prove.

Prima di capire in quali modalità e con quali strumenti i genitori possono aiutare e sostenere nello studio i propri figli con DSA, si fornisce, alla fine del capitolo, un breve questionario (Scheda 1.1) per indagare le loro aspettative nei confronti del rendimento scolastico, dello svolgimento dei compiti e del futuro formativo dei loro ragazzi.

(Tratto dall’anteprima di “Nostro figlio è dislessico”).

Da qui nascono molti dubbi e domande, come, ad esempio: Perché accade questo?, Cosa ha mio figlio?, Come posso aiutarlo?

 

Così, ho scritto un libro per voi con tutti i miei consigli, si chiama “Nostro figlio è dislessico”, manuale di autoaiuto per genitori con figli con Dislessia e DSA, lo trovi QUI.

 

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Genitori: vi siete mai trovati in questa situazione?

Lasciate che vi racconti una storia.

In seconda elementare G. si era fatto ancor più nervoso e irritabile, a tratti pieno di rabbia e permaloso, mentre i rapporti con i compagni peggioravano. La differenza con il resto della classe si era fatta evidente. Anche a casa la situazione non era allegra: la sua resistenza si era fatta più forte e usava tattiche di tutti i tipi per evitare di fare i compiti. Lasciava libri e quaderni a scuola o tornava senza penne, senza colori, senza astuccio. Glieli ricompravo, e li perdeva di nuovo. Una vera disperazione. Ogni tanto svolazzava qualche quaderno o scappava qualche urlo, insieme alla pazienza. Mi sarebbe servita una «mamma di sostegno», o almeno qualcuno che mi spiegasse come aiutarlo. Ero sola e un po’ sconfortata. Il papà, un po’ perché allergico alle attività scolastiche, un po’ per la preoccupazione di rivedere come in un piccolo specchio il riflesso di personali sofferenze tra i banchi, si teneva fuori. Non riuscivo a capire cosa gli impedisse di imparare a leggere e a scrivere come gli altri, cosa lo portasse ad avere un rapporto così faticoso con la scuola.

Il racconto è di Anna Di Lauro (2012), una mamma con un figlio con DSA. Vi siete mai trovati in questa situazione?

Sappiate che non siete i soli, perché sono molte le storie simili a queste che ascolto ogni giorno quando ho di fronte un genitore che elenca tutte le difficoltà che incontra con il proprio figlio, anche solo dall’iniziare a fargli eseguire i compiti a casa, sino ai problemi nell’apprendimento della lettura, scrittura o calcolo. Da qui nascono molti dubbi e domande, come, ad esempio: Perché accade questo?, Cosa ha mio figlio?, Come posso aiutarlo?

 

Così, ho scritto un libro per voi con tutti i miei consigli, si chiama “Nostro figlio è dislessico”, manuale di autoaiuto per genitori con figli con Dislessia e DSA, lo trovi QUI.

(tratto dall’anteprima pubblica del testo, qui)


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Come legge un bambino con Dislessia

Molto spesso quando si cerca di spiegare che cos’è un disturbo specifico di apprendimento (DSA) si parte dal dire come legge un bambino con dislessia. Che sia tu un genitore, insegnante o un operatore specializzato in DSA ti trovi molti spesso a dover far capire la fatica che mette un bambino con dislessia nel leggere correttamente un testo. E’ anche ovvio che un testo che viene letto male si comprende ancora peggio (a meno che non venga letto da un lettore vocale o da un compagno, genitore o insegnante).

Se vuoi far provare il modo (ovviamente simulato, mai identico e solo ai fini di un “mi metto nei panni di..”) di come legge e commette errori un bambino con dislessia a qualcuno, allora inizia a provare prima tu e poi invia e diffondi questo post per far capire l’immensa fatica che un bambino con dislessia prova nel leggere un brano scolastico.

Forse uno dei modi migliori per capire realmente la difficoltà di un bambino con dislessia nella lettura è provare a leggere come lui stesso legge a scuola. Ogni giorno di fronte i suoi compagni di classe e la sua insegnante.

Ecco il testo, leggi qui:

C’evra unnna bolxta un drinxipec
chid amuavva unsa qrinxipexsa
ma ellda non coryspondevya il suok amroere. Allorsa 
lud affrerontè daiverxse sdfide pecr
attirzare las stua attienxzionne. Unx fiorno sfèidò unex grago myutolto cxasttivo.

Leggere questo testo non è facile. Un soggetto abituato a leggere bene, si accorge di:

– Leggere LENTAMENTE

– Commettere ERRORI di lettura (in questo caso spesso ci si auto corregge), però se si legge più velocemente questi errori aumentano.

In entrambi i casi lo sforzo impiegato nella letture impedisce, o quantomeno, limita la comprensione.
Se fosse stato un brano più lungo e complicato come quelli scolastici, tutti noi avremmo avuto delle difficoltà riguardanti: la VELOCITA’, la CORRETTEZZA, la COMPRENSIONE.

E se leggessimo questo testo a voce alta di fronte a tanti altri che lo leggono bene?

Che emozioni avremmo provato: Vergogna? Rabbia? Voglia di non leggere più?
Chiedere ad altri di leggere?


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Un font modificabile per Dislessia – PickEditor

Un disturbo specifico dell’apprendimento, come la dislessia, non è uguale per tutti: ciascuno ha diverse necessità per la lettura. Per questo è stato realizzato PickEditor.

Come funziona

Semplicissimo per tutti. Basta andare nel sito pickeditor.com, e scrivere nella schermata principale il testo che si vuol far leggere al bambino con Dislessia.

Scegli le opzioni

FONT: puoi selezionare un carattere con le “grazie”, ovvero un carattere con delle definizioni migliori delle lettere che aiuta i bambini con dislessia a leggere riconoscendo meglio le lettere, opzione “TestMeSerif”. Buono per i soggetti con Dislessia a livello di abilità visive.

DOPPIE: scegli se differenziare le doppie. Opzione consigliata nei bambini della scuola primaria. Esempio:

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LETTERE: decidi la spaziatura tra le lettere, ideale per i soggetti con Dislessia fonologica.

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PAROLE: imposta la distanza tra le parole, eccellente per i soggetti con Dislessia lessicale.

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INTERLINEA: regola la distanza tra un rigo e l’altro, da usare in caso di bambini che spesso saltano il rigo quando leggono.

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Utilità

  • Nel preparare i compiti in classe per soggetti con DSA come strumento compensativo.
  • Per elaborare testi di studio da far leggere in autonomia a bambini con Dislessia
  • Personalizzare un modello di carattere per acquisire i contenuti presso scuole e doposcuola per DSA.

 

Dove trovarlo

Lo trovi in modo gratuito qui, nel sito pickeditor.com, puoi anche stampare l’elaborato o salvarlo su google drive.

Complimenti alla Società QRZ di Lucca (Piattaforma Editing), a Gloria Chiocci (User testing), ed a Luciano Perondi + Leonardo Romei (Font TestMe).

Aiutare mio figlio con DSA

Ti chiedi come capire ed aiutare tuo figlio con Dislessia e DSA?

Prova il Manuale di autoaiuto che ho scritto per i genitori “Nostro figlio è dislessico”, lo trovi QUI.


 

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Mappe storia scuola primaria

Se hai di bisogno di Mappe concettuali per la Storia a scuola primaria qui trovi degli utili schemi per insegnare, studiare, fare ricerche, prepararsi agli esami o per apprendere.


 

Sono delle mappe già sintetizzate a cura di Anna Carmelitano, Insegnante specializzato al sostegno didattico nella scuola primaria.

Tutte utili e funzionali per bambini con Dislessia e Disturbi Specifici di Apprendimento

SUMERI ASSIRI BABILONESI EGIZI INDO CRETESI
    periodizzazione civiltà dei fiumi e dei mari
    MICENEI
    LE GUERRE PUNICHE
    INDO
    I PLEBEI
    ETRUSCHI
    civilta’ cinese
    1a guerra persiana

SCARICA QUI


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7 buoni libri sulla Dislessia

Oggi vorrei consigliarvi alcuni libri sula Dislessia, per capirla ed affrontarla al meglio, suddivisi per ciò che può esservi più utile.

 

GRAMMATICA

Analisi grammaticale e logica al volo.

Strumenti per l’apprendimento intuitivo con il metodo analogico.

 

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Esiste un segreto per insegnare a svolgere «al volo» l’analisi grammaticale e logica, evitando mesi di spiegazioni spesso infruttuose: è quello di presentare subito all’alunno tutte le conoscenze necessarie provviste di agganci emozionali, come le due strisce illustrate allegate a questo volume. Di Camillo Bortolato.

 

 

POSSIBILITA’

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Cos’hanno in comune Leonardo da Vinci, Steven Spielberg, Albert Einstein e George Clooney?
La loro dislessia o, per meglio dire, la tenacia con la quale sono
riusciti a superare le difficoltà legate a questo disturbo dell’apprendimento, facendo emergere le loro potenzialità creative. Di Rossella Grenci

 

TESTI SCRITTI

Comprensione e produzione del testo per alunni con DSA.

Schede e attività didattiche per facilitare il passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria.

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Il volume è pensato per guidare l’alunno con Disturbi Specifici di Apprendimento verso il consolidamento di strategie per migliorare le abilità di comprensione e produzione di un testo scritto. Di Cristina Gaggioli

 

ESPERIENZE

Pensami al contrario.

Storie e testimonianze sui DSA.

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Pensami al contrario è una raccolta di testimonianze che ci parla di disturbi di apprendimento. I numerosi racconti si avvicendano trasportandoci in un mondo complesso e al contempo semplice. Storie che si assomigliano, da cui trarre insegnamento. A cura di Daniela Conti e Anna Paris

 

STRATEGIE EFFICACI

Nostro figlio è dislessico.

Manuale di autoaiuto per i genitori di bambini con DSA.

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Frutto di anni di pratica professionale diretta, il volume nasce con lo scopo di rendere i genitori:
• informati sui cambiamenti normativi in materia di DSA;
• in grado di riconoscere i fattori di rischio e i sintomi;
• consapevoli delle risposte che lo specialista deve fornire alla conclusione del percorso diagnostico;
• condividere con gli insegnanti il Piano Didattico Personalizzato;
• gestire la delicata attività dello studio a casa;
• prevenire gli effetti secondari del disturbo sul piano emotivo, motivazionale e relazionale. Di Gianluca Lo Presti

 

SCUOLA

Dislessia e altri DSA a scuola

Strategie efficaci per gli insegnanti

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Questo libro fornisce agli insegnanti un quadro esauriente delle caratteristiche peculiari dei vari disturbi, fornendo poi numerose indicazioni e suggerimenti per lavorare in modo efficace sia nei casi in cui è necessario un recupero mirato a specifiche difficoltà. Con i contributi dei maggiori esperti dei DSA.

 

TECNICI

Diagnosi dei disturbi specifici dell’apprendimento scolastico

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I cosiddetti «disturbi dell’apprendimento scolastico », che colpiscono principalmente le abilità di lettura, di scrittura e di calcolo, richiedono attenzione e interventi particolarmente accurati. Questo libro fornisce agli psicologi e agli insegnanti gli strumenti e i materiali specialistici indispensabili per stendere insieme una diagnosi direttamente «funzionale» al recupero degli apprendimenti, articolata su concetti chiari e comprensibili. Di Claudio Vio, Patrizio Tressoldi e Gianluca Lo Presti

 


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Una strategia utile per “Ogni volta che rimprovero mio figlio…”

Capita molto spesso che un genitore si trovi a richiamare in maniera anche molto forte il proprio figlio a causa dei compiti non fatti oppure che non voglia più studiare pur consapevoli della fatica anche causa della diagnosi di Dislessia o DSA.

Vediamo che cosa accade e che cosa possiamo fare.


 

Iniziamo questo post con il racconto di un genitore che ne rispecchia bene la situazione:

<< La vicenda è sempre la stessa. Lui deve fare i compiti. Inizio a prenderlo con le buone, cerco di dirgli che “faremo poco” o che “finiremo subito”. Dopo tante scuse, facciamo qualcosa, anche se alla fine fa poco, troppo poco, perché abbiamo perso tanto tempo senza arrivare neppure a metà dei compiti. Così iniziamo ad innervosirci, sia io che lui, sino a quando accade che lo rimprovero in modo molto forte.
La serata finisce che i compiti non sono stati completati ed io mi sento fortemente in colpa per averlo rimproverato. Questo sentimento di colpa è sempre lo stesso ogni volta che rimprovero mio figlio. >>

Nessuno vorrebbe faticare per far studiare il proprio bambino o bambina, ma se si tratta di uno studente con Dislessia, e manca un adeguato piano didattico da applicare anche a casa oppure un supporto di doposcuola, questa situazioni purtroppo sono quasi all’ordine del giorno.

Cosa fare quando rimprovero mio figlio

Quando il rimprovero è avvenuto, ormai non si può far nulla, ed il senso di colpa è dietro l’angolo. Quello che però si può fare è giocare d’anticipo per le prossime volte.

Anticipare il problema

La prima cosa da fare, quando si ha una diagnosi di DSA, è prevedere nel Piano Didattico Personalizzato una riduzione del lavoro per casa affinché si studi per un massimo di 1,5-2 ore a pomeriggio.
Quando iniziate a studiare fatelo con l’esercizio più veloce, cercando di complimentarvi con il ragazzino anche per le piccole cose: se per noi riuscire in compito semplice può sembrare scontato, per lui potrebbe essere stata una grande fatica.

Molto importante è che alle primissime avvisaglie di nervosismo da parte di entrambi dovreste fermarmi. Riflettete: con forti che cosa ottenete? E con richiami molto più pacati? Dopo che abbiamo urlato a nostro figlio, abbiamo risolto il problema o è servito solo a noi stessi ed il problema si andrà a manifestare successivamente?


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Quando i compiti per casa diventano impossibili

Quante volte vi è capitato di dover litigare con i vostri figli per convincerli a sedersi alla scrivania e fare i compiti? Quanti pomeriggi avete passato cercando in tutti i modi di far loro entrare in testa qualche pagina del libro di testo? Molto spesso lo spazio quotidiano dedicato ai compiti a casa si trasforma in una «battaglia», più che in un momento importante di crescita per genitori e figli. In questo manuale di sopravvivenza dedicato a mamma e papà, Gianluca Daffi suggerisce tattiche e strategie per organizzare in modo astuto ed efficace il momento dei compiti. Spiega perché è importante fare i compiti a casa, qual è il ruolo dell’insegnante e quale quello dei genitori, e come ottenere dei buoni risultati in breve tempo, seguendo alcune semplici regole e strategie organizzative che possono aiutare i bambini (e anche chi se ne prende cura) a vivere questo impegno pomeridiano con maggiore serenità e soddisfazione.

Per tutto questo esiste un libro, si chiama “Missione Compiti”.

Premessa
– Ma perché bisogna fare i compiti?
– Che cosa è importante sapere
– Prepariamoci a partire
– Facciamo i compiti
– Verifichiamo i compiti

Il libro è scritto da Gianluca Daffi, e lo trovi presso le Edizioni Erickson -> QUI

Guarda il video dell’autore

2 metodi per insegnare ai bambini tenere in mano la matita

Ciò che per noi è ormai naturale, per i bambini che stanno crescendo, non lo è. Tra le tante attività che vi sono da apprendere vi è anche quella di come tenere in mano la matita. Se ti sei mai chiesto come insegnare a tuo figlio o alunno il metodo giusto per tenere tra le dita la penna, allora questo articolo ti aiuterà con esempi e materiali.

Metodo 1: il fazzolettino accartocciato.

Prendete un fazzolettino e accartocciatelo, quindi sistematelo in mano al bambino e chiedetegli di reggerlo con l’anulare e il mignolo come nella foto in basso. In questo modo le tre dita libere saranno già nella posizione adatta ad impugnare una matita e il bambino troverà meno difficoltà a scrivere.scrivere-800x600

Metodo 1: accartocciate una fazzolettino tra le dita libere del bambino.

 

Metodo 2: impugnatura Grip

Style Grip è la nuova serie di impugnature ergonomiche, realizzate con varie forme per scegliere quella in cui meglio riesce il bambino.

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Metodo 2: Tutte le Grip, si inseriscono dentro la penna così da permettere da una guida alle dita del bambino.

Sono disponibili qui: www.logopedia.com/13-disgrafia

Tutti i nostri corsi On-line su Dislessia e Disturbi Specifici di Apprendimento, li trovi qui: https://gianlucalopresti.net/dsa-academy/

Ricordati che tutti i miei consigli li ho scritti nel manuale di autoaiuto per genitori di bambini con Dislessia e DSA “Nostro figlio è dislessico”, lo trovi QUI.


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Compiti per casa DSA: strategia cardinalità

Una delle modalità dispensative per DSA è il “ridotto carico di lavoro”, ovvero principalmente, meno compiti per casa.

Perché un DSA dovrebbe fare meno compiti per casa, ne parliamo qui (link). In breve fa meno compiti per casa sia perché faticando il doppio degli altri impiega il doppio del tempo e sia perché spesso effettua sedute di potenziamento delle abilità o esercizi di recupero a casa, oppure studia attraverso software attraverso cui impiega molto tempo per studiare.

Quando ci si mette d’accordo, tramite il PDP, su quanti compiti far fare per casa, una delle strategie che si possono usare è quella della “Cardinalità”, ecco come funziona.

Prima di tutto, in fase di stesura del PDP mettiamo una regola chiara, ovvero che i compiti per lo studente con DSA saranno quelli contrassegnati o indicati per tutti come “importantissimi”.

Dunque, lasciamo i compiti per casa in un ordine preciso di importanza, ad esempio lasciamo 10 esercizi di matematica, di cui i primi 5 “importantissimi”; oppure 5 esercizi di grammatica, di cui i primi 3 “importantissimi”.

Insomma, lasciamo a tutti gli stessi compiti ma sottolineando che (ad esempio) i primi 4, 7 o 9 esercizi sono quelli “importanti”.

Cosa otteniamo con ciò?
a ) Niente compiti differenziati con il resto dei compagni;
b ) Che uno studente con DSA, se vuole (a causa di una condizione di DSA lieve, buona compensa; alta motivazione, etc), può anche fare un numero maggiore di esercizi di quelli prestabiliti;
c) Se presenti due o più soggetti con un PDP in classe (DSA o altri BES) allora l’insegnante con un unico metodo potrà assegnare i compiti per tutti.

Facciamo un altro esempio, vi lascio adesso un compito, ovvero quello di suggerire o di inviare questo post a 5 vostri amici o colleghi, di cui però quelli importanti siano almeno 3, ovvero coloro con i quali sia “importantissimo”, condividere o far conoscere questa strategia.

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Perché un DSA deve fare meno compiti per casa?

Come previsto dal DM 5669 del 12 luglio 2011 (pag. 7), ovvero nelle linee guida per DSA a scuola (le trovi qui), abbiamo per gli studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento una riduzione legale del carico di lavoro. Questo sia a scuola che a casa.
In questo articolo vedremo perché un alunno con DSA ha una forte necessità di avere una riduzione dei compiti per casa.
Lo studente con DSA fa meno compiti per casa sia perché faticando il doppio degli altri impiega il doppio del tempo e sia perché spesso effettua sedute di potenziamento delle abilità o esercizi di recupero a casa, oppure studia attraverso software attraverso cui impiega molto tempo per studiare.

Vediamo di entrare più nel dettaglio:

Ecco perchè vi sono meno compiti per casa per gli studenti con Dislessia e DSA.

Come abbiamo già visto c’è questa stanchezza ed anche altro lavoro da fare, e dunque la normativa parla chiaro: meno compiti per casa per gli studenti con Dislessia e DSA. Ma c’è anche un altro motivo, forse il più importante, si chiama “valorizzare l’apprendimento”.
Visto che siamo di fronte ad un Disturbo Specifico dell’-Apprendimento- (sottolineo “apprendimento”), abbiamo difficoltà ad apprendere i concetti scolastici tramite vie specifiche (come la lettura, l’ortografia, etc). Ciò significa che servono altre vie. Molte di queste strategie le ho descritte nel libro “Nostro figlio è dislessico”, manuale di autoaiuto per genitori con figli con dislessia e DSA (lo trovi qui).
Una di queste è, ad esempio, l’uso delle mappe concettuali (qui ho messo un tutorial per l’uso dei software gratuiti per le mappe).
Ad esempio, per strutturare in modo efficace una mappa concettuale devo:
1-Leggere il contenuto del testo al bambino per una o due volte
2-Chiedere un breve riassunto orale di ciò che si è ascoltato
3-Realizzare una mappa concettuale insieme al bambino
4- Leggere ancora una volta il testo mentre il bambino segue la lettura sulla mappa concettuale 
5-Ripetizione da parte del bambino del testo studiato tramite mappa concettuale
E poi? E poi vi sono le ripetizioni su ripetizioni, la mancata memorizzazione, la ricerca continua, giornaliera e spesso sfiancante di strategie alternative per imparare.
E ciò perché? Perché appunto vi sono difficoltà nell’apprendimento, dunque serve molto più tempo, serve più fatica, serve trovare strategie su strategie, ovvero, serve, soprattutto, valorizzare ciò che il soggetto sta apprendendo, dunque l’accumulo di compiti su compiti, non serve a nulla.

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Tavole nel Quaderno: Pitagorica e 4 Caratteri

Ecco uno strumento compensativo per i Disturbi Specifici di Apprendimento a scuola primaria.

Si tratta di due tavole.
La tavola pitagorica per la Discalculia, da ritagliare ed inserire in alto, creando una linguetta da incollare sul quaderno.
E poi la Tavola dei 4 caratteri, importantissima per distinguere le lettere. Anche qui si crea una linguetta da incollare sul quaderno.

Con questo sistema si potrà lavorare sui compiti avendo sempre in evidenza le due tavole senza perdere tempo nel cercarle.

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E su twitter: https://twitter.com/GianLoPresti 

Come evitare di scambiare una difficoltà di apprendimento per un DSA

Salve a tutti, oggi vorrei discutere con voi dell’argomento:

“Diagnosi di DSA: sono tutti DSA oppure vi sono casi di “difficoltà” che però vengono diagnosticati come DSA?”

I DSA esistono, che sia chiaro, ma “quanto” una scuola poco efficace nella didattica (o negli stili relazionali) contribuisce a fare aumentare difficoltà anche ad alunni che non hanno un DSA, e che poi operatori poco esperti (aggiungo io) scambiano come DSA?

Stavolta facciamo il contrario. Parliamo di quali sono i rischi in cui si incorre quando un bambino con semplici difficoltà di apprendimento viene scambiato per un DSA, e come fare per evitarlo.

Da quando l’8 ottobre 2010 è stata approvata la Leg 170 sono stati garantiti a tutti i bambini con Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) il successo scolastico (Art 2, comma 1, punto b).

Insomma, quelli che prima erano considerati come bambini svogliati o con scarse abilità oggi possono essere segnalati come casi sospetti di DSA: ma sarà sempre e solo dopo una valutazione specialistica che potremo conoscere la diagnosi precisa.

Quello che oggi dunque avviene è che la scuola segnala gli studenti con difficoltà evidenti nell’apprendimento: di tutti questi casi individuati è molto probabile che alcuni poi siano diagnosticati come DSA, ovvero con un disturbo a carattere neurobiologico e che necessitano di una didattica personalizzata, uso di strumenti dispensativi/compensativi e attività di potenziamento (DM 5669/11, MIUR).

Tra i casi segnalati però, vi potranno anche essere i bambini con difficoltà di apprendimento, dunque senza nessun disturbo neurobiologico, ai quali ciò che serve è una migliore didattica, un metodo di studio più efficace, o con previ cicli di aiuto pomeridiano, infatti sono proprio coloro ai quali basta poco per ottenere notevoli miglioramenti che spesso rientrano nella “difficoltà” di apprendimento, piuttosto che di un “disturbo”.

E se dunque anche bambini con difficoltà di apprendimento venissero invece diagnosticati come DSA? Cosa cosa potrebbe succedere e come evitare che ciò accada?

Facciamo un esempio: se un bambino è Dislessico, quindi che la sua caratteristica neurobiologica gli rende difficoltoso apprendere dei concetti attraverso lo strumento della lettura, scrittura o calcolo, quello che posso fare, ad esempio, è di non farlo leggere come primo lettore (dispensazione) e di aiutarlo leggendo io il brano o tramite sintesi vocale (compensazione). Se invece un bambino ha una semplice difficoltà di apprendimento ma lo scambio per Dislessico e lo dispenso dalla lettura, accade che gli precludiamo un apprendimento in cui invece potrebbe riuscire autonomamente. La stessa situazione potrebbe accadere negli errori ortografici (disortografia), qualità della scrittura (disgrafia) ed errori ed abilità di calcolo (discalculia).

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Per evitare che ciò accada

In Italia abbiamo delle linee guida per effettuare le diagnosi di DSA molto precise e dettagliate: CC, PARC e ISS CC (ecco i migliori testi per la diagnosi di DSA, qui)

Questi documenti indicano in modo preciso che servono alcuni criteri specifici per la diagnosi di DSA.

Nel dettaglio ne servono n°”X” di criteri di inclusione e n°”X” per quelli di esclusione. Se questi sono presenti allora ne serviranno altri n°”X” per la dislessia, n°”X” per disortgrafia, n°”X” per la disgrafia e n°”X” per discalculia (criteri tutti suddivisi e riportati nel testo “Diagnosi dei Disturbi Evolutivi” di Vio e Lo Presti, qui).

Insomma, i documenti ufficiali riportano di conseguenza che la diagnosi di DSA sia qualcosa di più di un elenco di prove e punteggi. Ma è fatta di un’anali accurata del caso in esame, al fine di individuare nel dettaglio non solo se è DSA o meno, ma anche che tipo di DSA e come esso funziona (diagnosi funzionale).

Accertarsi dunque con precisione se si tratta di DSA o meno è indispensabile per l’aiuto pertinente. Infatti se la diagnosi non è ben definita, rischiamo la mancata identificazione del problema, come quando troviamo nelle diagnosi la semplice sigla “trattasi di DSA Dislessia, etc.”, mentre in realtà ci interessa sapere di che tipo di Dislessia stiamo parlando, esempio se fonologica o lessicale. Da qui cambia tutto per l’aiuto per quel preciso soggetto.

Una diagnosi generica è spesso una delle causa di un aiuto inadeguato. Pertanto nello scambiare un bambino con difficoltà di studio per DSA , corriamo il rischio sia di non ottenere miglioramenti e sia di avere possibili ricadute sul piano sia emotivo e che motivazionale.

Per concludere qui questa parte possiamo soprattutto che servirebbe dedicare molto più tempo a parlare con le famiglie e molto meno tempo a somministrate test. Ma di questo preciso argomento ne parleremo nei prossimi giorni sempre qui nel nostro sito.